✕

Moser: “Si beve meno. Qualità e spumanti la strada per resistere”

Francesco Moser 

Ascolta l'audio

Intervista al campione del mondo di ciclismo nel 1977 e vincitore al Giro d’Italia del 1984, produttore di vini nell’azienda di famiglia, nel Trentino
2 minuti di lettura

Francesco Moser non è uno dei tanti personaggi famosi che a un certo punto della loro vita hanno deciso di dedicarsi alla viticultura. «Noi il vino l’abbiamo sempre fatto, anche quando c’era mio padre», racconta, in una pausa del lavoro nell’azienda di famiglia, in Trentino. Una tradizione che continua: adesso della produzione si occupa soprattutto il figlio Carlo, con il cugino Matteo: «Io mi sono sempre occupato della campagna», spiega il campione di ciclismo, celebrato per il numero di vittorie (273) che nessuno in Italia ha mai superato, al terzo posto nel mondo.

Anche voi state risentendo dell’impatto dei dazi?

«Noi esportiamo in America molto poco, abbiamo solo un importatore a New York e uno dall’altra parte, a Los Angeles. È un mercato particolare, loro vogliono…

Francesco Moser non è uno dei tanti personaggi famosi che a un certo punto della loro vita hanno deciso di dedicarsi alla viticultura. «Noi il vino l’abbiamo sempre fatto, anche quando c’era mio padre», racconta, in una pausa del lavoro nell’azienda di famiglia, in Trentino. Una tradizione che continua: adesso della produzione si occupa soprattutto il figlio Carlo, con il cugino Matteo: «Io mi sono sempre occupato della campagna», spiega il campione di ciclismo, celebrato per il numero di vittorie (273) che nessuno in Italia ha mai superato, al terzo posto nel mondo.

Anche voi state risentendo dell’impatto dei dazi?

«Noi esportiamo in America molto poco, abbiamo solo un importatore a New York e uno dall’altra parte, a Los Angeles. È un mercato particolare, loro vogliono vini economici oppure grandi vini, e noi qui in Trentino non abbiamo il Barolo, o l’Amarone o il Rosso di Montalcino. Vendiamo un po’ in Germania, in Belgio, e soprattutto in Italia».

Anche in Italia negli ultimi anni sono calati i consumi.

«In effetti una volta di vino ne veniva bevuto molto di più. E i produttori guardavano più alla quantità che alla qualità, mentre adesso se si vuole rimanere nel mercato bisogna produrre vini di un certo tipo. Negli anni ‘50, 60, il vino non si imbottigliava tanto quanto adesso, piuttosto si vendeva all’ingrosso. Poi sono nate le cantine sociali, davamo l’uva alla cantina. Solo nel ‘76-77 abbiamo cominciato a imbottigliare, e poi a ingrandire la produzione. Cerchiamo di fare il meglio che possiamo: da alcuni anni abbiamo aumentato la produzione di spumante, mentre per i vini rossi c’è un po’ di crisi».

Come mai si beve di meno? Sono cambiate le abitudini, in particolare dei giovani?

«Molta gente ha paura di bere per via delle nuove norme stradali. Una volta quasi tutti al ristorante bevevano una bottiglia di vino, adesso è più difficile, c’è più attenzione alla prevenzione degli incidenti. Per i giovani, forse la questione è anche che ora ci sono molte altre bevande che prima non erano così diffuse, come la birra».

Si parla di riduzione della produzione, per evitare il crollo dei prezzi. Che ne pensa?

«Quest’anno l’annata è stata buona, il tempo ha aiutato. Abbiamo già vendemmiato gran parte della base spumante. In effetti in Italia si fa molto vino, dalla Sicilia alle Alpi, ci sono vigneti dappertutto, lo so bene perché io, in bicicletta, l’ho girata in lungo e in largo, e anche adesso vado al seguito delle corse, nelle campagne. Anche se sono cambiati molto i sistemi: una volta si producevano 200 quintali di uva per ettaro, adesso si arriva al massimo a 100, 150, perché si fa molta più attenzione alla qualità».

Proprio per superare la disaffezione verso l’alcol in Italia s’è avviata la produzione di vino dealcolato. Può conciliare le nostre tradizioni con le nuove abitudini?

«L’ho assaggiato, non è che impazzisco...Noi non lo facciamo, va trattato chimicamente, non è una procedura facile. Bisogna adattarsi alle nuove abitudini, ma non so se la produzione di vino dealcolato andrà davvero avanti nel nostro Paese».

Leggi i commenti