ROMA – Se l’Ue non ci concede nemmeno la clausola di salvaguardia nazionale, pazienza per il commissario Dombrovskis, si fa da soli», punge Claudio Borghi. A quattro giorni dal voto in Parlamento sulla risoluzione al Dfp (documento di finanza pubblica), la destra litiga sui conti. Il senatore del Carroccio a metà pomeriggio fa capire che la Lega torna in modalità combat. Non è una sortita solitaria: è pienamente concordata con Matteo Salvini. Borghi propone di inserire nella risoluzione di maggioranza un passaggio molto ruvido, «l’abbandono del patto di stabilità, eventualmente anche unilaterale qualora l’Ue non dovesse dare risposte». Da via Bellerio aggiungono: «Insisteremo molto sul punto».
La mossa spiazza gli alleati. FdI è irritata…
ROMA – Se l’Ue non ci concede nemmeno la clausola di salvaguardia nazionale, pazienza per il commissario Dombrovskis, si fa da soli», punge Claudio Borghi. A quattro giorni dal voto in Parlamento sulla risoluzione al Dfp (documento di finanza pubblica), la destra litiga sui conti. Il senatore del Carroccio a metà pomeriggio fa capire che la Lega torna in modalità combat. Non è una sortita solitaria: è pienamente concordata con Matteo Salvini. Borghi propone di inserire nella risoluzione di maggioranza un passaggio molto ruvido, «l’abbandono del patto di stabilità, eventualmente anche unilaterale qualora l’Ue non dovesse dare risposte». Da via Bellerio aggiungono: «Insisteremo molto sul punto».
La mossa spiazza gli alleati. FdI è irritata per l’uscita non concordata. Dal partito della fiamma, più fonti raccontano di una Giorgia Meloni seccata dalle fughe in avanti, in una fase così tribolata. Replica subito, non a caso, il responsabile economia dei Fratelli, Marco Osnato: «Eviterei voli pindarici o fuochi di artificio». Sì, all’Europa saranno chieste deroghe. «Ma non stiamo certo trattando l’uscita dell’Italia dall’Europa - dice Osnato - non siamo in una situazione drammatica».
Il testo della risoluzione è ancora in alto mare. Numeri e considerazioni tecniche sono appannaggio del Mef. I partiti brigano per aggiungere postille politiche. Al ministro meloniano Tommaso Foti tocca un lavoraccio, fare sintesi. Di sicuro ci sarà, per volontà di Meloni, la reiterazione della richiesta all’Ue di sospendere il patto in tutta Europa. E i Fratelli sarebbero d’accordo per inserire qualche altra ipotesi, in modo però sfumato. Valutazioni «in subordine» sullo scostamento per far fronte al caro energia. Lega e FdI poi non vorrebbero menzionare le spese per il riarmo. Il problema è che FI, oltre a bocciare strappi unilaterali, frena pure sul nuovo debito. Raffaele Nevi evidenzia «i problemi» che scaturirebbero da rotture radicali: «Certamente sarebbe meglio costruire percorsi più condivisi con l’Ue per evitare contraccolpi, uno su tutti lo spread». Per Maurizio Casasco, anche «facendo debito, poi pagano sempre gli italiani: inciderebbe sui tassi e sui mutui».
Gli azzurri puntano su un’altra leva, allo studio del governo: una revisione, in chiave energia, del Pnrr e dei fondi di coesione. Servirà un vertice di maggioranza, probabilmente domani a ridosso del Cdm, per sciogliere il nodo. Per l’opposizione, il governo «è nel caos». Mentre la politica litiga, il timore di un’altra recessione disegna un inedito asse tra le parti sociali. Andrà in scena oggi, allorquando nelle audizioni parlamentari sul Dfp, imprese e sindacati metteranno in fila stime allarmate e richieste precise.
Anche Confindustria, Cgil, Cisl e Uil si rivolgeranno all’Europa per chiedere la sospensione del patto. Per fare più investimenti, ma anche per consentire ai governi di sostenere imprese e famiglie in questa fase che Maurizio Landini già vede «peggiore del Covid». Cgil e Uil, in particolare, non sono ostili neppure allo scostamento in solitaria dell’Italia. Come pure a una tassa sugli extraprofitti. I sindacati oggi torneranno anche a parlare di salari bassi e drenaggio fiscale. Con la richiesta al governo di indicizzare aliquote e scaglioni Irpef all’inflazione.