MILANO - Generali apre il dossier americano, e la Borsa riaccende le speculazioni sulla filiera che dal Leone porta a Mediobanca, alla “pedina” Banca Generali e ai grandi soci privati Delfin, Caltagirone e Benetton, ormai prima forza nella banca d’affari milanese come al piano inferiore della partecipata triestina.
L’antefatto è che Generali starebbe valutando se comprare, o siglare una partnership strategica, con Guggenheim Partners, società del Colorado focalizzata nel reddito fisso e che gestisce 228 miliardi di dollari (quasi la metà di Generali). Un portavoce dell’assicuratore ha detto: «Su richiesta di Consob in merito a speculazioni circa potenziali operazioni, Generali comunica che, com’è già noto al mercato, valuta in maniera continuativa potenziali opportunità di fusione e acquisizione nel perseguimento del proprio piano strategico. Tuttavia, ad oggi non è stata presa alcuna decisione di procedere con alcun tipo di operazione». Il piano citato è di un anno fa e prevede 3 miliardi di euro per acquisizioni, con un focus esplicito proprio sul risparmio gestito negli Usa.
La replica di Generali, che conferma seppure in un quadro ampio e preliminare l’anticipazione di Bloomberg, è stata chiesta da Consob dopo che i titoli coinvolti si erano agitati. Non tanto Generali, salita dell’1,26%. Quanto la controllata Banca Generali (+19,12%) e Mediobanca, che del Leone è primo azionista e ha guadagnato il 5,88%. La doppia fiammata è legata al possibile uso di Banca Generali – gestore di 81 miliardi, e di cui il Leone ha il 50,1% – come pedina di scambio per finanziare la campagna. La partecipazione in Borsa ieri valeva 1,17 miliardi; la società Usa potrebbe valere intorno a 3 miliardi. L’agenzia di stampa Usa, nel prefigurare colloqui «in fase preliminare, e che potrebbero non perfezionarsi», ha aggiunto, citando fonti anonime, che «Generali ha valutato la vendita di Banca Generali a Mediobanca tra le opzioni per finanziare l’acquisizione».
Questo scenario ricorda il tentativo, partito due anni fa da Piazzetta Cuccia, di comprare il gestore controllato da Generali. Un blitz che fallì anche per la contrarietà dei soci Delfin e Caltagirone, che temevano la svendita di un’attività ritenuta strategica al socio Mediobanca. Fu uno tra i primi elementi dello scontro poi deflagrato nell’assemblea 2022 per il rinnovo delle cariche, che ha visto l’ad Philippe Donnet confermato con il sostegno di Mediobanca, davanti alla lista di Caltagirone e Delfin. Una portavoce di Mediobanca sottolinea che «allo stato attuale non sono in corso colloqui con Generali sul dossier Banca Generali». Non risultano peraltro cda convocati a Trieste, a parte gli ufficiali: il calendario sul sito cita quello del 9 novembre, sui conti trimestrali.
I soci critici Caltagirone e Delfin, titolari oggi del 6,46% e del 9,82% rispettivamente, invece non parlano. Non risulta che avessero contezza del dossier Guggenheim, né di revival sulla vendita di Banca Generali. Per ora i due soci forti di Donnet, che sono pure soci forti di Mediobanca, paiono alla finestra, guardinghi. La crescita negli Usa era anche nei loro progetti “alternativi”, e alle giuste condizioni potrebbe trovare sostegno; mentre pare più difficile che Caltagirone e gli eredi di Leonardo Del Vecchio vedano con favore la vendita di Banca Generali: specie se Mediobanca la comprasse senza una gara di offerte. Certo si tratta di uno scenario suggestivo, perché consentirebbe di sciogliere il groviglio tra queste aziende, che sono tutte parti correlate di Generali. Tra l’altro, chi è socio di peso sia a Trieste sia a Milano avrebbe scarso interesse a transazioni “squilibrate” sui due piani della filiera. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Generali studia il dossier Guggenheim, la Borsa specula sulla vendita di Banca Generali a Mediobanca
di Andrea Greco
Sul listino il gestore controllato dal Leone di Trieste sale del 19% dopo le voci di possibile cessione per finanziare l'acquisizione negli Usa da qualche miliardo. L'assicuratore: "Valutiamo tutte le opzioni di crescita"