Con investitori sempre più attenti ai temi ambientali, nel 2020 la raccolta netta dei fondi sostenibili europei è quasi raddoppiata rispetto all’anno precedente, qualche operatore comincia a chiedersi se gli elevati i flussi di investimento che si sono riversati sui settori e sulle aziende più “verdi” non abbiano portato le valutazioni di borsa su livelli eccessivi. Per Rhys Petheram, head of environmental solutions e gestore, e Jon Wallace, gestore environment and sustainability di Jupiter A.M, in queste condizioni di mercato è di vitale importanza diversificare sia in termini di asset class che di temi ambientali: “All'interno di ciascuna asset class esploriamo e sfruttiamo appieno l'ampiezza e la profondità degli investimenti a nostra disposizione”, spiegano. “Nonostante il re-rating in tutti i temi ambientali ci sono ancora opportunità sottovalutate, in particolare nelle aziende che forniscono soluzioni per l'economia circolare, compresi i materiali sostenibili e la gestione delle risorse. Per esempio, uno dei nostri recenti investimenti azionari riguardava una società che commercializza biomateriali”.
Ridotta invece l’esposizione all'energia pulita, dove le sopravvalutazioni sono diventate più comuni, in tema di diversificazione i due gestori segnalano un tema in particolare, quello della biodiversità, la molteplicità di organismi viventi che crea un equilibrio fondamentale per la vita sulla Terra. “Attualmente c'è un'apprezzabile attenzione pubblica sulla questione del cambiamento climatico”, spiegano i due esperti di Jupiter A.M., “ma noi crediamo che la questione più ampia della biodiversità potrebbe, in pochi anni, diventare altrettanto importante”. La biodiversità, sottolineano, è legata al cambiamento climatico, le foreste catturano il carbonio e l'aumento delle temperature mette in pericolo molte specie, ma va anche oltre questo aspetto, perché è essenziale per l'alimentazione e per altri "servizi ecosistemici", come ad esempio la scoperta di nuove medicine. L'infrastruttura finanziaria e gestionale che si sta sviluppando per il cambiamento climatico potrebbe essere applicata, secondo Petheram e Wallace, allo spazio della biodiversità. “Trovare società di soluzioni ambientali che sono leggermente fuori dal radar non è mai stato così importante. Fortunatamente, l'universo degli investimenti ecologici è vasto. Prendiamo in considerazione le opportunità in sette grandi temi: economia circolare, energia pulita, acqua, mobilità, efficienza energetica, agricoltura sostenibile, nutrizione e salute e servizi ambientali”.
Uno dei motivi che ha posto il tema della biodiversità un po’ ai margini degli investimenti sostenibili è la difficoltà nel misurarla. Il tema della misurabilità, fa notare Rodolfo Fracassi, amministratore delegato e co-fondatore di MainStreet Partners, ha contraddistinto tutto il percorso degli investimenti sostenibili, dalla nicchia cui erano relegati anni fa fino alla recente presa della ribalta, via via che indicatori nuovi e più precisi sono emersi, i gestori hanno potuto integrarli nei propri processi di investimento.
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Le emissioni di CO2 o l’inquinamento delle acque si possono misurare, come farlo per la biodiversità?
In MainStreet ritengono che un grosso aiuto possa venire dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdg) delle Nazioni Unite e in particolare dagli obiettivi 14 e 15 che mirano a proteggere e conservare la vita rispettivamente sott’acqua e sulla terra. “Grazie a un modello proprietario”, spiega Fracassi, “riusciamo ad utilizzare gli indicatori forniti dagli Sdg come guida per costruire un framework che abbina dati, politiche, obiettivi ed eventuali controversie delle aziende nei vari settori in modo da stabilire il loro posizionamento e contributo nei confronti delle tematiche legate alla biodiversità”. In questo settore, viene poi osservato, sono poche le aziende che possono essere classificate come “pure player”, ossia aziende i cui ricavi derivano direttamente da prodotti o servizi legati alla biodiversità e diventa più importante valutare la serietà delle aziende nella transizione verso un modello di business più sostenibile. In MainStreet valutano aspetti come iniziative per la riforestazione, la riduzione o la totale assenza di fenomeni d’inquinamento ambientale, la riduzione nell’utilizzo della plastica nell’intero processo produttivo e distributivo, viene controllato l’utilizzo di legname o di altre materie prime certificate o il fatto che non vengano effettuati test su animali. “L’insieme di questi parametri ci consente di attribuire ad ogni azienda uno score quantitativo per misurare il livello di rispetto delle risorse naturali, acqua, mari, fiumi, terra, foreste ed il loro corretto utilizzo perché la riduzione della CO2 da sola non basta”.