Economia

Dieselgate, si chiude la class action italiana da record: risarcimenti Volkswagen per 43 milioni

Dieselgate, si chiude la class action italiana da record: risarcimenti Volkswagen per 43 milioni

L’organizzazione Altroconsumo ha reso note le cifre: quasi 50mila clienti, proprietari di auto con il software taroccato per abbassare le emissioni, hanno ricevuto tra i 550 e 1.100 euro dalla casa automobilistica tedesca

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

1 minuti di lettura

Dopo quasi dieci anni si è conclusa la vicenda giudiziaria - sponda italiana - del caso Dieselgate, lo scandalo delle emissioni della casa automobilistica tedesca Volkswagen. E oggi possiamo dire che è stato un successo. Altroconsumo, l’organizzazione che aveva proposto la class action per i proprietari italiani delle auto coinvolte, ha chiuso la piattaforma per gestire i risarcimenti. Il bilancio è di 42,8 milioni di euro ottenuti, nel complesso, da 46.700 clienti. Ognuno ha ricevuto tra i 550 e i 1100 euro per ogni veicolo, incrementati di 300 euro nel caso delle comproprietà.

La class action italiana sul Dieselgate

Numeri mai visti in Italia per una class action. Che, come detto, parte da lontano: iniziata nel 2016, il primo scoglio è stato superato l’anno successivo con l’ammissione da parte del tribunale di Venezia (competente per sede territoriale di Volkswagen Italia) della causa collettiva. Nel 2021 lo stesso tribunale aveva accolto le richieste di Altroconsumo per ristorare di 3.300 euro ciascun aderente, cui era seguito l’appello in chiaroscuro, quando i giudici obbligarono la casa di Wolfsburg a versare 300 euro a cliente, stabilendo però che la pratica scorretta non avesse arrecato danni patrimoniali. Nel 2024, poi, l’accordo decisivo tra le due parti, di cui parlammo dettagliatamente su Repubblica: Volkswagen si impegnò a versare oltre 50 milioni in risarcimenti ai clienti italiani. Denaro che è stato versato fino all’ultimo centesimo. Ma già nel 2020 si era intuito che la strada per i consumatori fosse in discesa, quando il tribunale di Avellino condannò in primo grado la casa automobilistica a versare 7.000 euro a un cliente che aveva deciso di rottamare la sua auto per acquistare un Maggiolino che, poi, si scoprì che inquinava più di quanto dichiarato.

Cos’è il caso Dieselgate

Vale la pena ricordare di cosa si tratti, visto che il caso scoppiò nel 2015. Allora infatti emerse che il produttore tedesco aveva installato, su alcune vetture, un software che aveva il compito specifico di “taroccare” i livelli di emissioni inquinanti durante le prove di omologazione. Questo consentì a Volkswagen di presentare i suoi modelli come più sostenibili rispetto a quanto fossero in realtà, influenzando le scelte dei consumatori su basi del tutto irreali. Oltre alle cause civili e penali in diversi Paesi del mondo, il produttore ha dovuto richiamare migliaia di auto per rimuovere il software illegale. Sono state coinvolte auto a marchio Volkswagen, Audi, Skoda e Seat.

I commenti dei lettori