Lasorella: “Al via l’auditel per Netflix e YouTube, certificherà gli ascolti”
di Aldo FontanarosaROMA – Finora le piattaforme digitali (YouTube e le sue sorelle) hanno misurato da sole il traffico che i loro contenuti generavano in Rete. «E per tutti gli altri, in attesa dei numeri, è stato come chiedere ogni volta all’oste se il vino fosse buono», dice Giacomo Lasorella, presidente di AgCom. Proprio AgCom introduce ora un meccanismo nuovo. Il sistema certificherà gli “ascolti” dei contenuti digitali secondo criteri imparziali.
Presidente, nasce un “auditel” per Internet?
«In un certo senso, sì».
Perché questa decisione?
«Perché misurare l’audience anche in Rete determina tre cose fondamentali: il valore generale del mercato; quello delle singole trasmissioni, che si reggono in gran parte sulla pubblicità; infine il costo che è lecito chiedere a un investitore pubblicitario».
Tutto questo finora valeva per la televisione.
«Gli stessi criteri devono valere sia per la televisione sia per il mondo digitale, per la Rete».
Tra tv tradizionale via etere e piattaforme digitali esiste, i…
ROMA – Finora le piattaforme digitali (YouTube e le sue sorelle) hanno misurato da sole il traffico che i loro contenuti generavano in Rete. «E per tutti gli altri, in attesa dei numeri, è stato come chiedere ogni volta all’oste se il vino fosse buono», dice Giacomo Lasorella, presidente di AgCom. Proprio AgCom introduce ora un meccanismo nuovo. Il sistema certificherà gli “ascolti” dei contenuti digitali secondo criteri imparziali.
Presidente, nasce un “auditel” per Internet?
«In un certo senso, sì».
Perché questa decisione?
«Perché misurare l’audience anche in Rete determina tre cose fondamentali: il valore generale del mercato; quello delle singole trasmissioni, che si reggono in gran parte sulla pubblicità; infine il costo che è lecito chiedere a un investitore pubblicitario».
Tutto questo finora valeva per la televisione.
«Gli stessi criteri devono valere sia per la televisione sia per il mondo digitale, per la Rete».
Tra tv tradizionale via etere e piattaforme digitali esiste, insomma, una vistosa disparità.
«La televisione ha un assetto consolidato che trova il suo pilastro in Auditel. Parliamo di uno strumento condiviso tra tutti i grandi editori tv, che opera peraltro in una logica di total audience. In sostanza, misura il gradimento di una trasmissione ovunque sia vista su qualunque supporto».
Prima si autocertificavano. Erano le piattaforme a comunicare all’investitore quanti utenti avevano raggiunto. Era un po’ come chiedere all’oste se il vino fosse buono
Le piattaforme digitali invece…
«Restavano fuori e si autocertificavano. In pratica, erano le piattaforme stesse a comunicare all’investitore quanti utenti avevano raggiunto. Era un po’ come chiedere all’oste, le dicevo, se il vino fosse buono. Invece in questo mercato serve una valutazione oggettiva».
Quale soluzione adottate, sul piano tecnico?
«A Dazn, in passato, abbiamo imposto un sistema di misurazione interno alla piattaforma che si chiama Sdk. In questo caso, pur ribadendo la centralità dell’Sdk, abbiamo sdoganato un sistema aggiuntivo, detto server to server».
In parole povere, come funzionerà?
«I numeri forniti dalle piattaforme non possono essere accettati sulla fiducia. Devono essere controllati e certificati da un soggetto esterno e indipendente. Il controllo verifica che il metodo usato dalle piattaforme produca dati confrontabili con quelli raccolti tramite Sdk. Per farlo, si usa anche un campione esterno mobile, che varia di volta in volta. È un gruppo di utenti selezionati e osservati nel tempo, sempre nel rispetto della loro privacy».
Tutti i soggetti hanno partecipato alla nostra istruttoria, la delibera tiene conto delle loro obiezioni. Dovrebbero condividerla, ma preferisco siano loro a dichiararlo ufficialmente
Un soggetto terzo e indipendente: quale avete scelto?
«Abbiamo puntato su Audicom, dove siederanno sia i pubblicitari dell’Upa, e sia le piattaforme digitali come Google, Netflix e Amazon Prime. Questo assetto mette in linea la nostra regolazione con quella dell’Emfa (lo European Media Freedom Act), essendone di fatto la prima attuazione a livello europeo. C’è l’ambizione di costituire uno standard anche per gli altri Paesi».
Pensa che le grandi piattaforme tecnologiche accetteranno queste nuove regole senza avviare i soliti contenziosi?
«Tutti questi soggetti hanno partecipato alla nostra istruttoria e noi abbiamo scritto una delibera che tiene conto delle loro obiezioni. A quanto mi risulta dovrebbero condividerla, ma preferisco siano loro a dichiararlo ufficialmente. In ogni caso, questa è una misura a tutela della trasparenza e della concorrenza del mercato, poiché rende i dati comparabili e verificabili».
Quando diventerà operativo il nuovo meccanismo?
«Subito. Audicom ha un mese di tempo, dalla pubblicazione della nostra delibera, per comunicare la roadmap utile a dar seguito alle direttive. Sempre Audicom dovrà rivedere la governance per far entrare istituzionalmente nel sistema le piattaforme digitali, credo tramite associazioni come Anitec-Assinform».