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Israele, anche riservisti e corpi d'élite contro Netanyahu. E nessuno vuole pilotare il volo per Roma

(reuters)
Le proteste contro la riforma della Giustizia che da settimane infiammano il Paese ora si allargano anche a uno dei pilastri della società israeliana: 37 dei 40 piloti riservisti della squadriglia 69 annunciano che non si presenteranno alla prima giornata del periodo di addestramento. L'allarme del capo di stato maggiore Halavi
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Non si fermano in Israele le proteste contro la riforma della giustizia e questa volta raggiungono quello che è uno dei cuori pulsanti del Paese: l'esercito e le sue unità di élite.
Succede infatti che 37 dei 40 piloti riservisti della squadriglia 69, una delle più importanti dell'aviazione israeliana, responsabile di azioni cruciali - come l'eliminazione del rettore nucleare in Siria nel 2007 - annunciano in una lettera ripresa da diverse testate che non si presenteranno alla prima giornata del periodo di addestramento a cui sono stati richiamati. "Mercoledì dedicheremo il nostro tempo alla democrazia e all'unità del popolo e non ci presenteremo," il messaggio dei veterani. "Gli altri giorni parteciperemo come da programma."

Non si fermano in Israele le proteste contro la riforma della giustizia e questa volta raggiungono quello che è uno dei cuori pulsanti del Paese: l'esercito e le sue unità di élite.
Succede infatti che 37 dei 40 piloti riservisti della squadriglia 69, una delle più importanti dell'aviazione israeliana, responsabile di azioni cruciali - come l'eliminazione del rettore nucleare in Siria nel 2007 - annunciano in una lettera ripresa da diverse testate che non si presenteranno alla prima giornata del periodo di addestramento a cui sono stati richiamati. "Mercoledì dedicheremo il nostro tempo alla democrazia e all'unità del popolo e non ci presenteremo," il messaggio dei veterani. "Gli altri giorni parteciperemo come da programma."

La protesta dei piloti d'élite

In Israele, dove la leva è universale (con alcune importanti eccezioni per la popolazione araba e quella ultraortodossa), tutti gli uomini sono tenuti a prestare servizio alcuni giorni all'anno come riservisti fino a 40 anni, e molti continuano a farlo come volontari anche raggiunto il limite di età.
Da settimane si discuteva della possibilità che l'obiezione di coscienza dei riservisti potesse diventare un nuovo strumento di protesta contro una riforma che secondo i suoi critici sferrerà un colpo micidiale al carattere democratico di Israele, limitando drasticamente il potere della Corte Suprema e conferendo di fatto al governo la possibilità di nominare i giudici di ogni livello.

L'annuncio dei piloti della 69 - per quanto al momento di portata operativa limitata - crea un terremoto nell'opinione pubblica, che in larga parte considera il servizio nell'esercito come un sacro dovere civile e i soldati scelti come quanto di meglio il paese abbia da offrire.
Con il Capo di Stato Maggiore Herzi Halevi che avverte il Primo Ministro Benjamin Netanyahu che la protesta potrebbe allargarsi e il Canale 12 che riporta come anche diversi ufficiali riservisti della mitica unità tecnologica 8200 avrebbero annunciato in una chat di gruppo che non si presenteranno per l'addestramento annuale il mese prossimo.

La preoccupazione dei comandi militari

Così il Ministro della Difesa Yoav Gallant se da una parte rivolge un appello a soldati e ufficiali a tenere la politica fuori dall'esercito, dall'altro sottolinea la necessità del dialogo con l'opposizione. Che però per sedersi al tavolo vuole che il governo sospenda l'iter legislativo della riforma, il quale invece procede spedito e che la maggioranza vuole completare nel giro di poche settimane. Per ora l'esecutivo si rifiuta di fermare le votazioni "anche solo per un'ora" come ripete il Ministro della Giustizia Yair Levin. E tuttavia nel Likud dietro le quinte si moltiplicano le voci in favore della sospensione, anche se solo un parlamentare, l'ex presidente della Knesset Yuli Edelstein, ne ha parlato apertamente.

Intanto per Netanyahu arrivano altri grattacapi dal cielo: nel pomeriggio emerge che nessun pilota della compagnia di bandiera El Al avrebbe risposto positivamente alla richiesta del vettore di guidare il volo del premier per la sua visita a Roma in programma questa settimana, costringendo l'Ufficio del Primo Ministro a cercare soluzioni alternative.
In serata poi l'annuncio di El Al che una soluzione è stata trovata. "Per noi è un grande onore accompagnare il primo ministro nelle missioni diplomatiche," ha affermato la Ceo Dina Ben Tal Ganancia. Per i piloti della 69 potrebbe essere più complicato.