Riserve d’oro in mano allo Stato, la Bce è pronta a opporsi alla norma
di Filippo SantelliLa presidente della Bce Christine Lagarde
ROMA – Il passo avanti è ancora formale: dopo essere entrato tra i segnalati, l’emendamento alla manovra targato Fratelli d’Italia che mira a rendere vendibili le riserve in oro della Banca d’Italia passa anche il filtro dell’ammissibilità. Ma è un passo avanti su una strada scivolosa. Che rischia di mettere la maggioranza e il governo in rotta di collisione con Bruxelles e prima ancora con la Bce, che in passato ha giudicato proposte simili contrarie ai trattati comunitari.
Le opzioni della Bce
Ieri la Banca centrale europea ha detto di non avere commenti e di non essere stata consultata dalle autorità italiane. Dovrebbe esserlo? La lettera dei trattati lo prescrive per tutte le proposte di legge che riguardano le prerogative delle autorità monetarie, tra c…
ROMA – Il passo avanti è ancora formale: dopo essere entrato tra i segnalati, l’emendamento alla manovra targato Fratelli d’Italia che mira a rendere vendibili le riserve in oro della Banca d’Italia passa anche il filtro dell’ammissibilità. Ma è un passo avanti su una strada scivolosa. Che rischia di mettere la maggioranza e il governo in rotta di collisione con Bruxelles e prima ancora con la Bce, che in passato ha giudicato proposte simili contrarie ai trattati comunitari.
Le opzioni della Bce
Ieri la Banca centrale europea ha detto di non avere commenti e di non essere stata consultata dalle autorità italiane. Dovrebbe esserlo? La lettera dei trattati lo prescrive per tutte le proposte di legge che riguardano le prerogative delle autorità monetarie, tra cui rientra la gestione delle riserve dei Paesi membri. Non è chiaro però a che punto del processo legislativo ciò dovrebbe avvenire, e in passato non tutti i Paesi hanno rispettato l’obbligo.
Se dall’Italia continuassero a non arrivare richieste, il primo passo per la Bce sarebbe valutare se la norma tocca le sue materie. In caso affermativo sarebbe di fronte a un bivio. Notificare all’Italia il mancato rispetto dell’obbligo di consultazione, in violazione dei trattati. Oppure — come in passato — esprimere in autonomia un parere, con la legge in bozza o già approvata.
Il precedente targato Draghi
Nel merito, è difficile che l’opinione si discosti da quanto scritto nel 2019, con firma dell’allora presidente Mario Draghi, su una simile proposta della maggioranza giallo-verde: i trattati stabiliscono che le banche centrali «detengono e gestiscono» le riserve degli Stati, e ne sanciscono l’indipendenza. Significa che i Paesi non possono disporre di quei lingotti per esigenze del bilancio pubblico. Anche se questo emendamento si limita a precisare che «appartengono allo Stato, nel nome del popolo italiano», cosa in ultima istanza già vera visto che la Banca d’Italia è un ente di diritto pubblico, l’obiettivo è proprio renderli utilizzabili. Il parere della Bce non sarebbe vincolante, ma avrebbe un enorme peso. Toccherebbe poi alla Commissione contestare all’Italia l’eventuale violazione del diritto Ue.
Il messaggio politico
Per ora a Francoforte non è stata fatta alcuna valutazione, né tanto meno avviata alcuna procedura, ma il dossier viene seguito. Logica dice che, prima di muoversi, si aspetterà per capire fino a che punto maggioranza e governo porteranno avanti una forzatura che molti, compresi ambienti di Fratelli d’Italia, descrivono come un messaggio politico, dopo le critiche espresse dalla Banca d’Italia alla legge di Bilancio. Visti i precedenti, resta l’ipotesi che a un certo punto venga fatta cadere, magari su input di Palazzo Chigi, scongiurando il rischio di scontro istituzionale. Intanto però l’emendamento avanza.