ROMA – Punite le aziende che non rinnovano i contratti alla scadenza. Per loro, il governo prevede l’applicazione retroattiva degli incrementi retributivi decisi al momento del rinnovo. E se questo tarda oltre i dodici mesi, il versamento immediato al lavoratore di una parte dell’inflazione: si voleva la metà, ma forse sarà il 30%. Lo sapremo martedì 28 aprile quando il Consiglio dei ministri approverà il decreto Primo Maggio.
La definizione di salario giusto
Nella bozza di 26 articoli, che Repubblica ha potuto visionare, c’è anche la definizione di “salario giusto” per il governo Meloni. Ovvero «il trattamento economico complessivo» dei contratti collettivi firmati dalle «organizzazioni comparativamente più rappresentative». I bonus del decreto – giovani, donne e Zes, …
ROMA – Punite le aziende che non rinnovano i contratti alla scadenza. Per loro, il governo prevede l’applicazione retroattiva degli incrementi retributivi decisi al momento del rinnovo. E se questo tarda oltre i dodici mesi, il versamento immediato al lavoratore di una parte dell’inflazione: si voleva la metà, ma forse sarà il 30%. Lo sapremo martedì 28 aprile quando il Consiglio dei ministri approverà il decreto Primo Maggio.
La definizione di salario giusto
Nella bozza di 26 articoli, che Repubblica ha potuto visionare, c’è anche la definizione di “salario giusto” per il governo Meloni. Ovvero «il trattamento economico complessivo» dei contratti collettivi firmati dalle «organizzazioni comparativamente più rappresentative». I bonus del decreto – giovani, donne e Zes, prorogati per tutto il 2026 e ampliati: per l’assunzione delle donne al Sud si arriva fino a 800 euro al mese di sgravio mensile – andranno solo alle imprese che applicano il “salario giusto”.
I contratti pirata si adeguano al salario giusto
Vedremo le reazioni delle parti sociali. Ai sindacati non dispiace questo schema, anche perché riprende la definizione auspicata: quella che fa fuori le sigle dei contratti “pirata”. Contratti che potranno esistere: ma non possono pagare meno del “salario giusto”, dice il decreto. Tra le imprese qualche malumore in più, soprattutto per la retroattività che si applica subito ai contratti vigenti e da gennaio per quelli scaduti.
Motivo per cui fino all’ultimo il pacchetto contrattazione sembrava in bilico. Il governo avrebbe scelto di tirare dritto. Anche per mantenere fede alle promesse della premier Meloni. Esplicitate all’inizio del decreto: l’urgenza di attivare misure «a tutela della dignità» di lavoratori e imprese e «contrastare fenomeni di crescente precarizzazione».
I rider e la direttiva Ue
Con il decreto si dà anche una risposta alla direttiva Ue sul lavoro mediante piattaforma digitale. Chi è eterodiretto dall’algoritmo verrà considerato lavoratore dipendente, salvo prova contraria. Per «contrastare il caporalato», le multinazionali dovranno comunicare al ministero del Lavoro anche il numero di prestazioni effettuate, l’arco temporale e il Comune. Conservare i dati per cinque anni. Spiegare al lavoratore come funziona l’algoritmo. Rafforzare la formazione. Consentire l’accesso all’App tramite Spid, Cie o con account aziendale e autenticazione multifattoriale.
Non rilasciare più di un account per ogni codice fiscale, col divieto di cederlo a terzi. Al rider viene estesa la defiscalizzazione al 5% delle mance prevista per i camerieri. Sulle paghe da fame, il decreto dice che «i compensi inferiori ai livelli minimi» previsti dalla contrattazione collettiva sono un «indice rilevante di sfruttamento», se non giustificato. Assieme ai «carichi di lavoro sproporzionati, la sottrazione abusiva di quote del compenso, l’utilizzo di identità, documenti o account altrui in forma organizzata».
Sicurezza sul lavoro e pensioni
Per il resto, il decreto ha un pacchetto di norme per la sicurezza sul lavoro, anticipate da Repubblica: dalla formazione certificata sulla piattaforma Siisl, alle indennità per infortuni più alte dal 60 al 75%, copertura Inail anche per volontari della Protezione civile e caregiver. Ci sono anche due norme previdenziali. Una concede sei mesi in più alle imprese con 60 addetti per versare a Inps il Tfr e ai lavoratori per scegliere se metterlo nei fondi complementari. L’altra proroga per un triennio, fino al 2029, l’isopensione: il canale che anticipa di sette anni l’uscita, pagato dalle imprese.
Bonus badanti e bonus famiglie
C’è anche un mini bonus badanti. Le famiglie che assumono un disoccupato per assistere un familiare con disabilità dotato di indennità di accompagnamento potranno scalare le rate di Naspi residue dai contributi. Alle imprese che applicano misure a favore della famiglia – welfare, genitorialità, natalità e cura – il governo promette sgravi contributivi fino a 50mila euro all’anno: misura coperta con le risorse avanzate dal bonus bebè da mille euro. A Cnel, Inps, Istat, Inapp, Inl va poi il compito di monitorare contratti e retribuzioni per farne un Rapporto annuale. Al Cnel anche l’archivio sia dei contratti nazionali che di quelli aziendali e territoriali.