Portogallo, il sogno diventa incubo: lo scandalo per la tratta dei giovani calciatori
di Daniele MastrogiacomoRagazzi, spesso bambini, attirati con la prospettiva di diventare stelle del calcio e poi tenuti prigionieri, ricattati, costretti a fare i propri bisogni nei catini di plastica piazzati ai piedi dei letti nelle stanze dove erano chiusi a chiave. Una tratta delle giovani promesse dello sport più amato al mondo. Tratta di esseri umani, pescati nei paesi più poveri dell’Africa, del Centro e Sud America, dell’Asia.
Si trasforma in un vero e proprio scandalo l’inchiesta nata da una serie di denunce e culminata con un blitz della polizia nella sede della Bsports Academy, una nota accademia del calcio situata a Riba d’Ave, nel comune di Vila Nova de Famalicao, distretto di Braga, nel nord del Portogallo. Gli ispettori del Servizio stranieri e frontiere (Sef) hanno scovato 114 giovani, tra i 13 e i 22 anni, rinchiusi all’ultimo piano della struttura in preda all’angoscia.
Ragazzi, spesso bambini, attirati con la prospettiva di diventare stelle del calcio e poi tenuti prigionieri, ricattati, costretti a fare i propri bisogni nei catini di plastica piazzati ai piedi dei letti nelle stanze dove erano chiusi a chiave. Una tratta delle giovani promesse dello sport più amato al mondo. Tratta di esseri umani, pescati nei paesi più poveri dell’Africa, del Centro e Sud America, dell’Asia.
Si trasforma in un vero e proprio scandalo l’inchiesta nata da una serie di denunce e culminata con un blitz della polizia nella sede della Bsports Academy, una nota accademia del calcio situata a Riba d’Ave, nel comune di Vila Nova de Famalicao, distretto di Braga, nel nord del Portogallo. Gli ispettori del Servizio stranieri e frontiere (Sef) hanno scovato 114 giovani, tra i 13 e i 22 anni, rinchiusi all’ultimo piano della struttura in preda all’angoscia.
È stata perquisita anche la casa di Mario Costa, gestore della scuola ma soprattutto presidente dell’Assemblea generale (Ga) della Lega calcio professionistico portoghese. È indagato per traffico di esseri umani. L’alto dirigente si è messo a disposizione dei magistrati. Ma il suo coinvolgimento ha fatto rumore negli ambienti calcistici del paese lusitano. La Liga Portugal si è dichiarata sorpresa e ha preso subito le distanze.
“Sebbene i fatti riportati dai media non siano in alcun modo legati alla posizione ricoperta dal dottor Mario Costa nella Liga, l’assemblea sta seguendo lo sviluppo del procedimento in attesa di ulteriori dati, sempre nel rispetto del principio di presunzione di innocenza e anche in difesa dei principi di etic e trasparenza dell’istituzione”.
Il Portogallo ha una storica tradizione nel trovare ragazzini che poi si rivelano dei campioni. La richiesta è massiccia. Giocare a calcio, pagati magari anche a peso d’oro, coccolati, ammirati, circondati dal glamour di quel mondo che può garantirti una parte di vita di successo, è l’ambizione di migliaia di giovani. Soprattutto in Africa e in America Latina.
C’è però una condizione: se decidono di lasciare prima di 11 mesi i genitori si impegnano a pagare l’intera retta, spedire una lettera scritta in cui chiedono espressamente la partenza del loro ragazzo e pagare anche il viaggio di ritorno a casa. Una cifra consistente che la maggior parte delle famiglie, povere e poverissime, di solito non è in grado di sborsare.
La vita all’interno dell’accademia è dura. I più piccoli soffrono dei limiti di movimenti che vengono loro imposti. Dormono in camerate poco pulite, non possono neanche andare al bagno che si trova al piano terra di una palazzina vicina. La porta è chiusa con un lucchetto e viene aperta solo quando c’è la colazione. I propri bisogni bisogna farli nella camerata, in un catino di plastica che spesso va condiviso. Alcuni non reggono. Vogliono andare via. Telefonano ai propri genitori, raccontano come vivono.
Confermano le notizie che iniziano a circolare tra le famiglie dei loro compagni, raccontano l’esperienza vissuta. Tre giovani della Guinea, rivela Rtp, la tv pubblica portoghese, hanno anche minacciato di suicidarsi nel tentativo di recuperare i propri documenti. Alla fine è intervenuta la magistratura che due giorni fa ha ordinato il blitz nel nord del Portogallo.
Stando alle testimonianze raccolte dalla tv, Mario Costa “gestiva con il pugno di ferro” il Bsports. Molti sostengono che il suo obiettivo più che allenare era vendere il progetto ad altre federazioni. In un edificio di tre piani, 12 aule erano state trasformate in dormitori. Una fonte ha raccontato che i pagamenti non venivano più effettuati alla società che garantiva la presenza di tre insegnanti giornalieri. I ragazzi hanno smesso di frequentare le lezioni diverse settimane fa. Trai suoi aderenti ci sono personaggi di spicco del mondo dello sport, procuratori, ambasciatori e un ex deputato. Ha un profilo Facebook con 12 mila like e 16 mila follower.
Nell’opuscolo informativo si garantisce “una formazione professionale completa e certificata”. La struttura è definita “il ponte tra il talento e tutte le istituzioni sportive”. Il programma “promuove una preparazione e un’integrazione professionale globale e completa”. Un invito a tentare la sorte. Una beffa che ha ingannato e deluso ragazzi e bambini di Guinea, Peru, Congo, Salvador, Giappone, Colombia, Messico e Brasile.