Il G7 abbraccia Zelensky e ammonisce Pechino su guerra ed economia. L’ira di Xi: “Diffamate”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliHIROSHIMA - Rischia davvero di restare col cerino in mano dell'isolamento internazionale, la Cina, dopo il raid a sorpresa del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al G7 di Hiroshima.
Perché già Usa e Giappone avevano concepito questo vertice come una risposta all'espansionismo di Pechino, ma ora la due giorni del leader di Kiev con incontri che vanno dall'India al Brasile, seguita alla visita dalla Lega Araba e al dialogo col Vaticano, minaccia l'intero progetto di Xi Jinping di aizzare il Sud del mondo contro le democrazie occidentali.
HIROSHIMA - Rischia davvero di restare col cerino in mano dell'isolamento internazionale, la Cina, dopo il raid a sorpresa del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al G7 di Hiroshima.
Perché già Usa e Giappone avevano concepito questo vertice come una risposta all'espansionismo di Pechino, ma ora la due giorni del leader di Kiev con incontri che vanno dall'India al Brasile, seguita alla visita dalla Lega Araba e al dialogo col Vaticano, minaccia l'intero progetto di Xi Jinping di aizzare il Sud del mondo contro le democrazie occidentali.
Fin dal principio la giornata di ieri doveva servire a costruire un fronte unito del G7 contro le mire cinesi di supremazia globale, incluso l'implicito messaggio all'Italia affinché smetta di essere l'unico membro che flirta con la nuova Via della Seta.
Minacciano di rispondere "alle sfide poste dalle politiche e pratiche cinesi non di mercato, che distorcono l'economia globale", e alle attività "maligne, come i trasferimenti illegittimi di tecnologia e dati". Promettono di aiutare la resistenza contro la "coercizione economica", che vuol dire proprio denunciare gli effetti nefasti della Via della Seta, a partire dalle "trappole del debito" in cui potrebbe cadere anche l'Italia, se non cancellasse la sua adesione entro fine anno.
Poi promettono di continuare ad alzare la voce contro le violazioni dei diritti umani nel Tibet e lo Xinjiang, e sollecitano la Repubblica popolare a "fare pressioni sulla Russia per mettere fine alla sua aggressione militare e ritirare immediatamente, completamente e senza condizioni le sue truppe dall'Ucraina".
Il leader ucraino viene da una missione con cui ha sensibilizzato i Paesi arabi alla causa del suo Paese, e ieri a Hiroshima ha avuto una serie di bilaterali che preoccupano Pechino, a cominciare da quello con il leader indiano Narendra Modi che ha difeso l'integrità territoriale e promesso "impegno per la pace".
Di questo passo Xi mette a rischio il progetto egemonico delle autocrazie, che si basava proprio sull'idea di fomentare il Sud del mondo contro le democrazie occidentali e liberali. Il suo amico Putin lo sta sacrificando sull'altare della propria scellerata invasione, che semina dubbi su dove risieda il vero imperialismo violatore dei diritti altrui.
Perciò la Casa Bianca ha gioco facile a sfidare la Cina, dicendo che "certamente può avere un ruolo positivo per la pace", se capisce che continuando a difendere la guerra voluta dalla Russia danneggia i propri interessi.