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Investire in azioni, Europa batte Usa (per ora). Energia, tassi e Cina hanno spinto il Vecchio continente. Ora molto dipende dalla Fed

(reuters)
I titoli dello Stoxx50 si sono portati ai massimi da 22 anni. Al netto della parentesi delle crisi bancarie, gli investitori sono tornati a dare fiducia alle azioni europee che hanno performato meglio di quelle Usa. Quanto può durare?
2 minuti di lettura

Europa batte Stati Uniti. Ma ancora per quanto? Nonostante la crisi bancaria del Credit Suisse, arrivata a preoccupare più di quella di Svb, nelle ultime sedute dei mercati finanziari è ripartita la bonaccia per le azioni del Vecchio continente. Il ritornello del "buy europe" è tornato a risuonare nelle sale operative dopo il contraccolpo legato alle turbolenze per gli istituti finanziari. E gli indici ne hanno preso atto. Alla fine dell'ultima settimana, convergono una serie di analisi dalla Reuters a Cnn, lo Stoxx600 (ampio paniere di azioni europee) ha raggiunto i massimi da 14 mesi. Le cosiddette blue-chip (aziende di maggior capitalizzazione) hanno fatto ancora meglio: il più ristretto Stoxx50 si è portato ai massimi da 22 anni, con una performance ben superiore a quella del Dow Jones di Wall Street, come mostra il seguente grafico Bloomberg che traccia l'andamento comparato da inizio anno ad oggi.

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Europa batte Stati Uniti. Ma ancora per quanto? Nonostante la crisi bancaria del Credit Suisse, arrivata a preoccupare più di quella di Svb, nelle ultime sedute dei mercati finanziari è ripartita la bonaccia per le azioni del Vecchio continente. Il ritornello del "buy europe" è tornato a risuonare nelle sale operative dopo il contraccolpo legato alle turbolenze per gli istituti finanziari. E gli indici ne hanno preso atto. Alla fine dell'ultima settimana, convergono una serie di analisi dalla Reuters a Cnn, lo Stoxx600 (ampio paniere di azioni europee) ha raggiunto i massimi da 14 mesi. Le cosiddette blue-chip (aziende di maggior capitalizzazione) hanno fatto ancora meglio: il più ristretto Stoxx50 si è portato ai massimi da 22 anni, con una performance ben superiore a quella del Dow Jones di Wall Street, come mostra il seguente grafico Bloomberg che traccia l'andamento comparato da inizio anno ad oggi.

Tassi, energia, Cina e valutazioni: le spinte all'Europa

La corsa delle azioni europee è partita con la ripartenza dei tassi dettata dalle strette delle Banche centrali per combattere l'inflazione. Se in epoca di costo del denaro azzerato (e quindi di rendimenti difficili da trovare) i capitali erano andati a posizionarsi sulle tech company americane come Apple e Microsoft, con i tassi in risalita c'è stato un grande riposizionamento dai titoli growth (quelli che hanno forte prospettiva di crescita, ma anche rischiosità maggiore e leva finanziaria importante) verso quelli value ovvero che hanno una progressione più lineare, fondamentali consolidati e magari una valutazione a sconto. Un riposizionamento che ha favorito l'Europa.

In un'analisi al termine del primo trimestre, Aneeka Gupta, a capo della ricerca macroeconomica di WisdomTree, sottolineava come i flussi di Etf verso la regione europea fossero aumentati di 13 miliardi di dollari, "in netto contrasto con gli Stati Uniti, che hanno registrato 9 miliardi di dollari di deflussi" nel periodo inaugurale del 2023. "Il mix tra la riapertura dell'economia cinese e la gestione prudente delle risorse durante la crisi energetica, insieme al miglioramento delle valutazioni, ha aiutato le azioni europee a performare positivamente. In sostanza, l'impatto peggiore della crisi energetica previsto per l'Europa non si è concretizzato, migliorando così il sentiment", sintetizzava allora.

Lo scenario all'orizzonte e la variabile Fed

Sul possibile sviluppo per i due mercati, le posizioni si fanno variegate. Certo, l'avvio della stagione di trimestrali Usa ha subito messo il vento in poppa ai listini. E poi nelle ultime settimane una serie di dati macro americani - dal rallentamento dell'inflazione agli indicatori di netta frenata economica - lascia presagire che la Fed potrà interrompere presto le sue strette monetarie, generando una nuova rivoluzione sul mercato che potrebbe invertire le preferenze.

Sul punto, si possono registrare opinioni differenti. A esempio le considerazioni espresse solo a metà settimana da Eric Turjeman, Co-CIO per i Mutual Fund di Ofi Invest Asset Management, secondo il quale "la nostra posizione sul mercato azionario statunitense rimane prudente, anche a causa delle recenti valutazioni che sembrano ridurre molto la possibilità di sorprese inaspettate. Inoltre, raramente questo mercato ha presentato così tante incertezze su parametri chiave come la reale entità del rallentamento dell’economia, il livello a cui l’inflazione si arresterà o le previsioni sui margini delle società, che già oggi hanno raggiunto livelli record".

Preferiti allora "i mercati europei e asiatici. Nello specifico, i primi hanno già vissuto un brusco calo dei prezzi dell’energia negli ultimi mesi e possono fare affidamento su una robusta domanda dei consumatori finali e in una riduzione dei costi intermedi; elementi che spingono al rialzo le stime per i guadagni futuri".

Se per alcuni il livello di valutazione delle azioni europee rappresenta ancora una opportunità e il beneficio della riapertura della Cina sarà più importante, altri sottolineano l'incertezza dominante: "Pensiamo che sia arrivato il punto di svolta in cui la crescita inizia a indebolirsi davvero", ha detto alla Cnn Andreas Bruckner, strategist per le azioni Ue di Bank of America. Se Washington finirà con le strette, mentre la Bce proseguirà, si potrebbe generare una inversione di rotta. Anche per i possibili effetti su un euro più forte, che penalizzerebbe l'export Ue.