MILANO - "Impossibile risolvere la crisi dell'area euro entro il 23 ottobre" quando a Bruxelles si terrà il prossimo vertice Ue. Parola di Angela Merkel, il cancelliere tedesco che, attraverso il suo portavoce ha aggiunto: "La crisi si protrarrà fino al prossimo anno". E così le Borse sprofondano: Milano brucia oltre 4 miliardi e cede il 2,3%, Francoforte l'1,84%, Parigi l'1,65%, Londra lo 0,70%. Sprofonda Dexia che lascia sul parterre il 16%. E la tensione spinge lo spread tra titoli di Stato italiani e bund tedeschi a 369 punti, in rialzo rispetto ai 360 punti di questa mattina.
Eppure la seduta era cominciata all'insegna degli acquisti scattati all'indomani del vertice G20 dei ministri delle Finanze. I leader politici avevano lasciato Parigi con un rinnovato senso di ottimismo per la risoluzione della crisi finanziaria. Il ministro francese, Francois Baroin, aveva addirittura spiegato che Francia e Germania erano sulla strada per raggiungere un accordo per ridurre il debito della Grecia e fermare il contagio. Insomma un altro passo avanti dopo il vertice bilaterale di Berlino, tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.
Ma l'effetto Baroin è svanito immediatamente dopo le dichiarazioni del collega tedesco Wolfang Schaeuble che ha esluso che il prossimo vertice Ue del 23 ottobre possa produrre una soluzione definitiva alla crisi del debito dell'Eurozona. A dimostrazione che l'alleanza franco-tedesca continua a vacillare sulla ricapitalizzazione delle banche e il rafforzamento del fondo salva stati.
Crede al piano del G20, invece, l'Asia dove a Tokio l'indice Nikkei ha chiuso in rialzo dell'1,5%, ma è scoppiato il caso Olympus che ha perso il 23% dopo la cacciata dell'amministratore delegato inglese. Hong Kong ha guadagnato il 2%, Shanghai +0,37%, Seul +1,6%. E l'allontanarsi dello spettro della recessione spinge anche il prezzo del petrolio: il Wti è scambiato a 86,6 dollari al barile e l'euro a 1,378 dollari. Prima dell'apertura di Wall Street gli Stati Uniti hanno comunicato che a settembre la produzione industriale è aumentata dello 0,2% come previsto dagli analisti. L'indice Empire State, quello che monitora le condizioni generali dell'attività manifatturiera nello Stato di New York, indica, invece "che le condizioni per l'industria manifatturiera hanno continuato a deteriorarsi in ottobre". E così i principali indici americani cedono oltre un punto percentuale.
Positivi, invece, i segnali positivi delle trimestrali. A fine settembre i profitti di Citigroup sono saliti del 74% da 2,2 a 3,8 miliardi dollari: 1,23 dollari ad azione contro una previsione degli analisti di 82 centesimi. I ricavi si attestano a 20,8 miliardi di dollari.
A Piazza Affari sotto osservazione Finmeccanica che dopo il taglio del target price a 4,5 euro da 5,5 euro da parte di Goldman Sachs che ha confermato la raccomandazione sell cede il 4,89%. Sotto la lente anche le banche: in attesa del piano industriale, Nomura ha confermato la raccomandazione buy per Unicredit, ma il titolo cede il 6,12%, mentre Bankitalia continua il pressing su Banca Popolare di Milano per un aumento delle deleghe (-4,84%). Sul listino principale svetta Saipem (+3,2%) dopo aver annunciato nuove commesse, anche in Iraq, per 1,5 miliardi di dollari.
Eppure la seduta era cominciata all'insegna degli acquisti scattati all'indomani del vertice G20 dei ministri delle Finanze. I leader politici avevano lasciato Parigi con un rinnovato senso di ottimismo per la risoluzione della crisi finanziaria. Il ministro francese, Francois Baroin, aveva addirittura spiegato che Francia e Germania erano sulla strada per raggiungere un accordo per ridurre il debito della Grecia e fermare il contagio. Insomma un altro passo avanti dopo il vertice bilaterale di Berlino, tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.
Ma l'effetto Baroin è svanito immediatamente dopo le dichiarazioni del collega tedesco Wolfang Schaeuble che ha esluso che il prossimo vertice Ue del 23 ottobre possa produrre una soluzione definitiva alla crisi del debito dell'Eurozona. A dimostrazione che l'alleanza franco-tedesca continua a vacillare sulla ricapitalizzazione delle banche e il rafforzamento del fondo salva stati.
Crede al piano del G20, invece, l'Asia dove a Tokio l'indice Nikkei ha chiuso in rialzo dell'1,5%, ma è scoppiato il caso Olympus che ha perso il 23% dopo la cacciata dell'amministratore delegato inglese. Hong Kong ha guadagnato il 2%, Shanghai +0,37%, Seul +1,6%. E l'allontanarsi dello spettro della recessione spinge anche il prezzo del petrolio: il Wti è scambiato a 86,6 dollari al barile e l'euro a 1,378 dollari. Prima dell'apertura di Wall Street gli Stati Uniti hanno comunicato che a settembre la produzione industriale è aumentata dello 0,2% come previsto dagli analisti. L'indice Empire State, quello che monitora le condizioni generali dell'attività manifatturiera nello Stato di New York, indica, invece "che le condizioni per l'industria manifatturiera hanno continuato a deteriorarsi in ottobre". E così i principali indici americani cedono oltre un punto percentuale.
Positivi, invece, i segnali positivi delle trimestrali. A fine settembre i profitti di Citigroup sono saliti del 74% da 2,2 a 3,8 miliardi dollari: 1,23 dollari ad azione contro una previsione degli analisti di 82 centesimi. I ricavi si attestano a 20,8 miliardi di dollari.
A Piazza Affari sotto osservazione Finmeccanica che dopo il taglio del target price a 4,5 euro da 5,5 euro da parte di Goldman Sachs che ha confermato la raccomandazione sell cede il 4,89%. Sotto la lente anche le banche: in attesa del piano industriale, Nomura ha confermato la raccomandazione buy per Unicredit, ma il titolo cede il 6,12%, mentre Bankitalia continua il pressing su Banca Popolare di Milano per un aumento delle deleghe (-4,84%). Sul listino principale svetta Saipem (+3,2%) dopo aver annunciato nuove commesse, anche in Iraq, per 1,5 miliardi di dollari.