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Eni, l’utile balza nel quarto trimestre. Descalzi: “Risultati strutturalmente solidi”

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Per il 2026 la major si aspetta un’ulteriore crescita nella produzione di idrocarburi e negli investimenti. Il 19 marzo l’aggiornamento del piano industriale
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MILANO – Nonostante la volatilità dei prezzi di gas e petrolio e un cambio poco favorevole, Eni mette a segno un solido quarto trimestre. Il margine operativo lordo sale del 6% anno su anno a 2,87 miliardi di euro, grazie alla crescita dei volumi, al miglioramento della redditività dei business della transizione e alla riduzione dei costi. Questi effetti, uniti a un minor tax rate per il periodo, portano l’utile netto dei tre mesi a 1,2 miliardi, in progresso del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A Piazza Affari il titolo reagisce guadagnando oltre l’1% già dalla prima ora di scambi.

“Risultati strutturalmente solidi”

Sull’intero 2025, invece, il margine sconta una riduzione del 15% a 12,22 miliardi dai 14,32 del 2024,…

MILANO – Nonostante la volatilità dei prezzi di gas e petrolio e un cambio poco favorevole, Eni mette a segno un solido quarto trimestre. Il margine operativo lordo sale del 6% anno su anno a 2,87 miliardi di euro, grazie alla crescita dei volumi, al miglioramento della redditività dei business della transizione e alla riduzione dei costi. Questi effetti, uniti a un minor tax rate per il periodo, portano l’utile netto dei tre mesi a 1,2 miliardi, in progresso del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A Piazza Affari il titolo reagisce guadagnando oltre l’1% già dalla prima ora di scambi.

“Risultati strutturalmente solidi”

Sull’intero 2025, invece, il margine sconta una riduzione del 15% a 12,22 miliardi dai 14,32 del 2024, quando il gruppo ha incassato proventi straordinari. L’ultima riga di bilancio si attesta a 4,99 miliardi, in flessione del 5%. Ancora, il flusso di cassa operativo del 2025 raggiunge 12,5 miliardi (3 miliardi nel trimestre), battendo la previsione del piano. Dato che, assieme a una gestione attiva del portafoglio, contribuisce a ridurre il rapporto d’indebitamento a un livello storicamente contenuto, pari al 14%, con un debito finanziario netto di 9,4 miliardi.

“Nel 2025 abbiamo ottenuto risultati strutturalmente solidi in termini industriali ed economico-finanziari, grazie all'esecuzione della nostra strategia, costruita nell'arco degli ultimi anni”, commenta l’ad Claudio Descalzi. “Allo stesso tempo – prosegue – abbiamo incrementato la distribuzione degli azionisti, aumentando del 20% il valore del nostro programma di buyback”.

La produzione di idrocarburi batte la guidance

Sul fronte operativo, gli investimenti organici dell’anno passano da 8,8 a 8,52 miliardi. Ma veniamo ai singoli business. Nel segmento upstream E&P (esplorazione e produzione) la produzione annua ha superato la guidance, con un balzo del 4% a 1,73 milioni di barili equivalenti al giorno. Le due materie prime mostrano però trend opposti: se il petrolio migliora del 7% raggiungendo 840 mila barili al giorno, il gas si riduce del 4%, con 131 milioni di metri cubi al giorno.

Sei sono i nuovi progetti avviati nel 2025, in Angola, Indonesia, Norvegia e Congo. Le attività esplorative hanno incrementato la base Eni di risorse con 0,9 miliardi di barili di nuove scoperte. Significativi anche l'accordo con Petronas per il lancio della joint venture in Indonesia e Malesia, con avvio previsto dalla metà del 2026, e i progressi verso la decisione finale d'investimento del progetto Argentina Lng, con Ypf e Xrg.

Era già gennaio 2026, quando per il Cane a sei zampe si è aperta un’altra opportunità in Sud America. Gli Stati Uniti hanno ha concesso licenze generali a cinque compagnie petrolifere – tra cui l’italiana Eni – per operare nel settore dell’oil&gas venezuelano. E tentare di ridare smalto a un settore promettente, che vanta le maggiori riserve potenziali al mondo (303 miliardi di barili), ma con infrastrutture malandate, dopo decenni di mancati ammodernamenti.

Tornando ai conti, la divisione gas e gas naturale liquefatto (Ggp) beneficia della forte espansione del mercato del gas liquido (Gnl), grazie a nuovi contratti di vendita di lungo termine in Turchia e Thailandia.

Plenitude ed Enilive valgono oltre 23 miliardi

Capitolo transizione. Al 31 dicembre 2025, la capacità installata da fonti rinnovabili si attesta a 5,8 gigawatt, il 41% in più rispetto all’anno precedente. Plenitude (uno dei due satelliti green) cresce con le rinnovabili di Neoen in Francia e con nuovi clienti dall'acquisizione in corso di Acea Energia. Enilive (mobilità sostenibile) giova di una ripresa dei margini dei biocarburanti e l’aumento dei volumi lavorati, arrivando a triplicare il margine operativo proforma adjusted del 2024.

Nel complesso, con l’ultimo investimento del 20% da parte del fondo Ares in Plenitude per 2 miliardi, la valutazione delle due controllate verdi supera i 23 miliardi. Da segnalare anche la nuova joint venture con Gip per le attività di cattura e stoccaggio della Co2 (Ccs).

Completa il quadro il business della raffinazione e della chimica. Nel quarto trimestre la prima è tornata all’utile (95 milioni) grazie al miglioramento dei margini dei prodotti, mentre sulla seconda, in rosso per 204 milioni, pesa ancora lo scenario di recessione dell’intera industria europea, nonostante i benefici della ristrutturazione in corso. Il segmento chiude così con circa 100 milioni di perdite nette rettificate.

Ancora crescita per produzione e investimenti

Per l’anno in corso, il management prevede un’ulteriore crescita della produzione di idrocarburi, coerente con gli obiettivi del piano 2025-2028, investimenti lordi per 7 miliardi (circa cinque quelli netti) e una leva finanziaria tra il 10 e il 15 per cento. Altri dettagli saranno forniti durante il Capital Markets Update, programmato per il prossimo 19 marzo.

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