L'appello a Biden dell'ex marine Whelan in carcere in Russia da 52 mesi: "La mia vita non è meno preziosa di quelli che sono stati scambiati e liberati"
di Riccardo RicciMOSCA - “Resto ottimista e fiducioso che la ruota stia girando. Vorrei soltanto girasse più velocemente”, ha detto in un’intervista esclusiva rilasciata alla Cnn l’ex marine statunitense Paul Whelan parlando dalla prigione nella remota regione russa della Mordovia dove sta scontando 16 anni di carcere per spionaggio, un’accusa considerata politica.
“Mi è stato detto – ha aggiunto – che il governo sta lavorando instancabilmente per riportarmi a casa in modo che poi possa concentrarsi su Evan (Gershkovich)”, il corrispondente moscovita del quotidiano statunitense Wall Street Journal arrestato a fine marzo che rischia fino a 20 anni di carcere per spionaggio.
L'ex marine Whelan ha cittadinanza statunitense, irlandese, britannica e canadese. Frequentava abitualmente la Russia ed era attivo sul popolare social network russo Vkontakte. Nel dicembre 2018 era entrato nella Federazione usando il passapor…
MOSCA - “Resto ottimista e fiducioso che la ruota stia girando. Vorrei soltanto girasse più velocemente”, ha detto in un’intervista esclusiva rilasciata alla Cnn l’ex marine statunitense Paul Whelan parlando dalla prigione nella remota regione russa della Mordovia dove sta scontando 16 anni di carcere per spionaggio, un’accusa considerata politica.
“Mi è stato detto – ha aggiunto – che il governo sta lavorando instancabilmente per riportarmi a casa in modo che poi possa concentrarsi su Evan (Gershkovich)”, il corrispondente moscovita del quotidiano statunitense Wall Street Journal arrestato a fine marzo che rischia fino a 20 anni di carcere per spionaggio.
L'ex marine Whelan ha cittadinanza statunitense, irlandese, britannica e canadese. Frequentava abitualmente la Russia ed era attivo sul popolare social network russo Vkontakte. Nel dicembre 2018 era entrato nella Federazione usando il passaporto Usa per partecipare al matrimonio di conoscenti, ma è stato arrestato all’Hotel Metropol di Mosca con l’accusa di coinvolgimento in un’operazione di intelligence. Le autorità russe lo hanno accusato in particolare di aver ottenuto illegalmente una Usb contenente informazioni sul personale delle agenzie di sicurezza. Whelan ha sempre respinto le accuse sostenendo che nella Usb ci fossero soltanto le foto di un viaggio.
A far sperare oggi l’ex marine, più di ogni rassicurazione, sono state le recenti dichiarazioni pubbliche. Il presidente statunitense Joe Biden, intervenendo alla cena dei corrispondenti alla Casa Bianca, si è pubblicamente impegnato a “lottare finché Whelan non sarà riportato a casa”. Mentre lo scorso aprile la sorella di Paul Whelan, Elizabeth, è stata invitata a intervenire davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite proprio durante la presidenza di turno della Russia. “È stato divertente, siamo rimasti qui in prigione a guardare in tv mia sorella parlare alle Nazioni Unite. Tutti erano ipnotizzati dal fatto che questo genere di cose potesse accadere”, ha commentato. “E ho detto: ‘Sapete, in America e in Canada, Inghilterra, Irlanda, questo è il genere di cose che facciamo. Abbiamo la libertà di parlare e di parlare in un luogo come l’Onu’”.
In tv Whelan ha rischiato di finirci in prima persona, ma sui media statali russi che volevano intervistarlo per scopi di propaganda. Alcuni dei detenuti della sua colonia penale, ha raccontato l’ex marine a Cnn, sono stati reclutati per andare al fronte come mercenari.
Nel complesso, dice Whelan, la situazione nella sua prigione non è delle peggiori, nonostante anche lì inizi a farsi sentire l’effetto delle sanzioni contro la Russia seguite all’offensiva russa in Ucraina. “Il cibo non è molto buono. Le sanzioni colpiscono duramente. Tutto è annacquato. Le cure mediche e dentistiche sono fornite a pagamento”, ha detto.
Più di tutto Whelan lamenta “i soliti dolori e la sofferenza del lavoro forzato”, nonché le “scarse condizioni di vita”. “È un promemoria quotidiano di dove sono e da quanto tempo sono qui”.
“Ci sarà una fine a tutto questo, e spero che arrivi prima o poi, ma è deprimente dover affrontare tutto questo ogni giorno”, ha aggiunto l’ex marine precisando che la sua vita “non dovrebbe essere considerata meno preziosa o importante di altre che sono state oggetto di scambi di prigionieri in precedenza”.
Il riferimento è abbastanza chiaro. Dal 2018 a oggi, si è spesso fatto il nome di Whelan come pedina di scambio per il rilascio di detenuti russi di rilievo presenti nelle carceri statunitensi, come l’“agente straniera” Maria Butina o il trafficante d’armi Viktor But.
La prima è stata rilasciata e rimpatriata nel 2019 dopo solo 18 mesi di detenzione, mentre il “mercante di morte” Viktor But è stato inaspettatamente rilasciato nel dicembre 2022 in cambio della scarcerazione della cestista statunitense Brittney Griner, detenuta in Russia per “detenzione di stupefacenti”.
Nonostante le tensioni internazionali abbiano acuito gli attriti bilaterali, lo scorso anno è stato rilasciato anche il militare statunitense Trevor Reed in cambio della scarcerazione del pilota russo Konstantin Jaroshenko. Whelan, invece, è rimasto nella sua cella in Mordovia e teme che il suo caso possa essere nuovamente scavalcato nell’ordine delle priorità ora che il caso Gershkovich ha occupato una nuova pagina dell’agenda bilaterale. Da qui il suo appello a Biden: “Signor Presidente, sono tenuto in ostaggio da più di 52 mesi e l’unico crimine che ho commesso in Russia è quello di essere cittadino americano. La libertà non è gratis, ha un prezzo. Ma la perdita della libertà è ancora più costosa e la sconto ogni giorno che la Russia mi trattiene. Per favore, mantenga le sue promesse e i suoi impegni, renda davvero la mia vita una sua priorità e mi riporti a casa”.