Il maxi scivolo dell’isopensione scende a 4 anni, si studia l’estensione a 7
di Valentina ConteROMA – La proroga era entrata nella bozza del decreto Primo maggio. Altri tre anni, fino al 2029, per l’isopensione nella sua versione lunga, il meccanismo che consente alle aziende con più di 15 dipendenti di accompagnare i lavoratori alla pensione fino a 7 anni prima della maturazione dei requisiti, pagando loro un assegno ponte. Senza proroga, dal primo gennaio 2027 si torna alla versione Fornero dei 4 anni. Le aziende però vogliono una risposta ora, per organizzare le uscite anticipate.
La proroga saltata
Da quella bozza del decreto Primo maggio la norma è uscita nel momento in cui la Ragioneria ha messo il bollino definitivo al testo. Una sparizione che ha suscitato sorpresa non solo tra le parti sociali, in particolare le imprese che attendevano la conferma per defi…
ROMA – La proroga era entrata nella bozza del decreto Primo maggio. Altri tre anni, fino al 2029, per l’isopensione nella sua versione lunga, il meccanismo che consente alle aziende con più di 15 dipendenti di accompagnare i lavoratori alla pensione fino a 7 anni prima della maturazione dei requisiti, pagando loro un assegno ponte. Senza proroga, dal primo gennaio 2027 si torna alla versione Fornero dei 4 anni. Le aziende però vogliono una risposta ora, per organizzare le uscite anticipate.
La proroga saltata
Da quella bozza del decreto Primo maggio la norma è uscita nel momento in cui la Ragioneria ha messo il bollino definitivo al testo. Una sparizione che ha suscitato sorpresa non solo tra le parti sociali, in particolare le imprese che attendevano la conferma per definire i piani di riorganizzazione dei prossimi anni.
Ma anche nei corridoi del ministero del Lavoro, visto che la misura non pesa sui bilanci dello Stato. E grava interamente sui privati, che si accollano l’assegno mensile, i contributi figurativi degli anni “ponte” e i costi di una fideiussione bancaria a garanzia dell’Inps.
L’impegno della ministra Calderone
Sul punto è arrivato ora l’impegno della ministra del Lavoro Marina Calderone. Al Question time alla Camera del 13 maggio, la ministra ha detto che «sono in corso valutazioni tecniche» per estendere anche oltre il 2026 l’ampliamento dell’isopensione fino a sette anni.
Calderone ha richiamato poi il nodo dei lavoratori interamente contributivi, quelli con versamenti dal primo gennaio 1996, per i quali c’è «la necessità di certificare il raggiungimento del requisito di importo minimo richiesto» per accedere alla pensione anticipata o di vecchiaia.
Per evitare «situazioni di incertezza per i lavoratori e per le imprese», ha aggiunto, il ministero ha avviato con l’Inps un percorso tecnico per costruire criteri «omogenei e predittivi» di certificazione, con l’obiettivo di rendere «affidabile» la verifica prospettica dei requisiti e dell’importo soglia al termine dell’esodo.
Ad oggi questi lavoratori sono esclusi dall’isopensione. Le loro domande sono respinte da Inps. Motivo: non è possibile prevedere oggi, al momento dell’isopensione, se il loro assegno previdenziale avrà i requisiti al momento della pensione vera. In altre parole: non si sa se la pensione sarà pari dopo 7 anni all’assegno sociale (requisito nel caso della vecchiaia) o a 3,2 volte l’assegno sociale (requisito nel caso dell’anticipata). L’assegno sociale viene rivalutato ogni anno. Elemento variabile che rende variabile anche i requisiti.
Evitati licenziamenti
La misura dell’isopensione in questi anni è stata usata soprattutto da grandi banche e colossi, da Intesa e UniCredit a Telecom ed Enel. Un’architrave di ristrutturazioni silenziose che ha permesso di gestire migliaia di esuberi senza ricorrere a licenziamenti traumatici e favorendo un ricambio generazionale altrimenti bloccato.
Cosa succede il prossimo anno
Senza un nuovo intervento legislativo, dal primo gennaio 2027 lo scivolo torna a soli 4 anni, come previsto dalla versione originale della legge Fornero. Una riduzione di gittata che rischia di svuotare l’efficacia dello strumento proprio mentre l’industria affronta transizioni delicate.
L’iter del decreto Primo maggio
La partita si potrebbe spostare ora in commissione Lavoro della Camera dov’è iniziato l’esame del decreto. Il testo è previsto in Aula per la seconda settimana di giugno. Le imprese attendono.