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Guerra nucleare, dalla crisi di Suez a quella di Cuba: tutte le volte che il mondo è stato sull'orlo dell'Olocausto atomico

(reuters)
Non è la prima volta che Washington e Mosca sono così vicini a quello che il presidente americano Joe Biden definisce un "Armageddon" nucleare. Ecco come è andata in passato: tanti falsi allarmi, ma anche tante catastrofi evitate grazie al buon senso di un singolo individuo
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LONDRA – “Lanciare un siluro nucleare contro la flotta americana!”. Era l’ottobre 1962. Se il vicecomandante di un sottomarino sovietico al largo di Cuba non avesse disobbedito all’ordine del suo superiore, sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale: a colpi di armi atomiche. “Il mondo non è mai stato così vicino a un Armageddon nucleare”, ha detto ieri Joe Biden, parlando della minaccia di Vladimir Putin di usare un’arma atomica tattica nella guerra in Ucraina. Il presidente americano ha probabilmente ragione a dire che il rischio di un confronto tra le due superpotenze nucleari è molto alto, ma non è la prima volta che Stati Uniti e Russia, in passato parte dell’Unione Sovietica, hanno corso il pericolo di un conflitto con missili o ordigni atomici. Ecco una lista degli incidenti più gravi dal 1945 in avanti.

 

5 novembre 1956: la crisi di Suez

Durante la crisi di Suez, quando Gran…

LONDRA – “Lanciare un siluro nucleare contro la flotta americana!”. Era l’ottobre 1962. Se il vicecomandante di un sottomarino sovietico al largo di Cuba non avesse disobbedito all’ordine del suo superiore, sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale: a colpi di armi atomiche. “Il mondo non è mai stato così vicino a un Armageddon nucleare”, ha detto ieri Joe Biden, parlando della minaccia di Vladimir Putin di usare un’arma atomica tattica nella guerra in Ucraina. Il presidente americano ha probabilmente ragione a dire che il rischio di un confronto tra le due superpotenze nucleari è molto alto, ma non è la prima volta che Stati Uniti e Russia, in passato parte dell’Unione Sovietica, hanno corso il pericolo di un conflitto con missili o ordigni atomici. Ecco una lista degli incidenti più gravi dal 1945 in avanti.

 

5 novembre 1956: la crisi di Suez

Durante la crisi di Suez, quando Gran Bretagna, Francia e Israele tentano di riconquistare il canale nazionalizzato dall’Egitto, con l’opposizione dell’Urss (e più tardi l’ordine degli Usa ai suoi alleati di ritirarsi), il North American Aerospace Defence Command (Norad), il comando che protegge l’America del Nord da attacchi aerei di ogni tipo, segnala una serie di manovre sospette, aerei non identificati in volo sopra la Turchia, Mig sovietici in Siria, l’abbattimento di un bombardiere britannico e movimenti inaspettati della Sesta Flotta sovietica nel Mar Nero, che sembrano segnalare un’offensiva di Mosca. Washington considera brevemente l’ipotesi che soltanto una risposta nucleare potrebbe debellare l’attacco sovietico. Fortunatamente tutte le manovre sospette risultano coincidenze fortuite, errori di interpretazione o esagerazioni, e l’allarme rientra.

5 ottobre 1960: l'alba lunare sulla Norvegia

I radar della Groenlandia interpretano per errore un’alba lunare sopra la Norvegia come un massiccio attacco nucleare sovietico. Il Norad risponde con lo stato d’allerta che precede una risposta con armi nucleari. Ma fin da subito sorgono dubbi, perché in quello stesso momento il leader sovietico Nikita Krusciov si trova a New York per partecipare a un'assemblea dell’Onu. Successivamente l’allerta viene annullata.

24 gennaio 1961: il guasto del B-52

Un bombardiere B-52 americano che trasporta due bombe nucleari si guasta in volo sopra la Nord Carolina, sganciando i due ordigni. Parte dell’equipaggio si salva lanciandosi con il paracadute. Informazioni declassificate nel 2013 rivelano che soltanto un singolo interruttore impedisce alle bombe di esplodere, scongiurando una catastrofe nucleare che in questo caso sarebbe stata auto inflitta.

24 novembre 1961: il black-out del Norad

Il Comando strategico delle forze armate americane perde contatto con il Norad. Il black-out nelle comunicazioni ha solo due possibilità: una serie di problemi tecnici che mettono fuori uso tutte le linee di riserva o un attacco coordinato nucleare sovietico. L’intera flotta di bombardieri nucleari americani viene preparata per il decollo, finché non viene confermato che si è trattato di una serie di sfortunate coincidenze.

27 ottobre 1962: la crisi dei missili a Cuba

È il giorno più lungo della crisi dei missili sovietici a Cuba, il momento finora ritenuto più vicino a una guerra nucleare fra Washington e Mosca. A scatenare la crisi è la decisione sovietica di installare a Cuba una batteria di missili nucleari che si troverebbe così a soltanto 50 chilometri dalla costa degli Stati Uniti. Il presidente Kennedy reagisce facendo circondare Cuba dalla Marina militare americana e minacciando un attacco. Alla fine il leader sovietico Krusciov fa marcia indietro, in cambio di alcune concessioni americane in altri campi, e ritira i missili. Ma durante la crisi la guerra nucleare viene davvero sfiorata per pochissimo. Il sottomarino nucleare sovietico B-59 si inabissa al largo di Cuba per sfuggire alle unità navali Usa che gli danno la caccia e da quella profondità non è più in grado di comunicare con Mosca. Una nave americana comincia a gettare piccole cariche esplosive in mare per segnalare al sottomarino che deve tornare in superficie. Il comandante del sottomarino le scambia per autentiche bombe, crede che la guerra fra il suo Paese e l’America sia già cominciata e ordina di lanciare una torpedine a testata nucleare contro la flotta americana. Ma il vice comandante, Vasilij Arkhipov, rifiuta di obbedire all’ordine, convince il suo superiore a riemergere e a comunicare con Mosca. La decisione di un singolo uomo evita l’Armageddon nucleare, perché l’America avrebbe certamente risposto con un massiccio attacco contro l’Urss.

15 aprile 1969: il Mig nord-coreano

Un aereo da ricognizione americana viene abbattuto da un Mig nord-coreano nel mare del Giappone. Una squadriglia di bombardieri Phantom F-4 americani riceve l’ordine di caricare a bordo bombe nucleari e prepararsi a sganciarle come rappresaglia sulla Corea del Nord. Ma i caccia non decollano e qualche ora dopo l’ordine viene annullato. Secondo indiscrezioni il presidente americano Richard Nixon era ubriaco quando ha autorizzato la rappresaglia nucleare. A fermarla sarebbe stato il segretario di Stato americano Henry Kissinger.

Ottobre 1973: la guerra dello Yom Kippur

Durante la guerra dello Yom Kippur, quando un attacco delle forze arabe prende di sorpresa Israele, secondo fonti della Cia il generale Moshe Dayan richiede alla premier Golda Meir di armare con missili nucleari i suoi cacciabombardieri come ultima risorsa nel caso in cui lo Stato ebraico rischi di venire sopraffatto. Sempre secondo fonti americane, l’Urss, che appoggia i Paesi arabi, minaccia di attaccare le forze israeliane con le proprie armi nucleari, ipotesi che spinge le forze nucleari americane a mettersi a loro volta in stato di allerta. Documenti declassificati israeliani non hanno mai confermato queste decisioni, pur ammettendo che Israele era pronta a usare “mezzi drastici” per vincere la guerra: che fu vinta lo stesso, con armi convenzionali, grazie a una ardita controffensiva con una divisione di carri armati guidata dal generale Ariel Sharon.

9 novembre 1979: il falso allarme

Un errore nei computer del Norad segnala che un massiccio attacco nucleare sovietico è pronto contro l’America: il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Zbigniew Brzezinski, viene informato che 250 missili atomici russi sono in volo verso gli Stati Uniti (un numero che poco dopo viene aumentato a 2.200) e che il presidente Jimmy Carter ha tra 3 e 7 minuti di tempo per ordinare una analoga risposta nucleare prima che i missili di Mosca raggiungano il territorio americano. Nel giro di 6 minuti, il Norad chiarisce che si è trattato di un falso allarme e l’ordine di contrattaccare non arriva. La vicenda contribuì a ispirare The Day After (Il giorno dopo), il film televisivo del 1983 su una guerra termonucleare fra Usa e Urss che fu visto da più di 100 milioni di spettatori e rimane uno dei programmi con la più grande audience di tutti i tempi alla tivù americana.

15 marzo 1980: il sottomarino alle isole Kurili

Un sottomarino sovietico vicino alle isole Kurili, appartenenti al Giappone ma rivendicate dall’Urss come proprie, lancia quattro missili nel corso di un’esercitazione. I sistemi di allarme americani suggeriscono che uno dei quattro ordigni è in volo verso gli Stati Uniti. Washington si mette in sato di allerta, ma una seconda valutazione chiarisce che il razzo non è diretto agli Usa.

26 settembre 1983: la saggezza del colonnello Petrov

Alcune settimane dopo l’abbattimento di un Boeing 747 della Korean Air Lines in volo da New York a Seul con 269 passeggeri a bordo, entrato per un errore di navigazione in territorio sovietico e scambiato per un aereo spia americano, un satellite russo segnala il lancio di un missile intercontinentale nucleare Usa verso Mosca. Convinto che un ipotetico attacco americano dovrebbe coinvolgere un numero ben più alto di missili, il tenente colonello Stanislav Petrov del sistema di difesa aereo sovietico rifiuta di identificare la minaccia come legittima e convince i suoi superiori che si tratta di un falso allarme, come poi effettivamente risulta.

7 novembre 1983: la paura del "first strike"

Una vasta esercitazione militare della Nato in Europa induce l’Urss a credere che l’Alleanza Atlantica stia per lanciare un “first strike”, un attacco in grado di distruggere l’arsenale nucleare dell’avversario, in una fase di crescenti tensioni fra le due superpotenze. I leader sovietici pensano che l’esercitazione sia una copertura per lanciare un attacco reale e mettono in stato di allerta i propri missili nucleari. L’allarme termina quando finiscono le esercitazioni. Soltanto anni dopo, grazie alle rivelazioni di una talpa del servizio segreto britannico, il colonnello del Kgb Oleg Gordievskij, l’America scopre che Mosca stava per lanciare un attacco nucleare preventivo.