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Beni durevoli, si spende di più e si acquista meno: l’illusione dell’inflazione sui consumi

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Il 32esimo Osservatorio Findomestic realizzato con Prometeia analizza il mercato che sembra su livelli più alti del periodo pre-Covid ma solo per l’aumento dei prezzi
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ROMA – Se il mercato dei beni durevoli a una prima occhiata sembra godere di ottima salute, con una spesa superiore ai livelli pre-pandemici, non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. Il 32esimo Osservatorio Findomestic realizzato con Prometeia mostra come gli acquisti siano diminuiti nonostante una maggiore spesa a causa dell’aumento dei prezzi. A “gonfiare i consumi” è l’inflazione, cresciuta dal 2019 del 20%. E se rispetto al pre-Covid i consumi siano al +11,4%, in realtà “al netto dell’inflazione, cioè guardando i volumi, i consumi durevoli sono in realtà il 6,8% sotto i livelli ante 2019”, spiega Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio.

I settori che frenano

Tra i settori più colpiti, l’auto. Tengono quelle usate, va male la ve…

ROMA – Se il mercato dei beni durevoli a una prima occhiata sembra godere di ottima salute, con una spesa superiore ai livelli pre-pandemici, non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. Il 32esimo Osservatorio Findomestic realizzato con Prometeia mostra come gli acquisti siano diminuiti nonostante una maggiore spesa a causa dell’aumento dei prezzi. A “gonfiare i consumi” è l’inflazione, cresciuta dal 2019 del 20%. E se rispetto al pre-Covid i consumi siano al +11,4%, in realtà “al netto dell’inflazione, cioè guardando i volumi, i consumi durevoli sono in realtà il 6,8% sotto i livelli ante 2019”, spiega Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio.

I settori che frenano

Tra i settori più colpiti, l’auto. Tengono quelle usate, va male la vendita di quelle nuove. La frenata è netta, -9% a valore, con la spesa delle famiglie che scende a 16,5 miliardi. Le immatricolazioni calano (-9,9%), i prezzi restano stabili (+0,8%) dopo anni di forte crescita e il mix si sposta su fasce e tecnologie più costose. Male anche le moto, -7,7% a volume e -7% a valore. Un altro settore in sofferenza è quello della casa. Mobili e tecnologia restano impantanati in una stagnazione che dura dal 2023, dopo gli exploit del triennio post-pandemico. E non bastano, come d’altronde per l’auto – rileva il rapporto annuale – “gli incentivi a singhiozzo per stimolare le famiglie, alle prese con un potere d’acquisto ridotto rispetto a qualche anno fa e con un contesto di persistente incertezza”.

Cresce il credito

"Quest’anno i beni durevoli soffrono più degli altri comparti. Mentre servizi, alimentari e altri beni crescono – sottolinea Bardazzi – il nostro perimetro torna negativo dopo due anni di espansione, quella del 2023, trainata più dall’inflazione che dai volumi reali. Chiuderemo il 2025 con un -2,4% a valore, che si traduce in una reale riduzione della spesa delle famiglie”. D’altra parte il mercato del credito continua a crescere. “Nei primi dieci mesi dell’anno le erogazioni segnano un +7%, con la rischiosità che rimane su livelli molto contenuti, pur mostrando un lieve incremento nel corso dell'anno – aggiunge l’amministratore delegato e direttore generale di Findomestic Banca Marco Tarantola – È la conferma che il credito al consumo svolge un ruolo sociale ed economico essenziale: aiuta le famiglie a non rinunciare ai propri progetti in un contesto che resta complesso”.

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