È una giornata estiva senza scuola, la luce è calda, le temperature massime vicine ai 35 gradi. La pigrizia, il tempo vuoto. Una ragazza ha tra le mani un accendino; l’altra, con gli occhiali sulla testa, guarda verso l’obiettivo – senza sorridere. Il fotografo cattura un istante sospeso, protetto, mentre le bombe continuano a cadere in quella zona. La scacchiera sul tavolo funziona come una metafora involontaria, inattesa: la guerra, quando non è visibile, è solo una partita a scacchi.
E quasi solo così sembra essere in grado di percepirla, l’Europa accaldata. Sembra illusa o convinta che ormai si tratti di un Risiko senza fragore e senza sangue, un’astrazione, un lento, estenuato calcolo.