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Israele, fronda nel partito di Netanyahu: "Negoziamo con l'opposizione sulla riforma della giustizia"

Israele, fronda nel partito di Netanyahu: "Negoziamo con l'opposizione sulla riforma della giustizia"
(reuters)
Il veterano Yuli Edelstein, già presidente della Knesset, chiede di sospendere l'iter dell'approvazione della legge e di aprire al dialogo. Trentasette dei quaranta piloti riservisti della prestigiosa squadriglia 69 si rifiutano di presentarsi all'addestramento di routine in protesta contro il premier
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GERUSALEMME - Alcuni ministri del Likud sarebbero favorevoli a sospendere brevemente l'iter di approvazione della riforma della giustizia per consentire i negoziati con l'opposizione. A rivelarlo è stato in una serie di interviste con varie testate israeliane Yuli Edelstein, già presidente della Knesset e un veterano del partito del premier Benjamin Netanyahu.

"Per via della pressione, ci sono persone che non vogliono esprimersi pubblicamente, ma io ho le spalle abbastanza larghe per farlo," Edelstein ha dichiarato al Canale 12 sabato sera.

Edelstein, arrivato in Israele dall'ex Unione Sovietica alla fine degli anni Ottanta dopo aver trascorso diversi anni nei gulag siberiani per via della sua aspirazione a emigrare, ha ricoperto ruoli centrali nella politica del Paese, compreso quello di Ministro della Salute durante la prima parte della pandemia. E tuttavia, dopo aver annunciato di essere pronto a sfidare la leadership di Netanyahu dopo la caduta del suo governo nel 2021, la sua stella si è lentamente offuscata - come già quella di altri membri del partito che hanno provato a mettere in discussione l'attuale primo ministro.

La fronda nel Likud

Nei giorni scorsi, Edelstein aveva già firmato un appello al dialogo insieme ad alcuni parlamentari dell'opposizione e al collega del Likud Danny Danon che però si è dichiarato contrario a fermare l'iter legislativo, come richiesto dai critici della riforma, dalle manifestazioni di piazza e suggerito anche dal presidente Isaac Herzog per favorire il negoziato. Ora Edelstein apre esplicitamente alla prospettiva.

"L'altra parte ha smesso di chiedere di congelare l'iter per 60 giorni. Quando le persone sono pronte a calmarsi e a comportarsi da adulti, è possibile raggiungere un compromesso," le parole di Edelstein.

E tuttavia, a rappresentare il principale ostacolo nelle trattative è proprio il Ministro della Giustizia Yariv Levin, che ha più volte ripetuto di non essere disponibile a fermarsi neppure per un'ora. Levin è diventato insieme al Presidente della Commissione Giustizia Simcha Rothman il volto della riforma, che prevede una serie di emendamenti per limitare in modo significativo la possibilità della Corte Suprema di bocciare le leggi approvate dal parlamento e di modificare la composizione della commissione incaricata di nominare i giudici a tutti i livelli per garantire la maggioranza dei suoi membri alla coalizione di governo.

I processi di Netanyahu

Il ruolo di primo piano di Levin è anche favorito dal fatto che a Netanyahu è proibito essere coinvolto direttamente in ciò che riguarda il contenuto della riforma in quanto sotto processo per abuso d'ufficio e corruzione. Netanyahu ripete comunque di volere il dialogo. "Vogliamo le trattative, stiamo portando la riforma al voto alla Knesset e siamo pronti," ha detto il premier all'inizio della riunione settimanale del governo.

"Mi appello qui a quei membri dell'opposizione che non stanno cercando di trascinare il Paese verso una crisi costituzionale e l'anarchia a fare una cosa semplice: portate le vostre proposte alternative, unitevi a me nel cercare di calmare l'atmosfera", ha continuato Netanyahu, dicendosi convinto che si possa arrivare a un accordo nel giro di pochi giorni.

Intanto però i lavori parlamentari procedono, con la Commissione Giustizia che oggi ha approvato il disegno di legge per richiedere una maggioranza di 12 sui 15 giudici della Corte Suprema per bocciare una legge e per consentire alla Knesset di approvare la stessa con una maggioranza di 61 membri su 120. Con i parlamentari dell'opposizione che hanno lasciato la riunione per protesta.

La rivolta dei riservisti

Nel frattempo, si moltiplicano le proteste contro la riforma, con decine di migliaia di persone che sabato sera sono scese in piazza a Tel Aviv e in numerose località in tutto il Paese per la nona settimana consecutiva e un numero crescente di riservisti che hanno annunciato che si rifiuteranno di presentarsi all'addestramento di routine. Inclusi, secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, 37 dei quaranta piloti riservisti della prestigiosa squadriglia 69, che nel 2007 eliminò il rettore nucleare siriano.