L’Ue congela il patto sui dazi. Gli Usa avvertono: stangata a chi fa il furbo
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – «La piena chiarezza sui nuovi sviluppi delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti è il minimo indispensabile per fare una valutazione lucida e decidere i prossimi passi da compiere». La linea dell’Ue sui dazi è ancora questa. E nonostante le rassicurazioni giunte dalla Casa Bianca, non sono stati ancora formalizzati passi concreti in grado di tranquillizzare il Vecchio Continente sul rispetto dell’accordo siglato la scorsa estate e che fissava un tetto tariffario massimo e complessivo del 15 per cento.
I contatti con i rappresentanti americani sono proseguiti ancora ieri e il vertice del G7, cui ha partecipato il Rappresentante Usa per il commercio Jamieson Greer, è servito proprio a questo. «Ma occorre di più – ha spiegato un portavoce d…
BRUXELLES – «La piena chiarezza sui nuovi sviluppi delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti è il minimo indispensabile per fare una valutazione lucida e decidere i prossimi passi da compiere». La linea dell’Ue sui dazi è ancora questa. E nonostante le rassicurazioni giunte dalla Casa Bianca, non sono stati ancora formalizzati passi concreti in grado di tranquillizzare il Vecchio Continente sul rispetto dell’accordo siglato la scorsa estate e che fissava un tetto tariffario massimo e complessivo del 15 per cento.
I contatti con i rappresentanti americani sono proseguiti ancora ieri e il vertice del G7, cui ha partecipato il Rappresentante Usa per il commercio Jamieson Greer, è servito proprio a questo. «Ma occorre di più – ha spiegato un portavoce della Commissione per comprendere il quadro completo». Perché l’Unione non vuole rompere l’intesa con gli States ma nemmeno muoversi in un quadro di instabilità che danneggerebbe in primo luogo le aziende.
E proprio per questa incertezza il Parlamento europeo ha confermato ieri la sospensione del voto sulla ratifica dell’intesa Ue-Usa. «La base legale – ha sottolineato il relatore del provvedimento, Bernd Lange – è cambiata». Una linea che, per una volta, non ha provocato spaccature.
Sebbene da Washington non arrivino ancora certezze, l’Ue procede comunque con i piedi di piombo. Perché, se potesse, non rimetterebbe in discussione il patto stretto in Scozia la scorsa estate. E vuole evitare lo scontro con Donald Trump. E questo sebbene il presidente americano abbia dimostrato per l’ennesima volta di cambiare idea molto velocemente. Ieri ha anche lanciato nuove minacce: «Qualsiasi Paese voglia “giocare” con la ridicola sentenza della Corte Suprema, soprattutto quelli che hanno “fregato” gli Stati Uniti per anni, e persino decenni, si troverà ad affrontare dazi molto più alti, e peggiori, di quelli che ha appena concordato». Non è chiaro se ce l’avesse anche con l’Ue, ma il messaggio ricalca quelli del recente passato.
Proprio per non acuire la tensione, allora, il commissario al Commercio europeo, Maros Sefcovic, ha chiesto all’Eurocamera di arrivare in ogni caso al voto entro sei settimane: «Al momento la situazione è completamente differente e serve chiarezza su come questo accordo verrà mantenuto e su come si rispetteranno le tariffe del 15% sulle nostre merci. La mia posizione è che il voto sull’intesa commerciale si debba tenere comunque a marzo». Sefcovic, che parlerà nei prossimi giorni sia con il segretario al Commercio, Howard Lutnick, sia con il rappresentante per il commercio Jamieson Greer, punta insomma ad allentare la tensione e dimostrare la volontà dell’Unione di chiudere presto il caso.
Proprio Greer ha preso parte ieri alla riunione del G7 in videoconferenza confermando l’intenzione di mantenere il quadro dei dazi precedenti, collegandoli però a basi giuridiche differenti. «Il nostro scopo – ha spiegato - è agire rapidamente per evitare nuove incertezze. Ma vogliamo anche evitare l’idea che possano esserci rimborsi per aziende esportatrici straniere». Il tentativo americano è di prevedere rimborsi solo per gli importatori e non per gli esportatori.
Che l’Europa non voglia affondare il colpo e rimettere in tutto in discussione lo si capisce anche dalle parole utilizzate dal Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che considera lo Strumento Anti-Coercizione (il cosiddetto bazooka che bloccherebbe di fatto quasi tutte le relazioni commerciali con gli Stati Uniti) solo un’«ultima opzione» ma «sono fiducioso che troveremo un modo per risolvere queste controversie senza ricorrere a questo strumento».