Economia

Le Borse di oggi, 11 maggio. Negoziati al palo, il petrolio torna a correre oltre 105 dollari

Le Borse di oggi, 11 maggio. Negoziati al palo, il petrolio torna a correre oltre 105 dollari
Gli investitori guardano alla fiammata dell’inflazione cinese e al voto al Senato Usa per la nomina di Kevin Warsh a governatore Federal Reserve
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La settimana dei mercati parte all’insegna della cautela, dopo il passo indietro nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Tornano a correre i future sul petrolio, con il Brent che vola oltre i 105 dollari al barile e il Wti che si porta vicino a 100 dollari.

Gli investitori guardano alla fiammata dell’inflazione cinese e al voto al Senato Usa per la nomina di Kevin Warsh a governatore Federal Reserve, con il risultato che appare scontato dopo l'approvazione della commissione bancaria. Giovedì dovrebbe poi essere il giorno del passaggio di consegne tra Jerome Powell e Warsh. Occhi anche sui sulle trimestrali delle società quotate.

Wall Street chiude positiva

Wall Street chiude postiva. Il Dow Jones avanza dello 0,19% a 49.704,34 punti, il Nasdaq sale dello 0,10% a 26.274,13 punti e lo S&P 500 guadagna lo 0,19% a 7.412,87 punti.

Electrolux, 1.700 esuberi

Mediobanca, utile netto nel primo trimestre a 323 milioni di euro

Mediobanca tiene nel primo trimestre e segna un utile netto per 323 milioni (-3% rispetto allo stesso periodo del 2025) per maggiori tasse e componenti non ricorrenti che incidono per 23 milioni. L'utile lordo cresce del 4% a 552 milioni e i ricavi del 3% a 939 milioni.

Le Borse europee chiudono contrastate, Milano +0,76%

Borse europee senza direzione nella prima seduta della settimana, mentre la generale incertezza geopolitica disturba la bussola degli investitori e porta i listini continentali a chiudere in ordine sparso. A Piazza Affari il Ftse Mib è riuscito a strappare una chiusura in progresso dello 0,76% grazie al settore oil (+3,04% Saipem e +3,03% Eni) e a Diasorin (+5,54%), premiata dalla conferma della guidance per il 2026 nonostante un primo trimestre sotto le attese.

Vendite sull'obbligazionario, con parallelo incremento dei rendimenti dei titoli di stato, mentre sul valutario l'euro è poco mosso a 1,1783 dollari da 1,1770 venerdì in chiusura.

Guadagni contenuti per la Borsa di Londra, +0,31%, e per il Dax di Francoforte, +0,13%. Con il segno meno, invece, il Cac 40 di Parigi a -0,69% e l'indice Ibex della Borsa di Madrid a -0,26%.

Tajani: “Non credo che Unicredit voglia fare operazioni anti-tedesche”

"Non credo che l'intenzione di Unicredit sia di fare operazioni anti-tedesche". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, interpellato dai cronisti a Bruxelles sul dossier Unicredit-Commerzbank. Interpellato sulla contrarietà del cancelliere Fredrich Merz all'operazione,Tajani ha spiegato che "ognuno ha la posizione che ritiene. Io sono per il libero mercato, sono per l'unione bancaria. Fino a che non si arriverà ad avere un mercato unico veramente tale, ci saranno sempre dei problemi. Io non insorgo se si fanno operazioni di Paesi europei in Italia e non mi stupisco se ci sono imprese italiane che fanno operazioni all'interno dell'Unione europea".

Europa in ordine sparso, prevale cautela

Oscillano i mercati, in ordine sparso. Dopo il sesto rialzo settimanale consecutivo, l'indice S&P 500 oscilla inseguendo il petrolio che invece sale (sia il Brent europeo a 103,4 dollari che il Wti americano a 97 dollari). Lo Stoxx Europe 600 sale dello 0,1%, Londra guadagna lo 0,47%, Francoforte si appiattisce (-0,07%), Parigi cede lo 0 ,8%, Milano si rafforza in rialzo dello 0,5 per cento.

L'euro è rimasto pressoché invariato a 1,1781 dollari, il Bitcoin sale dello 0,4% a 81.020,01 dollari; il rendimento dei titoli di Stato tedeschi a 10 anni aumenta di due punti base, raggiungendo il 3,03% e lo spread con il Btp italiano e di 73,9 punti base. L'oro sale dello 0,4%, arrivando a 4.735,41 dollari l'oncia.

Wall Street apre debole con stallo negoziati Usa-Iran

Wall Street avvia la settimana debole con lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori continuano a valutare i rischi legati agli alti prezzi dell'energia e alla possibilità che il rally dell'IA possa proseguire. Nei primi scambi il Dow Jones segna un -0,05%, il Nasdaq cede lo 0,43%, e l'S&P 500 registra un -0,18%.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha condannato la controproposta di pace dell'Iran definendola inaccettabile, prolungando, di fatto, il conflitto che impedisce il transito di petroliere e navi nel Golfo Persico. L'attenzione si concentra su Amazon (-0,14%) e Alphabet (-1,10%), entrambe in calo dopo aver attinto ai mercati del credito esteri per finanziare le loro spese nel settore dell'IA.

Il petrolio guadagna il 3% a New York dopo il mancato accordo Usa-Iran

I prezzi del petrolio salgono a New York dopo il mancato accordo tra Usa e Iran sulla proposta di pace elaborata da Washington, che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz, il tratto di mare attraverso cui transita circa il 20% del greggio mondiale: il Wti, il riferimento americano, guadagna il 3,06%, a 98,34 dollari, mentre il Brent sale del 3,09%, a 104,42 dollari al barile.

Azimut, ad aprile raccolta di 1,5 miliardi

Il gruppo Azimut ha registrato ad aprile una raccolta netta di 1,5 miliardi di euro, di cui il 66% destinato a soluzioni gestite, con un saldo positivo da inizio anno di 6,1 miliardi di euro, pari al 61% della guidance di 10 miliardi di euro fissata per l'intero esercizio. Il risultato, si legge in una nota, "proietta per la prima volta nella storia di Azimut le masse totali oltre i 150 miliardi di euro (+6,8% da inizio anno)".

Iren, utile primo trimestre a 129 mln (-5%)

Iren chiude il primo trimestre con un utile di gruppo attribuibile agli azionisti di 128,6 milioni di euro, in diminuzione del 5,1% rispetto al primo trimestre 2025. In calo anche i ricavi consolidati (-13,3% a 1,8 miliardi), appesantiti dalla flessione dei ricavi energetici, influenzati per oltre 50 milioni dalla diminuzione dei prezzi delle commodities e per oltre 200 milioni dai minori volumi delle forniture energetiche.
“'I risultati trimestrali appena approvati dal consiglio di amministrazione pongono basi solide per la crescita prevista nei prossimi mesi”, commenta il presidente esecutivo, Luca Dal Fabbro.

Ricavi in calo ma salgono i margini, Fincantieri alza guidance 2026

Fincantieri alza la guidance 2026 dopo aver presentato conti trimestrali con ricavi in calo del 10,1% a 2,135 miliardi di euro e un margine operativo lordo di 159 milioni, migliorato rispetto ai 154 milioni di un anno fa (+3%). Gli analisti si aspettavano ricavi intorno ai 2,2 miliardi e un margine intorno ai 150 milioni. La guidance 2026 viene così migliorata: previsti ricavi a 9,3-9,4 miliardi (da 9,2-9,3 della stima precedente), “con un andamento sostenuto dal progressivo incremento dei volumi di produzione relativi al backlog acquisito”, un margine operativo lordo di 700-710 milioni (circa 700 milioni in precedenza), un margine sui ricavi di circa il 7,5% e un utile netto tra 140 milioni e 180 milioni (rispetto a “superiore al valore registrato nel 2025”).

I nuovi ordini dei primi tre mesi ammontano a 3,4 miliardi. “L'attuale visibilità sui contratti siglati, tra soft backlog e nuove acquisizioni da inizio anno, fornisce già piena copertura al target 2026 di circa 11 miliardi”, annunciato in occasione del piano industriale.

Europa debole in attesa di Wall Street

Le Borse europee proseguono debole con lo stallo tra Usa e Iran, dopo che Donald Trump ha giudicato non soddisfacente la proposta di Teheran per un piano di pace.
Uno scenario che alimenta il rally del petrolio e del gas mentre lo stretto di Hormuz che resta ancora chiuso. Sul fronte valutario il dollaro si rafforza, con l'euro che scende a 1,1774 sul biglietto verde.

L'indice stoxx 600 cede lo 0,2%, in vista dell'avvio di Wall Street dove i future sono contrastati. Parigi (-1,1%), Madrid (-0,3%), Francoforte (-0,2%), Milano (+0,3%), Londra (+0,06%). I listini sono sostenuti dall'energia (+1%), con il petrolio in aumento. Il Wti guadagna il 2,7% a 97,99 dollari al barile. Il Brent guadagna il 2,6% a 103,98 dollari. In lieve flessione le utility (-0,2%), con l'aumento del prezzo del gas. Ad Amsterdam le quotazioni registrano un rialzo del 3% a 45,49 euro al megawattora. Seduta in calo anche per il comparto della difesa (-2,1%), il lusso (-2,9%) e le auto (-0,3%).
In aumento i rendimenti dei titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 73 punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,76% e quello tedesco al 3,02%. In moderato aumento il prezzo dell'oro che registra un rialzo dello 0,1% a 4.671 dollari l'oncia.
A Piazza Affari ancora pesante Avio (-8,4%). Male anche Leonardo (-4,3%) e Fincantieri (-2,8%). Vendite su Moncler (-3,5%) e Cucinelli (-3,2%). Brillante Diasorin (+8%), dopo i risultati del trimestre e le prospettive per l'anno. Sale anche Stm (+2,2%), in scia con il settore asiatico e le prospettive di investimenti per l'intelligenza artificiale. In luce Saipem (+1,6%) e Prysmian (+1,3%). Tra le banche positiva Mediobanca (+0,4%), nel giorno dei conti alla vigilia di quelli di Mps (+0,1%).

A Hormuz transiti in calo dell’89%

Lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl globale: le tensioni nell'area hanno provocato un calo dell'89% dei transiti giornalieri in pochi mesi. E' quanto emerge dal nuovo numero del report "Port Infographics" realizzato da Assoporti ed Srm (Centro studi che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo). Quasi 1.000 navi risultano ferme nel Golfo, per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate, con impatti sulle catene globali di approvvigionamento.

Il petrolio avanza ancora dopo il no di Trump alla controproposta dell’Iran

I prezzi del petrolio viaggiano in rialzo dopo che Donald Trump ha respinto la risposta dell'Iran alle proposte statunitensi per porre fine alla guerra, sebbene gli investitori abbiano moderato le aspettative in vista del vertice Usa-Cina. Il prezzo del petrolio Brent del Mare del Nord, con consegna a luglio, avanza a del 2,10% a 103,41 dollari al barile. Il suo equivalente statunitense, il West Texas Intermediate, con consegna a giugno, sale del 2,12% a 97,42 dollari al barile.

Avio -8% in Borsa, scivola con il settore difesa

Avio scivola in Borsa, in linea con il settore della difesa in Europa. I mercati speculano sulla possibilità di una fine della guerra in Ucraina. A Piazza Affari Avio cede l'8%, male anche Leonardo (-4%) e Fincantieri (-2,5%). Nel Vecchio continente giornata negativa anche per Rheinmetall (-3%), Safran (-1,9%), Thales (-1,2%), Saab (-2%).

Crosetto: “Italia interessata ad un dome, non so Leonardo lo abbia”

“L’Italia è interessata ad avere un dome, non so se Leonardo ne abbia uno da offrire” Lo ha detto a Radiocor il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a margine del seminario Nato con riferimento al progetto del Michelangelo Dome, annunciato mesi fa dall'ex ad di Leonardo, Roberto Cingolani, per uno scudo integrato multidominio. Alla domanda sulla possibilità che il progetto Michelangelo vada avanti, il ministro ha detto: “Questo va chiesto all'amministratore delegato”. L'assemblea degli azionisti di Leonardo la scorsa settimana ha nominato Lorenzo Mariani come nuovo ad.

Un anno di dazi Usa è costato 8 miliardi alle case automobilistiche Ue (FT)

In un anno le case automobilistiche europee hanno subito costi tariffari superiori a 8 miliardi di euro dopo l'aumento dei dazi all'importazione da parte del presidente statunitense Donald Trump. Lo stima il Financial Times basandosi sulle dichiarazioni pubbliche di dirigenti di Volkswagen, Bmw, Mercedes-Benz, Stellantis e Volvo Cars. Gli Usa hanno annunciato il 3 aprile 2025 un aumento dei dazi sulle auto europee dal 2,5% al 27,5% e l'aliquota è stata successivamente ridotta al 15% dopo l'accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea raggiunto ad agosto, ma ha comunque colpito duramente le case automobilistiche.

Volkswagen, afferma l'Ft, ha registrato costi doganali per 3,6 miliardi di euro negli Stati Uniti da quando sono state introdotte le nuove tariffe. Bmw ha riportato costi alla dogana per circa 2,1 miliardi di euro, inclusi i dazi sulle importazioni nell'Ue da Stati Uniti e Cina. Mentre Mercedes ha riportato costi tariffari per 1,3 miliardi di euro. Stellantis ha riportato costi legati ai dazi per 1,2 miliardi di euro, ma la presenza produttiva negli Stati Uniti del gruppo proprietario dei marchi Chrysler, Dodge e Ram Trucks ha fatto sì che una quota maggiore dei costi fosse legata agli scambi commerciali tra Stati Uniti, Messico e Canada.

De Guindos (Bce): “Stop di Berlino su Unicredit frena il mercato unico”

"È molto difficile per i governi sostenere di essere favorevoli all'unione dei risparmi e degli investimenti se poi affermano 'Beh, no, siamo contrari a questa specifica operazione'". Lo ha detto al Financial Times Luis de Guindos, vicepresidente Bce, parlando dell'ostilità tedesca all'offerta di Unicredit su Commerzbank.

Il settore bancario tedesco è "molto frammentato" e va modernizzato per affrontare "grandi" sfide economiche. "Non si tratta solo di un caso specifico, ma di un fenomeno diffuso ovunque: tali iniziative vanno contro lo spirito del mercato unico" e "minano la credibilità dell'unione di risparmio e investimento".

L’Europa apre debole con i timori per il Medio Oriente

Avvio debole per le Borse europee. Sui mercati tornano i timori di una escalation del conflitto tra Iran e Stati Uniti, dopo che Donald Trump ha considerato non soddisfacente la proposta di Teheran per un piano di pace. Uno scenario che alimenta il rally del petrolio e del gas, mentre i titoli di Stato sono in lieve rialzo. Attesa per il voto del Senato americano per la nomina di Kevin Warsh a Governatore della Fed. In calo Parigi (-0,53%), sale Londra (+0,24%), poco mossa Francoforte (-0,02%).

Nintendo, titolo crolla del 10% dopo allarme su utili

Le azioni di Nintendo sono scese di quasi il 10% lunedì dopo che il gigante giapponese dei videogiochi ha lanciato un avvertimento su utili più bassi e annunciato un aumento del prezzo della console Switch 2. La società ha dichiarato venerdì di aspettarsi un calo dell'utile netto del 27% nell'attuale esercizio finanziario, con gli analisti che indicano una line-up di nuovi giochi poco convincente.

L'aumento dei prezzi dei chip di memoria, alimentato dal boom dell'intelligenza artificiale, ha colpito anche i produttori di console e altri dispositivi, mentre le interruzioni legate alla guerra in Iran hanno aggravato i problemi di approvvigionamento. Nelle prime contrattazioni a Tokyo questa mattina le azioni Nintendo sono scese fino al 9,9% a 6.908 yen.

Cina, inflazione sale all'1,2% nel mese di aprile

L'inflazione annuale della Cina ha registrato un'accelerazione all'1,2% nell'aprile 2026 dall'1,0% del mese precedente, superando le aspettative di mercato dello 0,8%. Lo riporta l'ufficio nazionale di statistica della Cina. L'inflazione dei beni non alimentari è aumentata (1,8% contro l'1,2% di marzo), con un aumento significativo dei costi dei trasporti (4,6% contro lo 0,9%), in un contesto caratterizzato dall'aumento dei prezzi dell'energia e dalle interruzioni della catena di approvvigionamento legate al protrarsi del conflitto in Medio Oriente.

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