BEIRUT - "Decine di italiani", tanti italo-marocchini e italo-libici così come italo-algerini, combattono tra le fila dell'organizzazione dello 'Stato islamico' e arrivano al fronte "già indottrinati dal primo giorno", ma senza alcuna esperienza nell'utilizzo delle armi. Appena concluso l'addestramento, però, si dimostrano "entusiasti" di combattere. E' il profilo dei 'jihadisti italiani' che emerge da alcune interviste realizzate da Aki - Adnkronos International.
"Non hanno bisogno di formazione ideologica". "La presenza di italiani tra le fila dell'organizzazione dello Stato islamico (Is) è certa. Vi sono combattenti dall'Italia che lottano al fianco dell'Is, questo è un fatto certo e documentato - dice ad Aki Fares Tammo, coordinatore generale del Consiglio rivoluzionario curdo, ala militare dell'opposizione al regime di Bashar al Assad - Tutto ciò che sappiamo sono solo numeri, ma non abbiamo nomi". "Posso assicurare che si tratta di decine di persone, e non solo qualche caso isolato, e la maggior parte è originario dei Paesi del Maghreb, ossia italo-marocchini, italo-algerini e italo-libici, un numero inferiore sono musulmani asiatici. Tutti - prosegue - arrivano già indottrinati dal primo giorno e quindi non hanno bisogno di formazione ideologica, ma piuttosto di formazione all'uso delle armi".
LA SCHEDA - Quei 40 italiani tra i mujaheddin: così la jihad arruola nel mondo
Saber Bashar, ufficiale di collegamento tra le forze dell'Esercito libero siriano e ufficiali dell'Esl di stanza in Turchia, assicura di "aver incontrato almeno tre italiani in circostanze diverse che si erano arruolati con il movimento Ahrar al-Sham e che erano di origine nordafricana, uno forse somalo o marocchino del sud, in quanto di colore". "Erano in possesso dei loro documenti ufficiali, nessuno aveva chiesto loro di liberarsene. Non hanno parlato molto del loro passato - dice Bashar - abbiamo parlato del presente e della lotta per la vittoria dei musulmani, ma dai loro discorsi era chiaro che avevano una conoscenza superficiale dell'Islam. Uno di loro, si comportava in modo irresponsabile: sui vent'anni, algerino, come avevamo capito dalla parlata, era sempre nervoso e diceva che non voleva tornare e che se fosse stato costretto sarebbe tornato nel suo Paese e non in Europa".
Oggi, intanto, il ramo yemenita-saudita di al Qaida, l'Aqap (al Qaeda in the Arabian Peninsula), ha espresso sostegno per i "combattenti in Iraq e Siria" bombardati dalla Coalizione anti-Is. Il network del terrore ha anche invitato i jihadisti nel mondo ad attaccare "l'America economicamente e militarmente", perché è Washington "l'ispiratore della nuova campagna militare".
Le accuse di Londra. Sempre oggi, quattro uomini già in stato di fermo e sospettati di avere legami con il gruppo dello Stato islamico sono stati formalmente accusati di complottare un attacco terroristico a Londra. Lo fa sapere Scotland Yard, che ha identificato i sospetti come Tarik Hassane, 21 anni, Suhaib Majeed, 20 anni, Nyall Hamlett, 24 anni, e Momen Motasim, 21 anni, tutti accusati di voler commettere atti di terrorismo. Un quinto uomo, il 25enne Nathan Cuffy, è stato accusato di reati con armi da fuoco. I dettagli, spiega la polizia metropolitana, indicano che i quattro hanno condotto una "ricognizione ostile" della stazione di polizia di Shepherd's Bush e delle caserme territoriali dell'esercito di White City, oltre ad aver prestato giuramento all'Is.
"L'Is ha aerei da guerra". Non solo tank, armi di ogni tipo, una contraerea molto efficiente. Ora lo Stato Islamico possiede anche tre aerei da guerra. E alcuni piloti militari iracheni starebbero addestrando i terroristi per utilizzarli al meglio contro i loro "nemici". L'inquietante denuncia arriva dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede a Londra e ha molti contatti con i ribelli in Siria. Secondo l'organizzazione, alcuni piloti militari iracheni in servizio al tempo di Saddam Hussein e che hanno successivamente defezionato dall'esercito ufficiale di Bagdad, starebbero istruendo alcuni membri dell'Is. I quali avrebbero già volato sopra le campagne a est di Aleppo, in Siria, su tre aerei da guerra sottratti alle forze del presidente Bashar al Assad.
"Si tratta di aerei Mig". "Alcuni testimoni hanno visto questi aerei da guerra volare nei cieli di Aleppo, intorno all'aeroporto, e poi sono tornati indietro", ha detto alla Reuters Rami Abdulrahman dell'Osservatorio. Si parla di aerei Mig21 o Mig23, sottratti all'aviazione militare delle forze militari del governo siriano. Non è chiaro con quanti ordigni siano equipaggiati questi aerei, né se i piloti siano già addestrati a volare su lunghe distanze. Le campagne a est di Aleppo sono una delle principali basi dello Stato Islamico in Siria.
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L'ex calciatore jihadista morto in Siria. Dalla Siria arriva la notizia che l'ex calciatore della nazionale tunisina Nidhal Selmi è morto ieri combattendo nelle file degli jihadisti dello Stato islamico. A renderlo noto, riferisce l'emittente radio Shems, è stata la famiglia del fratello di Selmi, anch'egli in Siria tra i combattenti jihadisti. Nidhal Selmi, nella sua carriera da calciatore professionista, aveva militato nella squadra dell'Etoile sportive del Sahel, una delle formazioni con maggiore seguito sportivo in Tunisia.
IL CASO - Il "Bianco sudario", il gruppo segreto a caccia dei jihadisti dello Stato Islamico
Battaglia a Ramadi e Tikrit. Intanto, mentre prosegue l'assedio di Kobane (al confine tra Siria e Turchia, dove i terroristi sembrano indietreggiare), infuria la battaglia anche in Iraq. I miliziani dello Stato islamico hanno lanciato oggi un'offensiva su due fronti contro Ramadi, a un centinaio di chilometri a ovest di Baghdad. Ramadi è il capoluogo della provincia di Al Anbar, e a causa dell'ultima offensiva dei jihadisti mediante razzi e colpi di mortaio è stato proclamato il coprifuoco. Contemporaneamente, le forze di sicurezza irachene hanno lanciato un'operazione mirata a riguadagnare terreno ai danni dello Stato Islamico a nord della città di Tikrit, controllata dalle milizie jihadiste.
LA STORIA - "Fatemi studiare": lo struggente appello di un giovane profugo siriano
Ostaggi tedeschi liberi. Nel frattempo, sono stati liberati gli ostaggi tedeschi rapiti dai guerriglieri islamici di Abu Sayyaf nelle Filippine. Lo scrive la Dpa citando una radio locale. Proprio oggi era scaduto l'ultimatum dei guerriglieri islamici filippini di Abu Sayyaf, che minacciavano di uccidere entro le 15 uno dei due ostaggi tedeschi rapiti. I terroristi del gruppo Abu Sayyaf, ribelli del Sud delle Filippine che simpatizzano per l'Isis, pretendevano il pagamento di 4,43 milioni di euro entro le 15 di oggi, un cambio di strategia della Germania nella guerra contro l'Isis in Siria e Iraq e il ritiro dei 3mila soldati mandati dal governo di Manila sull'isola di Iolo.
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"Non hanno bisogno di formazione ideologica". "La presenza di italiani tra le fila dell'organizzazione dello Stato islamico (Is) è certa. Vi sono combattenti dall'Italia che lottano al fianco dell'Is, questo è un fatto certo e documentato - dice ad Aki Fares Tammo, coordinatore generale del Consiglio rivoluzionario curdo, ala militare dell'opposizione al regime di Bashar al Assad - Tutto ciò che sappiamo sono solo numeri, ma non abbiamo nomi". "Posso assicurare che si tratta di decine di persone, e non solo qualche caso isolato, e la maggior parte è originario dei Paesi del Maghreb, ossia italo-marocchini, italo-algerini e italo-libici, un numero inferiore sono musulmani asiatici. Tutti - prosegue - arrivano già indottrinati dal primo giorno e quindi non hanno bisogno di formazione ideologica, ma piuttosto di formazione all'uso delle armi".
LA SCHEDA - Quei 40 italiani tra i mujaheddin: così la jihad arruola nel mondo
Saber Bashar, ufficiale di collegamento tra le forze dell'Esercito libero siriano e ufficiali dell'Esl di stanza in Turchia, assicura di "aver incontrato almeno tre italiani in circostanze diverse che si erano arruolati con il movimento Ahrar al-Sham e che erano di origine nordafricana, uno forse somalo o marocchino del sud, in quanto di colore". "Erano in possesso dei loro documenti ufficiali, nessuno aveva chiesto loro di liberarsene. Non hanno parlato molto del loro passato - dice Bashar - abbiamo parlato del presente e della lotta per la vittoria dei musulmani, ma dai loro discorsi era chiaro che avevano una conoscenza superficiale dell'Islam. Uno di loro, si comportava in modo irresponsabile: sui vent'anni, algerino, come avevamo capito dalla parlata, era sempre nervoso e diceva che non voleva tornare e che se fosse stato costretto sarebbe tornato nel suo Paese e non in Europa".
Oggi, intanto, il ramo yemenita-saudita di al Qaida, l'Aqap (al Qaeda in the Arabian Peninsula), ha espresso sostegno per i "combattenti in Iraq e Siria" bombardati dalla Coalizione anti-Is. Il network del terrore ha anche invitato i jihadisti nel mondo ad attaccare "l'America economicamente e militarmente", perché è Washington "l'ispiratore della nuova campagna militare".
Le accuse di Londra. Sempre oggi, quattro uomini già in stato di fermo e sospettati di avere legami con il gruppo dello Stato islamico sono stati formalmente accusati di complottare un attacco terroristico a Londra. Lo fa sapere Scotland Yard, che ha identificato i sospetti come Tarik Hassane, 21 anni, Suhaib Majeed, 20 anni, Nyall Hamlett, 24 anni, e Momen Motasim, 21 anni, tutti accusati di voler commettere atti di terrorismo. Un quinto uomo, il 25enne Nathan Cuffy, è stato accusato di reati con armi da fuoco. I dettagli, spiega la polizia metropolitana, indicano che i quattro hanno condotto una "ricognizione ostile" della stazione di polizia di Shepherd's Bush e delle caserme territoriali dell'esercito di White City, oltre ad aver prestato giuramento all'Is.
"L'Is ha aerei da guerra". Non solo tank, armi di ogni tipo, una contraerea molto efficiente. Ora lo Stato Islamico possiede anche tre aerei da guerra. E alcuni piloti militari iracheni starebbero addestrando i terroristi per utilizzarli al meglio contro i loro "nemici". L'inquietante denuncia arriva dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede a Londra e ha molti contatti con i ribelli in Siria. Secondo l'organizzazione, alcuni piloti militari iracheni in servizio al tempo di Saddam Hussein e che hanno successivamente defezionato dall'esercito ufficiale di Bagdad, starebbero istruendo alcuni membri dell'Is. I quali avrebbero già volato sopra le campagne a est di Aleppo, in Siria, su tre aerei da guerra sottratti alle forze del presidente Bashar al Assad.
"Si tratta di aerei Mig". "Alcuni testimoni hanno visto questi aerei da guerra volare nei cieli di Aleppo, intorno all'aeroporto, e poi sono tornati indietro", ha detto alla Reuters Rami Abdulrahman dell'Osservatorio. Si parla di aerei Mig21 o Mig23, sottratti all'aviazione militare delle forze militari del governo siriano. Non è chiaro con quanti ordigni siano equipaggiati questi aerei, né se i piloti siano già addestrati a volare su lunghe distanze. Le campagne a est di Aleppo sono una delle principali basi dello Stato Islamico in Siria.
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L'ex calciatore jihadista morto in Siria. Dalla Siria arriva la notizia che l'ex calciatore della nazionale tunisina Nidhal Selmi è morto ieri combattendo nelle file degli jihadisti dello Stato islamico. A renderlo noto, riferisce l'emittente radio Shems, è stata la famiglia del fratello di Selmi, anch'egli in Siria tra i combattenti jihadisti. Nidhal Selmi, nella sua carriera da calciatore professionista, aveva militato nella squadra dell'Etoile sportive del Sahel, una delle formazioni con maggiore seguito sportivo in Tunisia.
IL CASO - Il "Bianco sudario", il gruppo segreto a caccia dei jihadisti dello Stato Islamico
Battaglia a Ramadi e Tikrit. Intanto, mentre prosegue l'assedio di Kobane (al confine tra Siria e Turchia, dove i terroristi sembrano indietreggiare), infuria la battaglia anche in Iraq. I miliziani dello Stato islamico hanno lanciato oggi un'offensiva su due fronti contro Ramadi, a un centinaio di chilometri a ovest di Baghdad. Ramadi è il capoluogo della provincia di Al Anbar, e a causa dell'ultima offensiva dei jihadisti mediante razzi e colpi di mortaio è stato proclamato il coprifuoco. Contemporaneamente, le forze di sicurezza irachene hanno lanciato un'operazione mirata a riguadagnare terreno ai danni dello Stato Islamico a nord della città di Tikrit, controllata dalle milizie jihadiste.
LA STORIA - "Fatemi studiare": lo struggente appello di un giovane profugo siriano
Ostaggi tedeschi liberi. Nel frattempo, sono stati liberati gli ostaggi tedeschi rapiti dai guerriglieri islamici di Abu Sayyaf nelle Filippine. Lo scrive la Dpa citando una radio locale. Proprio oggi era scaduto l'ultimatum dei guerriglieri islamici filippini di Abu Sayyaf, che minacciavano di uccidere entro le 15 uno dei due ostaggi tedeschi rapiti. I terroristi del gruppo Abu Sayyaf, ribelli del Sud delle Filippine che simpatizzano per l'Isis, pretendevano il pagamento di 4,43 milioni di euro entro le 15 di oggi, un cambio di strategia della Germania nella guerra contro l'Isis in Siria e Iraq e il ritiro dei 3mila soldati mandati dal governo di Manila sull'isola di Iolo.
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