Questa è l'immagine di un padre che tiene la mano del figlio tredicenne ucciso durante un bombardamento nei pressi di Kharkiv. Non riesce a lasciarla. Non c'è nessuna frase che sia sensato e opportuno aggiungere, se non questa: la guerra non è finita. E occorre ripeterla, ripeterla a sé stessi: la guerra non è finita. La guerra non è finita. La guerra non è finita. L'ho ripetuta in silenzio a me stesso. Poi ho pensato a un libro, un romanzo che racconta un uomo che perde un figlio di quell'età. E non può darsi pace.
Non devo più guardarlo. Quando avrò bisogno di guardare Willie lo farò con il cuore. Com’è giusto. Dove è ancora intatto e indiviso. Se potessi parlarne con lui, so che approverebbe; mi direbbe che faccio bene ad andare e non tornare più. Era uno spirito così nobile.
Amava soprattutto la bontà. Era così buono. Il mio ometto. Sapeva sempre come comportarsi. E mi spronava a farlo. Lo farò adesso. Anche se è dura. Tutti i doni sono momentanei. Io restituirò questo, anche se non vorrei. E ringrazierò Dio. O il mondo.
Chiunque me lo abbia dato, lo ringrazio umilmente, e prego di averlo trattato bene e di potere, in avvenire, continuare a trattarlo bene. Amore, amore, io so cosa sei.
(George Saunders, "Lincoln nel Bardo").