MILANO – Ha spiccato il volo nel breve, portandosi per la prima volta nella sua storia oltre 90 mila dollari, ma può continuare a crescere nel medio e lungo periodo? La domanda se la stanno ponendo un po’ tutti da quando Bitcoin, la più celebre delle monete virtuali, è tornata a far parlare di sé per via di un nuovo rally dalle dimensioni strabilianti.
Le percentuali parlano chiaro: il prezzo della crypto è cresciuto quasi del 20% solo nell’ultima settimana, oltre il 40% rispetto alla quotazione di un mese fa, addirittura del 105% dal 1° gennaio 2024. Una corsa niente affatto solitaria. Come Bitcoin, anche il prezzo delle altre valute virtuali sta salendo alla svelta, da Ethereum a Solana, passando per la “sorpresa” Dogecoin. La valuta sponsorizzata da Elon Musk è letteralmente schizzata alle stelle, avendo guadagnato più dell’80% dall’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
Può durare l’effetto Tycoon?
Proprio l’effetto Trump è quello che ha impresso la spinta all’intero mondo bitcoin. Le promesse fatte alla comunità crypto, dal ridimensionamento delle normative federali all’impegno di costruire una riserva statunitense di monete digitali, hanno agito da catalizzatore per gli investimenti. Ciò che ci si chiede è quanto carburante possa avere questo effetto.
“Fare previsioni su questi strumenti – premette Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia – non è mai semplice. L’euforia post elettorale, alimentata anche dalla decisione di nominare Musk alla guida di un dipartimento per l’efficienza governativa, credo che almeno nel breve possa continuare a sostenere questa scalata. Bitcoin potrebbe arrivare a superare i 100 mila dollari, forse persino i 120 mila”.
Una crescita di medio lungo periodo, invece, potrà essere supportata solo da precise decisioni in materia di politica economica. “Fondamentali saranno i primi tre mesi del 2025 – commenta Diodovich – almeno per capire quale sarà la linea di indirizzo. Le nomine del nuovo segretario del tesoro e del presidente della Sec (la Consob americana oggi guidata da Gary Gensler) ci diranno se la direzione sarà effettivamente pro criptovalute. Nell’ottica di costruire un percorso che porti all’auspicata semplificazione normativa, specie dal punto di vista della tassazione oggi molto complessa”.
I modi per investire in asset digitali
Un risparmiatore italiano che volesse esporsi sulle criptovalute ha diversi modi per farlo. I veicoli quotati sono la strategia più semplice. Da sei anni in Europa sono presenti Etp – prodotti negoziati in Borsa che replicano l’andamento di un sottostante, in questo caso di Bitcoin – che consentono di investire nell’universo cripto.
A differenza dei più noti Etf, gli Etp non sono fondi, di conseguenza l’investimento non è diversificato, ma bensì molto specifico. “Se dovessimo fare un paragone – interviene Massimo Siano, managing director e responsabile sud Europa di 21Shares – questi strumenti hanno una struttura che ricorda molto da vicino quella degli Etc sull’oro fisico”. Uno degli aspetti interessanti è che in questo caso il patrimonio del prodotto finanziario è segregato da quello dell’emittente tramite una Spv (special purpose entity, ovvero una società di progetto), mettendo così al riparo l’investitore dal rischio di fallimento dell’emittente. Per quanto riguarda gli aspetti di natura fiscale, sono equiparati agli investimenti in azioni, dunque con una tassazione del 26% sui guadagni ottenuti.
Fino a ora Piazza Affari non ha ancora aperto le sue porte ad Etp sulle criptovalute, che sono però liberamente acquistabili sulle Borse, ad esempio, di Parigi o Amsterdam. I limiti, in questi casi, sono solo quelli posti dal proprio broker o dalla piattaforma di trading utilizzata. Tutti gli asset digitali quotati sulle piazze europee, infatti, sono ‘passaportati’ e registrati anche per la clientela italiana.
L’altra possibilità è quella di accedere ai mercati dei derivati (come i contratti per differenza), che consentono di assumere posizioni rialziste o ribassiste sui bitcoin sfruttando la leva finanziaria. Spesso utilizzati per speculazioni di breve periodo, generano un effetto moltiplicativo sui guadagni, ma anche sulle perdite.
Un investimento pieno di ostacoli
Rimane in ogni caso vero che investire in asset digitali è sostanzialmente rischioso. Etp ed Etf hanno sicuramente democratizzato l’accesso a questo mercato, ma non ne hanno attenuto l’endemica imprevedibilità e la conseguente volatilità. Negli anni l’oscillazione dei prezzi è stata molto simile alle montagne russe, con rapide salite seguite da altrettanto ripide discese.
C’è poi l’attualità da tenere in considerazione, in questo caso le conseguenze che potrebbero scaturire dall’adozione di politiche fortemente inflazionistiche negli Usa, come il taglio delle tasse o i prospettati dazi commerciali. Due punti salienti del programma Trump. La Federal Reserve, rimanendo fedele al suo mandato, potrebbe decidere di fermare il taglio dei tassi di interesse qualora l’inflazione dovesse tornare a crescere; e tassi alti frenano le criptovalute.
Chi acquista bitcoin tramite le piattaforme di exchange, deve infine essere consapevole come nella Manovra finanziaria sia previsto un aumento cospicuo delle tasse sulle plusvalenze oltre i 2 mila euro derivanti dall’investimento diretto in criptoasset, dall’attuale 26% al prospettato 42%. La Lega si è messa di traverso, presentando un emendamento teso a fermare l’incremento, ma la spada di Damocle che pende è affilatissima, perché tra commissioni e super tasse vorrebbe dire veder sfumare oltre la metà dei guadagni.