Se fino a qualche tempo fa era solo un desiderio o una possibilità da rimandare al futuro, la smart home è oggi diventata una realtà concreta per molti italiani. Tra i quali si fa sempre più strada l’appeal esercitato dalle nuove tecnologie, che consentono di semplificare la vita domestica permettendo ai dispositivi presenti all’interno delle abitazioni di comunicare tra loro e di essere gestiti anche da remoto, tramite smartphone o assistenti vocali. Il trend emerge da una ricerca sulla smart home realizzata dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano secondo cui lo scorso anno questo mercato è cresciuto del 18% rispetto al 2021, raggiungendo i 770 milioni di euro. Un tasso di crescita più alto di quello registrato da altri Paesi europei, come Spagna (+10%, 530 milioni di euro), Regno Unito (4 miliardi di euro, +4,1%) e Francia (1,3 miliardi, +2%), e che avrebbe potuto essere ancora più elevato senza la carenza di semiconduttori e di materie prime con cui il mercato ha dovuto fare i conti a partire dalla pandemia.
Se l’Italia spicca in Europa per crescita percentuale del mercato, evidenzia l’indagine, lo stesso non si può dire però guardando alla spesa pro capite, pari a soli 13 euro per abitante. La Penisola rimane ben distante da Stati Uniti (59,6 €/abitante), Regno Unito (61,6 €/abitante) e Germania (44,5 €/abitante), mentre si avvicina alla Francia (19,5€/abitante). Quando si tratta di smart home, gli italiani utilizzano soprattutto caldaie, termostati e condizionatori connessi per riscaldamento e climatizzazione. Seguono le soluzioni per la sicurezza, che includono videocamere, sensori per porte/finestre e serrature connesse, e gli elettrodomestici connessi e da smart speaker; infine, la rimanente quota del mercato è costituita da lampadine, casse audio, smart plug, serie civili e dispositivi per gestire tende e tapparelle da remoto.
Nonostante l’apprezzamento per le tecnologie smart, molti consumatori non sono però ancora consapevoli appieno delle loro potenzialità, ad esempio in termini di risparmio energetico. Non a caso, evidenzia il report, gran parte degli italiani, per risparmiare energia, adotta comportamenti virtuosi o acquista dispositivi ed elettrodomestici che consumano meno. Mentre sono ancora pochi quelli che sfruttano gli oggetti smart per il monitoraggio dei consumi in tempo reale, che gestiscono tramite scenari riscaldamento e raffrescamento e ancora meno coloro che gestiscono sistemi di accumulo e autoproduzione da fonti rinnovabili o attivano servizi per ottimizzare i consumi. Un peccato, evidenzia l’indagine, considerato che l’utilizzo dei dispositivi di smart home potrebbe contribuire a ridurre i consumi energetici annuali del 23% per il riscaldamento e del 20% per la componente elettrica. Un risparmio che vale circa 330 euro l’anno per un bilocale di 70 mq e fino a 460 euro per un trilocale di 110 mq.
Infine, rileva l’indagine, la maggior parte dei consumatori italiani con oggetti connessi in casa utilizza frequentemente le funzionalità smart (63%, +2% rispetto al 2021). L’app è la principale interfaccia e cresce il numero di consumatori in grado di attivare in autonomia le applicazioni associate agli oggetti smart (78% dei rispondenti, +24%). Mentre guardando al futuro, la maggior parte del campione intervistato auspica una completa integrazione e comunicazione tra i dispositivi smart installati, in grado di attivarsi e impostare scenari in autonomia.