Afghanistan, la corsa disperata verso la libertà: in centinaia cercano di prendere un volo di aiuti verso la Turchia
di Barbara Schiavulli , di Barbara SchiavulliHanno creduto fosse vero. La disperazione glielo ha fatto credere. E in un'immagine amara che non può non ricordare l'agosto 2021 quando migliaia di afghani si precipitarono verso l'aeroporto di Kabul, sperando di salire su uno degli aerei dell'evacuazione, è successo di nuovo. Centinaia di uomini, ma anche qualche famiglia contagiata dal passaparola, si sono lanciati su qualsiasi mezzo a disposizione, dalle macchine, ai taxi, ai tuktuk, ma molti perfino a piedi e in una gelida serata afghana senza luce a parte quella dei fari delle macchine, sono corsi all'aeroporto.
Tutto è cominciato con un post su Facebook due giorni fa quando il ministero degli Esteri talebano ha annunciato - nonostante l'Afghanistan sia uno dei Paesi più poveri e bisognosi di aiuti al mondo - che avrebbe dato circa 165 milioni di dollari in solidarietà alla fratellanza musulmana per aiutare i terremotati di Turchia e Siria. Un gesto diplomatico abbastan…
Hanno creduto fosse vero. La disperazione glielo ha fatto credere. E in un'immagine amara che non può non ricordare l'agosto 2021 quando migliaia di afghani si precipitarono verso l'aeroporto di Kabul, sperando di salire su uno degli aerei dell'evacuazione, è successo di nuovo. Centinaia di uomini, ma anche qualche famiglia contagiata dal passaparola, si sono lanciati su qualsiasi mezzo a disposizione, dalle macchine, ai taxi, ai tuktuk, ma molti perfino a piedi e in una gelida serata afghana senza luce a parte quella dei fari delle macchine, sono corsi all'aeroporto.
Tutto è cominciato con un post su Facebook due giorni fa quando il ministero degli Esteri talebano ha annunciato - nonostante l'Afghanistan sia uno dei Paesi più poveri e bisognosi di aiuti al mondo - che avrebbe dato circa 165 milioni di dollari in solidarietà alla fratellanza musulmana per aiutare i terremotati di Turchia e Siria. Un gesto diplomatico abbastanza ovvio per un'amministrazione che vuole essere riconosciuta dal resto del mondo, ma che non fa i conti con la crisi economica devastante che ha colpito il paese.
Il ministero degli Esteri ha detto che almeno cento afghani sono rimasti feriti o sono morti nel terremoto di lunedì e che "squadre di risposta alle emergenze e sanitarie" dall'Afghanistan "sono pronte a partecipare alle operazioni di salvataggio" in Turchia e Siria, se richiesto.
Qualcuno deve aver frainteso, capito male, o fatto un pessimo scherzo ad un popolo provato dalla povertà e dalla mancanza di diritti, e su Facebook hanno cominciato a circolare post che dicevano che la Turchia avrebbe arruolato dei volontari da portare nelle zone terremotate e aiutare i soccorritori. Non solo, degli aerei stavano arrivando direttamente dalla Turchia. Una via di fuga: centinaia di persone non ci hanno dovuto pensare due volte, con indosso solo quello che avevano, senza una borsa o una valigia, si sono precipitati all'aeroporto internazionale. Una Kabul che si è accesa durante la notte solitamente tranquilla, dove i talebani ai posti di blocco sonnecchiano appoggiati ai loro kalashnikov.
Non quella notte, dove come impazziti, gli afghani sono fuggiti spontaneamente verso quel terremoto che sembrava essere una possibilità migliore della loro terra. Urlavano, spingevano, correvano lungo la strada dritta che porta al gate. Ma niente era vero. Li hanno fermati i talebani, a colpi di proiettili provocando diversi feriti. Verso le 10 di sera il portavoce dell'Emirato, Zabihullah Mujahid ha twittato che "le notizie su voli speciali verso la Turchia per persone senza documenti ufficiali, non erano vere". Ha aggiunto che nessuno doveva andare in aeroporto e creare subbuglio.
"Stavamo andando a una festa di matrimonio quando ho visto gente che correva verso l'aeroporto. In un attimo abbiamo sentito spari e la gente ha detto che i talebani non permettevano alle persone di entrare", ha citato un testimone in un tweet del giornalista afghano, Mohammad Farshad. "La gente diceva che stavano portando persone in Turchia. Anche io e mio fratello volevamo andare a tentare la fortuna".
Sono 16 mesi che gli afghani vivono nel panico e nello sconforto, da quando i talebani sono entrati a Kabul nel 2021. Impossibile non ricordare le scene agghiaccianti che hanno fatto il giro del mondo, di persone picchiate, calpestate, mentre tentavano di entrare in aeroporto. Molti sono morti aggrappandosi agli aerei che decollavano carichi di passeggieri autorizzati. Altri sono rimasti giorni negli scoli intorno alle mura dell'aeroporto sperando di poter prima poi passare.
D'allora Kabul è cambiata sotto il regime dei talebani, le donne sono state lentamente cancellate, gli uomini cercano di lavorare avvolti in una tristezza che li consuma. Scuole e lavoro interdetto alle donne, economia precipitata, sanità al collasso, sei milioni di bambini in malnutrizione acuta, poco lavoro se non sei stato un combattente. Mendicanti ovunque, soprattutto bambini. Molti non hanno neanche un pasto caldo al giorno e molte ong hanno dovuto sospendere i loro progetti dopo che alle operatrici umanitarie donne è stato vietato di lavorare. "Qui non c'è futuro, ma peggio ancora non c'è speranza", ci aveva detto solo qualche settimana fa a Kabul un'operatrice umanitaria afghana che ora non può mettere piede nell'ufficio in cui ha lavorato per anni. "Non posso più aiutare le donne, e presto, se continuo a non lavorare, io e la mia famiglia avremo bisogno di aiuto. Non ci resta che andarcene. Questo non è più un posto per noi".
Ed è così che basta un post sui social per scatenare l'inferno, per nutrire la speranza di persone che non sanno più come sopravvivere, e correre anche verso l'orrore di un terremoto perché la terra che trema, agli afghani fa molta meno paura.