Aiuti militari, gas e sanzioni a Mosca: ecco le insidie che possono minare l'unità dell'Occidente
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - La guerra in Ucraina ha ridato unità all’Occidente: la risposta di Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e altri paesi alleati è stata determinata e compatta. A dispetto di qualche differenza, le sanzioni contro la Russia per l’invasione e gli aiuti militari al governo di Kiev non hanno prodotto contrasti. Al contrario, il mondo libero e democratico ha ritrovato un’identità collettiva che sembrava essersi indebolita negli anni precedenti, fra le spinte nazionaliste e il disimpegno americano della presidenza Trump. Ma più il conflitto si protrae nel tempo, più cresce la possibilità che il fronte occidentale si divida. Ecco quali sono i temi che possono disunire l’Occidente.
Gli obiettivi della guerra
Sul primo sono d’accordo tutti: arrivare alla fine delle ostilità. Ma sul come arrivarci emergono già visioni differenti. La Russia deve essere sconfitta? L’Ucraina deve vincere? La Bb…
LONDRA - La guerra in Ucraina ha ridato unità all’Occidente: la risposta di Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e altri paesi alleati è stata determinata e compatta. A dispetto di qualche differenza, le sanzioni contro la Russia per l’invasione e gli aiuti militari al governo di Kiev non hanno prodotto contrasti. Al contrario, il mondo libero e democratico ha ritrovato un’identità collettiva che sembrava essersi indebolita negli anni precedenti, fra le spinte nazionaliste e il disimpegno americano della presidenza Trump. Ma più il conflitto si protrae nel tempo, più cresce la possibilità che il fronte occidentale si divida. Ecco quali sono i temi che possono disunire l’Occidente.
Gli obiettivi della guerra
Sul primo sono d’accordo tutti: arrivare alla fine delle ostilità. Ma sul come arrivarci emergono già visioni differenti. La Russia deve essere sconfitta? L’Ucraina deve vincere? La Bbc si chiede cosa significano esattamente sconfitta e vittoria in questo ambito. La settimana scorsa Boris Johnson ha detto: “Dobbiamo fare in modo che Vladimir Putin fallisca”. In un secondo tempo, smentendo altre voci all’interno del proprio governo, il premier britannico ha precisato: “Il nostro scopo non è fare cadere Putin”. Nei giorni scorsi il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha fornito un’altra formula: “Vogliamo indebolire la Russia al punto che non possa fare il tipo di cose che ha fatto invadendo l’Ucraina”. E il presidente Biden ha detto chiaramente: “L’Ucraina deve vincere”.
Gli aiuti militari
All’inizio della guerra l’Occidente ha dato all’Ucraina armi per lo più difensive: lanciatori anticarro, sistemi di difesa antiaerea. In seguito ha fornito anche elicotteri e mezzi blindati. Adesso, come ha detto la ministra degli Esteri britannica Liz Truss, potrebbe essere necessario fare arrivare a Kiev anche “carri armati e aerei”. Su questi ultimi si è discusso a lungo: sembrava che la Polonia fosse pronta a darli, poi l’America ha sostanzialmente messo il veto. Così come è stata finora respinta la richiesta di una no-fly zone, una protezione dal cielo fatta osservare dai cacciabombardieri della Nato. “Facciamo abbastanza per impedire che l’Ucraina perda ma non abbastanza per garantire che vinca, mentre dobbiamo aiutarla a vincere non soltanto a difendersi”, commenta a Londra il presidente della commissione difesa della camera dei Comuni.
La Germania, dopo lunga riluttanza, ha deciso di fornire a Kiev decine di carri armati con sistemi antiaereo. Non tutti i leader occidentali la pensano allo stesso modo su questo argomento. Fare troppo poco rischia di permettere nel lungo termine alla Russia di prevalere: quando sei attaccato da una superpotenza nucleare, è difficile limitarsi a difendersi senza contrattaccare. Fare troppo rischia di provocare una escalation in Ucraina o addirittura una guerra tra Russia e Nato: non a caso Mosca minaccia l’uso di armi nucleari e parla di terza guerra mondiale già in atto.
Compromesso politico
Se le due parti arrivassero a un accordo, nei negoziati condotti a intervalli con la mediazione della Turchia, le concessioni giudicate accettabili dall’Occidente o almeno da una parte dell’Occidente potrebbero non essere le stesse giudicate accettabili da Kiev. In una bozza di accordo circolata nelle scorse settimane, l’Ucraina si impegnava a non chiedere l’adesione alla Nato, in cambio di garanzie internazionali sulla sua sicurezza. Ammesso che su questo punto si raggiunga un’intesa (e anche sulla eventuale adesione dell’Ucraina alla Ue), la questione più complessa è fino a che punto si ritirerebbero le forze russe.
Un generale dello stato maggiore ha detto nei giorni scorsi che l’obiettivo è conquistare tutto il Sud-Est dell’Ucraina: dunque Donbass, corridoio sul mar Nero fino alla Crimea, e anche oltre, fino alla Transnistria, la regione separatista russofona in Moldavia che confina con l’Ucraina. Putin ha detto al Segretario Generale dell’Onu Guturres in visita a Mosca che “senza Donbass e Crimea non si fa alcun accordo”. Secondo alcune indiscrezioni la bozza di accordo prevedeva un ritiro della Russia fino alle posizioni che occupava il 24 febbraio, cioè fino a prima dell’invasione: tenendo soltanto parte del Donbass e la Crimea. A Kiev c’è chi afferma che la Russia dovrebbe ritirarsi dall’intero territorio ucraino, tornando ai confini del 2014. E non solo a Kiev c’è chi richiede questo: lo ha detto anche il ministro della Difesa britannico Ben Wallace.
Le sanzioni
Il presidente Biden e il premier britannico Johnson esortano a inasprire le sanzioni contro la Russia. Ma in Europa non tutti son d’accordo e c’è chi protesta. Non soltanto sulle forniture di petrolio e gas da Mosca, a cui la Ue sembra comunque impegnata a rinunciare del tutto, sia pure gradualmente nel corso dei prossimi anni, per non dipendere più dal ricatto energetico del Cremlino: il dissenso affiora anche in altri settori, come sottolinea la partecipazione di aziende italiane a una fiera della calzatura in Russia, un importante mercato per il loro settore. Ci sono diverse opinioni anche su cosa fare se e quando finirà la guerra: lasciare in vigore le sanzioni contro Mosca? Toglierne soltanto alcune? Toglierle tutte?
Il futuro dell’Ucraina
È probabile che nemmeno un eventuale negoziato risolverà tutte le questioni, limitandosi a un cessate il fuoco e lasciando una situazione altamente instabile in Ucraina dal punto di vista militare. Questo potrebbe influire anche sulla sua leadership politica, finora rimasta stabile ed unita: il dopoguerra potrebbe rivelare fratture a Kiev che durante la guerra non appaiono. Come si comporterebbe l’Occidente, se una parte del mondo politico ucraino accettasse un compromesso con Mosca e un’altra volesse invece continuare a combattere? Come reagire se alcuni gruppi o partiti ucraini rimproverassero al presidente Zelensky di avere ceduto una parte del proprio territorio in cambio della pace e dell’indipendenza? La possibilità di una soluzione simile a quella della Finlandia dopo la guerra con la Russia nel 1939-’40 (quando Helsinki respinse l’invasore ma finì per cedere il 10 per cento del territorio e parte della propria autonomia) è forte.
In Gran Bretagna si cita anche un altro precedente, quello dell’indipendenza dell’Irlanda dal Regno Unito nel 1921-‘22: la decisione dei leader di Dublino di mettere fine alla guerra, in cambio dell’indipendenza, lasciando l’Irlanda del Nord ai britannici, scatenò una guerra civile. Come si schiererebbe l’Occidente davanti a uno scenario del genere? Sono tutti problemi che le diplomazie di Washington, Bruxelles e Londra stanno considerando, consapevoli che potrebbero creare fratture nell’alleanza occidentale.