Economia

Pochi bambini in Corea del Sud e vanno in crisi i consumi dei gelati

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La guerra fredda tra le due Coree ha già fatto una vittima che più fredda non si può: il gelato. Possibile? Via, non scherziamo: legare il crollo delle vendite alla paura della Bomba sarebbe troppo, anche se il sospetto che l’ombra di Kim Jong-un s’allunghi perfino sul crollo delle nascite potrebbe, appunto, nascere. Fatto sta che è proprio la diminuzione dei bebè a far sciogliere l’appetito per gli ice-cream: lo mette nero su bianco il ministero dell’Agricoltura sud-coreano citando “il crollo del numero dei bambini” per giustificare la caduta dal 71% al 58% del consumo pro capite, con il valore di mercato che scende sotto il miliardo di dollari.

Eppure sono più di sessant’anni che sotto al 38esimo parallelo vivono con l’incubo di un nuovo assalto: e le generazioni più giovani ci hanno fatto così il callo da essere accusate – fuori e dentro il paese – di “indifferenza”. E dunque: quale paura del futuro? La verità è che i ragazzi di Seul rispecchiano, Kim o non Kim, il trend che ritrovi nei ragazzi di tutti i paesi industrializzati. Ci si sposa di meno e più tardi, e si figlia di meno e più tardi, perché prima della famiglia ormai vengono altre esigenze soprattutto per le donne. Realizzarsi nel lavoro, per esempio. Con quel piccolo particolare, condiviso dai coreani con i cugini giapponesi, della pressione da cultura confuciana a fare sempre di più: sarà un caso che il presidente Moon Jae-in ha dichiarato guerra prima ancora al superlavoro che al nucleare del Nord? Troppi i doveri d’ufficio, troppo pochi i figli. Tant’è che Seul ha speso negli ultimi dieci anni 70 miliardi di dollari tra bonus bebè e altre promesse del welfare per risollevare l’indice della fertilità: che nel 2016 si è però ulteriormente afflosciato del 5,4% toccando il fondo di 1,17 nascite, il più basso nei paesi dell’Ocse. Di caduta in caduta: meno bambini, meno gelati.

L’unica consolazione è l’aumento dell’export: il surplus gelatizio con gli Usa è salito a 14,6 milioni di dollari. È l’indotto del successo tra i ragazzini degli States della moda coreana: dal K-pop al rap supercafone di Psy. Così, alla fine, almeno una guerra (fredda) Seul l’avrà vinta: sperando che quella calda – come il cioccolato che gli yankees versano sul loro gelato preferito, il sundae – lì non arrivi mai.