"Red, mi sai consigliare dove comprare una valigia?" "Online". "E le scarpe?" "Online". "Un piumino?" "Online": Red Wang, 34 anni, manager della farmaceutica, è la tipica cinese dei nostri giorni. Si è trasferita da Pechino a Shanghai senza grossi traumi. Le manca giusto il cibo, Pechino è famosa per la sua eccellente cucina. Per il resto nessuna fatica a riorganizzare le giornate, soprattutto lo shopping: lo fa su Taobao, il portale che fa capo ad Alibaba, dove si compra di tutto. Persino il tè. La Cina è disseminata di negozi che vendono ogni tipo di tè. Negozi sontuosi, tutti vuoti. Eppure la scelta di questa bevanda è legata al rito della degustazione, un'esperienza particolare. L'e-commerce nel Dragone è in pieno boom. Il Singles Day, la giornata degli sconti, ha superato per vendite il Black Friday americano. Per il Singles Day dell'11 novembre scorso, Crc (China railways corporation), l'operatore nazionale delle ferrovie, ha predisposto un piano speciale. Ha aggiunto due vagoni merci sul Fuxin, il treno passeggeri inaugurato lo scorso settembre che a 350 chilometri l'ora collega Pechino a Shangai in 4 ore e mezza. L'alta velocità in Cina raggiunge oltre 500 città e dallo scorso anno Crc ha inaugurato il trasporto degli acquisti online su queste linee, rendendo le consegne ultraveloci. Ora ha fatto un passo oltre: ha predisposto appositi magazzini di stoccaggio, mettendo così un piede solido nel business della logistica che corre insieme alle vendite online: dal trasporto da stazione a stazione a storage-to-storage. Da Pechino a Shanghai un pacco viene recapitato in dieci ore. L'e-commerce corre, i negozi si svuotano. I mall sono pieni di gente che va avanti e indietro per prendere la metro, attraversare la strada, fermarsi a un ristorantino. Ma i negozi sono vuoti. Lo ha registrato anche Luca Solca, head of luxury goods di Exane Bnp Paribas, che non a caso ha inaugurato una ricerca: passare due-tre ore in un mall del lusso in giro per il mondo e contare quanti clienti ci sono. La chiusura dei negozi ha fatto scattare il warning negli USa. Ma è la Cina a far registrare il maggior numero di vetrine chiuse. Le rilevazioni di Clia, l'associazione cinese della pelletteria, dicono che hanno spento le luci 10.000 insegne nel 2015. Belle, il principale calzaturificio, ha chiuso 167 negozi. Molti di più Bosideng, un brand che ha provato ad aprire anche in Europa, ma senza successo e che ha registrato un calo delle vendite del 23%. Secondo Clia perdono quota anche le vendite di Burberry's, Coach, Hermès e Prada.
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