Esteri

Usa, Obama revoca le facilitazioni per gli immigrati cubani

Panama, migranti cubani in attesa di partire per gli Stati Uniti (ap)
Con quella che probabilmente è una delle sue ultime decisioni, il presidente uscente conferma la svolta nei rapporti tra i due Paesi, più volte criticata dal suo successore
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 WASHINGTON - Una settimana prima di lasciare la Casa Bianca, Barack Obama annuncia la revoca, con effetto immediato, della norma che consentiva agli immigrati cubani che toccavano il suolo statunitense il riconoscimento della residenza legale negli Usa. Con questa decisione, probabilmente una delle ultime in materia di politica estera, Obama mette il sigillo al disgelo tra Usa e Cuba, una svolta per cui la sua presidenza entrerà nella storia e che ora il commander in chief uscente riafferma con forza, quasi a difenderla dagli attacchi del suo successore. Donald Trump ha infatti detto più volte che l'accordo con L'Avana non è vantaggioso per gli Stati Uniti e che la sua amministrazione porrà nuove condizioni al governo cubano. 

La norma nota come "wet foot, dry foot" risaliva a una legge varata nel 1966, in piena guerra fredda, e modificata nel 1995 dall'amministrazione Clinton. Garantiva agli immigrati clandestini cubani giunti in territorio Usa di ottenere un permesso di soggiorno. Una regola che appartiene "a un'altra era", la cui abrogazione rappresenta un altro "passo importante verso la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi", sottolinea Obama facendo presente che in questo modo "gli immigrati cubani saranno trattati allo stesso modo di quelli provenienti da altri Paesi".

In sostanza, d'ora in poi i cittadini cubani che tenteranno di entrare negli Stati Uniti illegalmente e che non rientrano nella fattispecie del trattamento di natura umanitaria verranno espulsi, così come la legge statunitense prevede per gli immigrati di altre nazionalità. Il governo dell'Avana, da parte sua, ha concordato il rimpatrio dei cubani soggetti ad espulsione dagli Usa come accade per coloro che vengono respinti via mare.

La revoca del "wet foot, dry foot" era tra le richieste di Cuba nell'ambito dei negoziati che hanno portato alla ripresa dei rapporti tra i due Paesi, un processo durato due anni culminato nella storica visita di Obama nell'isola del marzo scorso. Così c'è chi legge l'annuncio di oggi come l'estremo tentativo da parte del presidente uscente di imprimere in maniera indelebile la sua firma sulla svolta nelle relazioni con L'Avana che il suo successore ha ripetutamente criticato durante la sua campagna elettorale, in risposta anche alle proteste della comunità cubano-americana, senza però mai definire nei dettagli un'alternativa. D'altro canto, l'abrogazione di una norma che ha consentito a centinaia di migliaia di persone di entrare negli Stati Uniti senza visto è in linea con la promessa di Trump di stringere le maglie dell'immigrazione. Basti pensare che nel solo 2016 grazie al "wet foot, dry foot" sono arrivati negli States quasi 100 mila cubani, la maggior parte via Messico o Canada.

La decisione del presidente uscente è stata contestata immediatamente dal sindaco di Miami, l'esule cubano Tomas Regalado: "Questo è solo il regalo di addio di Obama a Raul Castro".

Ma c'è anche chi teme che Trump abbandoni il nuovo corso delle relazioni con l'isola: decine di dirigenti di aziende agricole e agroalimentari hanno sollecitato il presidente eletto a proseguire sulla strada intrapresa dal suo predecessore in modo da non perdere un canale commerciale particolarmente importante in una fase di grave crisi del settore.