Manovra, Orsini frena: “Dai dividendi alle Pmi, tre punti da cambiare”
dalla nostra inviata Rosaria Amato , Cenzio Di ZanniSIRACUSA e ROMA – «Tre punti fondamentali su cui dobbiamo lavorare»: il presidente di Confindustria Emanuele Orsini precisa alcune delle critiche alla manovra dal forum degli industriali di Siracusa, pur ribadendo che il giudizio resta positivo: «Il clima non cambia, si è tenuto conto dell’industria». Sempre più tesa, invece, l’atmosfera all’interno della maggioranza. Davanti alla platea dell’Ania, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il vicepremier azzurro Antonio Tajani torna ad attaccare il collega leghista Matteo Salvini sul contributo da 4,1 miliardi che la manovra 2026 chiede a istituti di credito e assicurazioni, 10 miliardi nel triennio. Non sono né i «peggiori nemici a cui estorcere soldi» né «mucche da mungere».
«Nemme…
SIRACUSA e ROMA – «Tre punti fondamentali su cui dobbiamo lavorare»: il presidente di Confindustria Emanuele Orsini precisa alcune delle critiche alla manovra dal forum degli industriali di Siracusa, pur ribadendo che il giudizio resta positivo: «Il clima non cambia, si è tenuto conto dell’industria». Sempre più tesa, invece, l’atmosfera all’interno della maggioranza. Davanti alla platea dell’Ania, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il vicepremier azzurro Antonio Tajani torna ad attaccare il collega leghista Matteo Salvini sul contributo da 4,1 miliardi che la manovra 2026 chiede a istituti di credito e assicurazioni, 10 miliardi nel triennio. Non sono né i «peggiori nemici a cui estorcere soldi» né «mucche da mungere».
«Nemmeno i cittadini sono mucche da mungere», dirà in radio il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti. Giancarlo Giorgetti, titolare dell’Economia, per il momento non sembra preoccuparsi troppo delle critiche. A margine di un appuntamento elettorale a Padova rivendica la scelta di una manovra light, da soli 18 miliardi, e osserva che «tutte le volte che c’è la presentazione della legge di bilancio c’è qualcuno che è contento e qualcuno che è scontento». Quindi “confessa” di essere «scappato da Roma: c’erano i ministri che mi inseguivano perché ho tagliato la spesa pubblica». Ma la gente, assicura, «vuole che si tagli».
Il contributo chiesto a banche e assicurazioni sembra essere lo scoglio principale su cui si è incagliata la manovra. Ai big dell’Ania riuniti a palazzo Taverna a Roma, Tajani promette battaglia in parlamento. La missione del leader di Forza Italia è una: rassicurare mercati e operatori. Per questo si impegna a correggere il tiro tra camera e senato con un «dialogo costruttivo». Poi, senza mai citarlo, avverte Salvini: «Quando ci sono scelte populiste, in genere il popolo non ne trae giovamento». Per il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, il contributo della categoria ci sarà («non festeggiamo, ma non ci tiriamo indietro», ribadisce). La condizione, però, è che «la richiesta sia proporzionata, equa e ragionevole». Tajani condivide e cita Orazio: «Est modus in rebus».
Nelle acque agitate della maggioranza arriva anche l’attacco di un altro alleato, Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: «Nel vertice che abbiamo fatto lui ha condiviso ogni provvedimento». «È un po’ Pinocchio ma lo perdono», risponde Tajani.
Anche gli industriali, con toni più pacati, sono decisi a dare battaglia. Preoccupa quella che Confindustria definisce la «doppia tassazione» sui dividendi. La restrizione delle regole sulla compensazione dei crediti d’imposta, che penalizza chi non ha utili, magari perché ha appena fatto investimenti. E la mancanza di una proroga delle attuali regole sul fondo di garanzia per le Pmi. Più in generale, Orsini torna a sollecitare «un piano industriale», che abbia «una visione almeno a tre anni» e «la crescita come bussola». Sembrano dargli ragione i dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che ribadisce come nel terzo trimestre di quest’anno la congiuntura si presenti debole, quasi stagnante. Frenano l’export e i consumi, l’industria arretra, l’incertezza rimane elevata. Le misure della manovra, definite dalla platea degli osservatori a impatto zero sulla crescita, difficilmente aiuteranno a risollevare l’economia.
Tra gli scontenti c’è anche la Cgil. Che oggi scende in piazza con il segretario Maurizio Landini per chiedere l’aumento di salari e pensioni, più investimenti nella sanità e nella scuola, una vera riforma fiscale, e per dire no a precarietà e riarmo.