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La Wagner perde pezzi. Mosca prende il controllo della fabbrica dei troll

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Ora l’obiettivo del Cremlino è mettere al sicuro le operazioni in Siria, Libia e Mali. Formalizzato ieri il divieto di tornare sul fronte ucraino
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Dopo la rivolta armata andata a vuoto, il Cremlino mette subito le mani sul pezzo più facile dell’impero di Evgenij Prigozhin: il Gruppo Media Patriot, evoluzione della cosiddetta fabbrica dei troll di San Pietroburgo che da dieci anni si occupa di condizionare a favore della Russia l’opinione pubblica nel mondo – con ogni genere di trucco.

Il Gruppo si era espanso fino ad avere un’agenzia di stampa e quattro siti di informazione che assieme fanno ventisei milioni di visitatori al mese, più dell’agenzia ufficiale Tass, ed era considerato una creatura di Prigozhin.

(ansa)

Lui però adesso è nascosto da qualche parte, in teoria in esilio in Bielorussia ma non c’è certezza, il Patriot è fermo da sei giorni e secondo i media russi il suo direttore di fatto, Ilya Gorbunov, è in cerca di un compratore. Fonti dello staff dicono che il gruppo finirà presto sotto la supervisione diretta dell’amministrazion…

Dopo la rivolta armata andata a vuoto, il Cremlino mette subito le mani sul pezzo più facile dell’impero di Evgenij Prigozhin: il Gruppo Media Patriot, evoluzione della cosiddetta fabbrica dei troll di San Pietroburgo che da dieci anni si occupa di condizionare a favore della Russia l’opinione pubblica nel mondo – con ogni genere di trucco.

Il Gruppo si era espanso fino ad avere un’agenzia di stampa e quattro siti di informazione che assieme fanno ventisei milioni di visitatori al mese, più dell’agenzia ufficiale Tass, ed era considerato una creatura di Prigozhin.

(ansa)

Lui però adesso è nascosto da qualche parte, in teoria in esilio in Bielorussia ma non c’è certezza, il Patriot è fermo da sei giorni e secondo i media russi il suo direttore di fatto, Ilya Gorbunov, è in cerca di un compratore. Fonti dello staff dicono che il gruppo finirà presto sotto la supervisione diretta dell’amministrazione presidenziale e poi arriverà un’offerta di acquisto del gruppo media del banchiere Yuri Kovalchuk, amico personale di Putin.

Il Patriot ha la sede a San Pietroburgo, in casa del presidente russo, ed è il boccone più a portata di mano. Togliere alla Wagner i suoi asset e le operazioni all’estero – con i profitti collegati – sarà più difficile.

Il giorno dopo l’ammutinamento, il presidente Vladimir Putin ha spedito il vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov a Damasco, in Siria, per avvertire il presidente Bashar al Assad che i mercenari della Wagner “non possono più agire in modo indipendente”, scrive il Wall Street Journal.

Intanto i soldati russi di stanza in Siria arrestavano i tre comandanti locali della Wagner. Bogdanov è l’uomo che da dodici anni gestisce il dossier Damasco per conto del Cremlino ed è abituato a gestire casi complicati, ma questo è senza precedenti. La Wagner in Siria si occupa di tutte le operazioni sul terreno e a volte di quelle in aria da almeno sei anni, gode di un’immunità totale e gestisce come un affare a lato l’estrazione di petrolio nella zona orientale del Paese.

Rimpiazzare quegli uomini con soldati regolari mandati da Mosca non è semplice: i militari e i piloti esperti mancano persino per fare la guerra in Ucraina, non ne avanzano molti da spedire altrove. Inoltre, quando ci sono perdite fra quelli della Wagner l’impatto sull’opinione pubblica a casa in Russia è pari a zero: sono mercenari, è una loro scelta.

Ecco allora la missione di Bogdanov: fare in modo che gli uomini di Prigozhin continuino a operare, ma in modo "non indipendente”. Tenere i mercenari al loro posto, ma metterli sotto controllo e sbarazzarsi dei comandanti se non obbediscono.

Altri emissari di Putin stanno tentando la stessa cosa nelle basi africane: in Libia, dove la Wagner è stata alleata del generale Haftar nella guerra civile contro Tripoli; in Mali, dove in pratica il gruppo ha sostituito i soldati delle missioni straniere e persino il contingente delle Nazioni Unite, cacciati via dai locali; in Sudan, dove controlla il traffico di oro; e nella Repubblica Centrafricana, dove si occupa della sicurezza e dell’estrazione di diamanti.

La Russia deve riuscire a disconnettere i mercenari, con tutta la loro esperienza e i loro contatti accumulati in questi anni, e a rimpiazzarli con uomini fedeli e dello stesso livello – che però non ha – oppure ridurli all’obbedienza. Lo deve fare anche per tagliare le fonti di incasso di Prigozhin: i corpi di spedizione Wagner in Africa assieme contano almeno cinquemila combattenti e generano profitti per sessanta milioni di dollari l’anno.

Ci sono negoziati frenetici in corso, ma avviene tutto in modo riservato e da fuori non è ancora possibile vederne gli effetti. Per questo tre giorni fa il ministro degli Esteri, Sergeij Lavrov, è stato ambiguo e ha dichiarato che non cambia nulla, “i nostri istruttori militari nei Paesi africani restano al loro posto”, che è una definizione adatta sia agli uomini della Wagner sia al personale della Difesa. Gli interlocutori africani stanno rispondendo per adesso che loro tengono più alla Russia che a Wagner.

L’unico teatro di operazioni perso da Prigozhin, per ora, è il Donbass ucraino - abbandonato sabato per andare a Rostov -: la decisione di estrometterli definitivamente è stata annunciata, ieri ma costerà a Putin la forza migliore che aveva a disposizione.

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