La manovra in Parlamento. FI e Lega contro l’aumento della tassa per gli affitti brevi: “Ora lo stop"
di Giuseppe ColomboROMA - La manovra sbarca in Parlamento. Ma lungo la strada verso il Senato, dove il testo è arrivato ieri sera dopo il via libera del Colle, la ceralacca della bollinatura della Ragioneria è stata messa alla prova dalle pressioni di Forza Italia e Lega.
I due partiti di maggioranza parlano già di correzioni. Come sull’aumento della tassa per gli affitti brevi, che Palazzo Chigi e il Tesoro difendono. E che invece Matteo Salvini e Antonio Tajani vogliono cancellare durante il passaggio alle Camere. Sembra invece digerito il punto di caduta sul contributo a carico delle banche, con FI che sottolinea il carattere temporaneo dell’intervento (3 anni) e i leghisti che non starebbero più smaniando per alzare la dote in Parlamento, anche se l’ipotesi non è stata del tutto accantonata.
ROMA - La manovra sbarca in Parlamento. Ma lungo la strada verso il Senato, dove il testo è arrivato ieri sera dopo il via libera del Colle, la ceralacca della bollinatura della Ragioneria è stata messa alla prova dalle pressioni di Forza Italia e Lega.
I due partiti di maggioranza parlano già di correzioni. Come sull’aumento della tassa per gli affitti brevi, che Palazzo Chigi e il Tesoro difendono. E che invece Matteo Salvini e Antonio Tajani vogliono cancellare durante il passaggio alle Camere. Sembra invece digerito il punto di caduta sul contributo a carico delle banche, con FI che sottolinea il carattere temporaneo dell’intervento (3 anni) e i leghisti che non starebbero più smaniando per alzare la dote in Parlamento, anche se l’ipotesi non è stata del tutto accantonata.
Uno scenario che anche l’Abi prova ad allontanare. "Seguirò con grande attenzione il dibattito parlamentare di cui sono molto rispettoso”, dice il presidente dell’associazione, Antonio Patuelli, chiedendo “maggior rispetto” per gli istituti di credito che - aggiunge - “devono fare il loro lavoro in un clima di serenità”.
A scaldare il clima dentro il governo è invece lo scontro sull’incremento della cedolare secca. È la cartina di tornasole dell’avvio del secondo tempo della legge di bilancio. Neppure la modifica allo schema iniziale placa i malumori dei forzisti. Anzi l’irritazione aumenta quando al Mef matura la decisione definitiva di portare la tassa dal 21% al 26% per chi affida il primo alloggio disponibile a intermediari immobiliari o a portali telematici come Airbnb, Booking e Vrbo.
Per tutti gli altri resta la tassazione ridotta al 21%. Ma come spiega la relazione tecnica della Finanziaria, solo il 10% degli immobili assoggettati alla cedolare resterà fuori dalle piattaforme, beneficiando quindi dello sconto fiscale. Le tasse aumenteranno invece per il restante 90%.
Ecco perché quando le agenzie rilanciano la nuova formulazione, il portavoce di FI, Raffaele Nevi, evoca lo stralcio. "Siamo contrari, presenteremo emendamenti” per cancellare la misura, dice nel Transatlantico della Camera negli stessi minuti in cui il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è impegnato in aula a spiegare le ragioni della stretta. L’aumento degli affitti brevi, soprattutto a fini turistici - sottolinea - è stato “uno degli elementi che in questi ultimi anni hanno contribuito ad accrescere la difficoltà a trovare alloggi, soprattutto nelle grandi città”. A essere penalizzati sono gli affitti lunghi e quindi le famiglie.
Si arriva così all’aumento della cedolare che è condiviso anche dalla presidenza del Consiglio. Ma non dal Carroccio. Per questo Salvini affaccia la via parlamentare quando afferma che "l’incremento non ci sarà”.
Le trattative nella maggioranza per sabotare la misura sono già partite. Gli azzurri vogliono la tassa ridotta al 21% per tutti, ma sanno che se il sì della Lega è alla portata, lo stesso non si può dire per il via libera di Fratelli d’Italia. Il partito della premier è più cauto. Il responsabile per il turismo, Gianluca Caramanna, sparge fiducia: “Una soluzione - dice - si troverà”.
La mediazione potrebbe passare da un’aliquota al 23%, ma se gli alleati dovessero rifiutare l’offerta allora i Fratelli potrebbero convergere sulla cancellazione della norma. D’altronde Palazzo Chigi non si impunterebbe: al rischio di bloccare la manovra in Parlamento - spiegano fonti di governo - si preferirebbe di gran lunga l’abolizione della norma. Ma per il momento le ragioni dell’intervento sono ribadite e difese.
La contrarietà di FI e Lega non si esaurisce negli affitti brevi. Il responsabile economico degli azzurri, Maurizio Casasco, sta già preparando un emendamento per chiedere lo stop alla tassazione extra che si appresta a colpire i dividendi alle holding che hanno piccole partecipazioni in grandi società. Ma bisognerà trovare coperture alternative.
Lo stesso dovrà fare la Lega per portare a casa quella che Salvini ha definito "la priorità" nelle interlocuzioni delle ultime ore con i suoi. Parola d’ordine: sicurezza. La richiesta: meno tasse su premi e straordinari degli agenti in strada e più assunzioni.
Ma servono risorse. Al Senato si parla già di “tesoretto”. FI e Lega puntano a 100 milioni per sciogliere almeno un po’ la ceralacca della bollinatura. L’obiettivo è riaprire il testo per portare a casa qualche risultato in più. Ecco il secondo tempo della manovra.