Le Ferrovie italiane che comprano quelle greche, con un investimento di 45 milioni di euro. L'Anas, per anni considerato uno dei più disastrati enti di proprietà dello Stato, che vince in Iran una gara per costruire 1.200 chilometri di autostrade del valore di 3,6 miliardi. E ancora: l'Alitalia che riapre il volo diretto da Roma a Pechino, in concomitanza con l'esordio di un ufficio di rappresentanza dell'audiovisivo che vuole allargare il canale del mercato cinematografico tra Roma e la Cina. E nelle settimane precedenti Finmeccanica e Fincantieri che vincono mega-commesse militari per fornire aerei e navi a Kuwait e Qatar, mentre in Cile l'Enel realizza il più grande impianto solare del paese e Astaldi è impegnata nella realizzazione di un maxi-telescopio dei record.
Lentamente le aziende italiane recuperano terreno all'estero e finalmente dopo anni di corse solitarie sembra di intravvedere qualcosa che assomiglia ad un sistema-Paese, dove la politica fa da apripista e le imprese arrivano al seguito. L'appalto dell'Anas in Iran giunge infatti dopo una serie di incontri e missioni ufficiali di Stato. L'accordo apre a sua volta le porte ad una prossima intesa che potrebbe riguardare i treni: una linea ad alta velocità tra Qom e Arak e una seconda tratta tra Teheran e Hamadan, entrambe nell'orbita delle Ferrovie. Anche le commesse in Medio Oriente e i voli intercontinentali che Alitalia ha riaperto dopo anni di autarchia sono ugualmente frutto di recenti missioni politiche ed economiche. Il premier Renzi è volato in Cile e in Messico, e Alitalia ha piantato le sue bandiere. Ad agosto il fattore di riempimento dei voli della compagnia di bandiera nelle nuove tratte è superiore all'85 per cento, con punte di eccellenza per la redditizia business class verso il Sudamerica.
Il meccanismo ora potrà subire un'ulteriore spinta con l'arrivo del ministro Carlo Calenda allo Sviluppo Economico: nella sua agenda ci sono interventi per rivitalizzare Ice, Sace e Simest, creando magari un polo unico di supporto tecnico-assicurativo alle imprese. L'importante è non distrarsi. Ma il rischio c'è. Perché se è vero che l'Italia oltre frontiera sembra più solida grazie al lavoro di squadra e prova il brivido di battere la concorrenza, in casa i guastatori sono sempre al lavoro. E il ddl che doveva riformare l'attività di notai, farmacie, tassisti, noleggiatori, assicurazioni introducendo appunto più competizione e aprendo il mercato a nuovi soggetti proprio non ce la ad arrivare a fine percorso. La riforma era stata varata dal consiglio dei ministri a febbraio 2015. In 19 mesi non è ancora arrivata in aula al Senato. Evidentemente nel Parlamento delle lobby la parola concorrenza è ancora solo un termne straniero.
Lentamente le aziende italiane recuperano terreno all'estero e finalmente dopo anni di corse solitarie sembra di intravvedere qualcosa che assomiglia ad un sistema-Paese, dove la politica fa da apripista e le imprese arrivano al seguito. L'appalto dell'Anas in Iran giunge infatti dopo una serie di incontri e missioni ufficiali di Stato. L'accordo apre a sua volta le porte ad una prossima intesa che potrebbe riguardare i treni: una linea ad alta velocità tra Qom e Arak e una seconda tratta tra Teheran e Hamadan, entrambe nell'orbita delle Ferrovie. Anche le commesse in Medio Oriente e i voli intercontinentali che Alitalia ha riaperto dopo anni di autarchia sono ugualmente frutto di recenti missioni politiche ed economiche. Il premier Renzi è volato in Cile e in Messico, e Alitalia ha piantato le sue bandiere. Ad agosto il fattore di riempimento dei voli della compagnia di bandiera nelle nuove tratte è superiore all'85 per cento, con punte di eccellenza per la redditizia business class verso il Sudamerica.
Il meccanismo ora potrà subire un'ulteriore spinta con l'arrivo del ministro Carlo Calenda allo Sviluppo Economico: nella sua agenda ci sono interventi per rivitalizzare Ice, Sace e Simest, creando magari un polo unico di supporto tecnico-assicurativo alle imprese. L'importante è non distrarsi. Ma il rischio c'è. Perché se è vero che l'Italia oltre frontiera sembra più solida grazie al lavoro di squadra e prova il brivido di battere la concorrenza, in casa i guastatori sono sempre al lavoro. E il ddl che doveva riformare l'attività di notai, farmacie, tassisti, noleggiatori, assicurazioni introducendo appunto più competizione e aprendo il mercato a nuovi soggetti proprio non ce la ad arrivare a fine percorso. La riforma era stata varata dal consiglio dei ministri a febbraio 2015. In 19 mesi non è ancora arrivata in aula al Senato. Evidentemente nel Parlamento delle lobby la parola concorrenza è ancora solo un termne straniero.