Economia

La spending review ha le porte girevoli

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Il neo ministro Carlo Calenda deve aver dato un'occhiata al lavoro che lo aspetta e probabilmente è rimasto impressionato dalla quantità di impegni e dossier aperti. In effetti, al netto di quello che compete all'altro maratoneta del governo Renzi, quel Pier Carlo Padoan che dal Mef tratta con Bruxelles la cruciale partita dei conti pubblici, è al ministero dello Sviluppo Economico che passa la palla sul fronte delle iniziative industriali. Sviluppo, quindi. Ma evidentemente anche riduzioni di spese e attività inutili. E' così che deve trovare spiegazione l'annuncio fatto la scorsa settimana dallo stesso Calenda all'assemblea annuale di Confindustria: "Ci sarà una profonda spending review - ha detto - con la consulenza gratuita di Enrico Bondi".

Non sarà un compito semplice, dal momento che si tratterà di intervenire - ha spiegato ancora il neo -ministro - "su funzioni che non hanno più ragione di essere, mentre molto spesso attività chiave sono prive di risorse". E chi allora meglio di Enrico Bondi, che nella sua carriera si è guadagnato la fama - meritata di tagliatore di costi (e di teste)? L'arrivo di Bondi al Mise in realtà ha l'aspetto di una nemesi. Bondi infatti era stato nominato commissario dell'Ilva durante il governo Letta, nel giugno 2013, ma poi da quell'incarico era stato allontanato da Federica Guidi, predecessore di Calenda al ministero.

Le porte del palazzo di via Veneto sono evidentemente molto girevoli. L'importante è che non si blocchino contro altri portoni. Adesso per il governo a tenere in mano la barra generale della spending review è Yoram Gutgeld, e bisognerà evitare che nascano possibili conflitti. Il Mise infatti destina notevoli flussi di incentivi, ma per sbloccarli deve avere il via libera degli uomini di Padoan, e di conseguenza quello della squadra di Palazzo Chigi. Ed è lì che spesso la macchina si è inceppata: oltre alle forbici servirà quindi un lubrificante per mettere in ordine i programmi che riguardano le agevolazioni della legge Sabatini, i fondi per l'obiettivo Smart city, gli stanziamenti per i contratti di programma. Questioni tecniche, ma spesso anche arroccamenti per difendere un potere.

Di fondo, resta poi una strana sensazione: quella che la spending review sia un cantiere infinito nel quale si cimentano in tanti e resistono in pochi. Bondi infatti era stato nominato commissario di governo alla spending review da Mario Monti, nel 2012. L'anno dopo Letta lo sposta all'Ilva e al suo posto arriva Carlo Cottarelli. L'economista dell'Fmi non dura nemmeno un anno e torna a Washington. Lo sostituisce Roberto Perotti. Che a sua volta abbandona dopo 11 mesi e lo scettro passa a Gutgeld. Forse le porte sono così girevoli perché chi le muove scopre che spesso si sbatte contro un muro. f.bogo@repubblica.it