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Il mondo della ceramica bussa a Bruxelles: “Senza interventi urgenti chiudono gli impianti”

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Confindustria e imprese puntano il dito contro le politiche climatiche dell’Ue e l’esplosione dei costi dell’Ets, il sistema europeo di contenimento delle emissioni
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ROMA – Un sistema che dà lavoro a 26mila addetti, per un indotto di circa 40mila persone, e che per il made in Italy è una vetrina e un’eccellenza, è a rischio crisi. I vertici di Confindustria Ceramica e i rappresentanti delle imprese principali del settore, chiedono a Bruxelles di intervenire, correggere il tiro, altrimenti ci sarà la fuga della manifattura nei Paesi extra Ue. A finire nel mirino sono le politiche climatiche dell’Ue e l’esplosione dei costi Ets, il sistema europeo per ridurre le emissioni di gas serra. L’attuale configurazione “sta rapidamente erodendo competitività, capacità di investimento e prospettive occupazionali dell’intero comparto”, circa 250 imprese e oltre 6,3 miliardi di euro di export, e “senza una revisione immediata di norme, scadenze e strumenti europei, il rischio è la chiusura progressiva degli impianti europei e lo spostamento della produzione in Paesi extra-Ue, privi di standard ambientali e sociali comparabili”.

ROMA – Un sistema che dà lavoro a 26mila addetti, per un indotto di circa 40mila persone, e che per il made in Italy è una vetrina e un’eccellenza, è a rischio crisi. I vertici di Confindustria Ceramica e i rappresentanti delle imprese principali del settore, chiedono a Bruxelles di intervenire, correggere il tiro, altrimenti ci sarà la fuga della manifattura nei Paesi extra Ue. A finire nel mirino sono le politiche climatiche dell’Ue e l’esplosione dei costi Ets, il sistema europeo per ridurre le emissioni di gas serra. L’attuale configurazione “sta rapidamente erodendo competitività, capacità di investimento e prospettive occupazionali dell’intero comparto”, circa 250 imprese e oltre 6,3 miliardi di euro di export, e “senza una revisione immediata di norme, scadenze e strumenti europei, il rischio è la chiusura progressiva degli impianti europei e lo spostamento della produzione in Paesi extra-Ue, privi di standard ambientali e sociali comparabili”.

Il mondo della ceramica, che tra 2 e 3 dicembre ha incontrato i decisori comunitari a Bruxelles per sollecitare l’Ue, sottolinea gli sforzi già messi in campo dal settore e chiede più flessibilità. E non è un caso che prenda ad esempio l’automotive. I produttori di auto in questi mesi hanno segnalato come i target Ue, senza un compromesso con le esigenze industriali, rischiano di abbattere la competitività degli europei. “Senza interventi rapidi e incisivi, il settore ceramico italiano vivrà una crisi analoga, se non peggiore, a quella dell’automotive – ha dichiarato Graziano Verdi, presidente della federazione europea Cet – in assenza di misure correttive, la concorrenza di Paesi extra-UE privi di qualunque vincolo ambientale diventerà insostenibile. Non chiediamo privilegi, ma regole eque e di buon senso”.

“Il nostro settore – ha spiegato Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica – è leader mondiale anche nell’efficienza e nel contenimento delle emissioni grazie a investimenti per 4,3 miliardi di euro nell’ultimo decennio. Ma oggi siamo di fronte a un punto di rottura: l’assenza di alternative tecnologiche realistiche e la dinamica incontrollata dei costi Ets rischiano di cancellare in pochissimo tempo ciò che abbiamo costruito. Il sistema Ets è diventato di fatto una Carbon Tax che soffoca la nostra capacità di investire: in un solo anno, gli investimenti del settore si sono ridotti del 20%, un calo di 80 milioni di euro che equivale ai costi Ets pagati dalle nostre imprese, mettendo a repentaglio competitività e posti di lavoro. Senza correttivi immediati l’Europa finirà per premiare chi inquina fuori dai suoi confini e penalizzare chi, come noi, investe davvero nell’ambiente.”

La posizione di Confindustria

La delegazione, accompagnata dal Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale e da Aurelio Regina di Confindustria, incontra Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, e rappresentanti di primo piano delle istituzioni Ue. Gli incontri si svolgono contestualmente alla Plenaria annuale dell’European Policy Ceramic Forum (Epcf), un raggruppamento che riunisce europarlamentari di diversi Paesi particolarmente sensibili alle criticità dell’industria ceramica europea.

“Siamo al fianco delle nostre imprese per invertire la rotta delle folli politiche europee per la decarbonizzazione – dichiara Aurelio Regina, Delegato di Confindustria per l’Energia – che rischiano di deindustrializzare il continente. L’Unione europea, che contribuisce per il 6% del totale delle emissioni globali, ha imposto un costo della Co2 fino a sei volte più elevato di tutte le aree del mondo dove la Co2 è prezzata, considerando sempre che solo il 25% delle aree del pianeta hanno un sistema di pricing delle emissioni climalteranti. L’industria europea è responsabile dell’1,5% delle emissioni: se anche le eliminassimo tutte domani, l’effetto sarebbe impercettibile sul piano climatico, ma l’impatto sarebbe devastante per la nostra tenuta economico-sociale e il nostro sistema di welfare. Rispetto a venti anni fa, quando è stato introdotto il meccanismo Ets, il prezzo del gas è più che raddoppiato; pertanto, imporre anche una tassa ulteriore sulla Co2 oggi significa solo svantaggiare le produzioni europee e incrementare i costi dell’energia. Oggi il prezzo del gas contiene già un segnale di mercato in grado di spingere gli investimenti nella direzione della decarbonizzazione. Serve senso di responsabilità e pragmatismo da parte delle Istituzioni europee, che devono immediatamente sospendere il sistema Ets fino ad almeno il 2030, rivedendone profondamente le modalità di funzionamento, attraverso l’esclusione della produzione termoelettrica e l’inserimento di strumenti in grado di ridimensionare i costi della Co2”.

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