MILANO – Una nuova, ennesima, giornata di passione per chi viaggia in treno lungo la linea dell’alta velocità tra Milano e Roma, con ritardi di ore, e a Matteo Salvini mancava solo questa. Il vicepremier e leader della Lega è anche ministro dei Trasporti, particolare che spesso si tende a rimuovere ma che soprattutto — dicono i critici — rimuove lui stesso per primo. Il disagio più disagio del solito è un altro colpo all’immagine per il “Capitano” assediato nel partito e fuori, con il Carroccio in caduta libera nei sondaggi, e così stavolta dal Mit fa trapelare la sua “irritazione”. Lui insomma non c’entra nulla e non difende i vertici di Trenitalia come accaduto in passato, pazienza se sono stati nominati proprio dal centrodestra.
L’insofferenza di Salvini, viene fatto filtrare, è non solo con Trenitalia ma anche verso Italo, con le notizie sul disastro di giornata arrivate «mentre era al lavoro sul Piano Casa e con il suo omologo saudita». Dal dicastero di Porta Pia si è perciò chiesto una relazione approfondita sull’accaduto nonché tempi certi per il ritorno alla normalità. Il ministro avrebbe chiesto aggiornamenti continui e verifiche su efficienza e puntualità per il prossimo periodo estivo. Va anche detto che da Trenitalia, leggendo le agenzie, sono caduti dalle nuvole: il problema — che non è di natura dolosa — sarebbe riconducibile alla linea elettrica, quindi a Rfi, che è un’altra società ancora. Rifarsela coi treni è facile, di immediata comprensione per l’opinione pubblica, ma ingeneroso, è il ragionamento.
L’attacco delle opposizioni
Ovvio che le “fonti del ministero”, e a questo proposito va anche detto che giusto ieri lo storico portavoce di Salvini Matteo Pandini ha salutato tutti («Sono come un calciatore che, stremato, chiede di essere sostituito») per andare all’Enav, abbiano scatenato la polemica politica. «Salvini fa filtrare la sua irritazione per l’ennesima giornata d’inferno per chi viaggia in Italia. Ma è ora — dice la segretaria del Pd, Elly Schlein — che capisca che sono gli italiani ad essere irritati con un ministro che anziché fare il suo mestiere pensa solo a litigare con Giorgia Meloni per cambiare ministero e sostituire Matteo Piantedosi. Un ministro che si occupa di tutto fuorché prendersi le sue responsabilità di fronte agli italiani che viaggiano ogni giorno con ore di ritardo e molti disagi». Proteste anche dal M5S: «Preso dalla grande sbornia del ponte sullo Stretto, il ministro ha lasciato che il livello del nostro trasporto ferroviario andasse alla deriva. Sull’alta velocità come sulle reti locali, fruite ogni giorno da milioni di pendolari rassegnati», spiegano i parlamentari delle commissioni Trasporti. Raffaella Paita di Italia viva ironizza, in linea con la campagna di comunicazione del partito delle settimane scorse, presente nelle maggiori stazioni italiane: «Quando c’era lei (Meloni, ndr) i treni arrivavano in ritardo. Spesso nemmeno arrivano».