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Foche killer e vampiri di mare: le acque americane non sono mai state così pericolose. E la colpa è dell’inquinamento

Alcuni esemplari di lampreda di mare / Foto Fernando Losada Rodríguez

 
Da Long Island ai Grandi Laghi, cresce il numero di animali dai comportamenti sempre più aggressivi come i leoni marini vittime di danni al cervello per avvelenamento da alghe
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NEW YORK - Quasi cinquant’anni dopo l’uscita di Lo Squalo di Steven Spielberg, la situazione nelle acque americane non è migliorata per i bagnanti: gli squali attaccano fino a pochi metri dalle spiagge di Long Island, New York, mentre in California i leoni marini hanno cominciato ad aggredire le persone e nei Grandi Laghi, a nord, sono tornate le lamprede di mare, chiamate “vampiri”, che si attaccano alla testa di trote e salmone e succhiano via i liquidi vitali.

Gli ultimi due fenomeni sono le vere novità dell’estate americana. In California è stato lanciato l’alert in vista della festività del 4 luglio a stare attenti ai leoni marini, che comunemente vengono definite foche dalle grandi orecchie. Non è che siano diventati improvvisamente cattivi. La loro insolita aggressività è legata all’inquinamento ambientale.

NEW YORK - Quasi cinquant’anni dopo l’uscita di Lo Squalo di Steven Spielberg, la situazione nelle acque americane non è migliorata per i bagnanti: gli squali attaccano fino a pochi metri dalle spiagge di Long Island, New York, mentre in California i leoni marini hanno cominciato ad aggredire le persone e nei Grandi Laghi, a nord, sono tornate le lamprede di mare, chiamate “vampiri”, che si attaccano alla testa di trote e salmone e succhiano via i liquidi vitali.

Gli ultimi due fenomeni sono le vere novità dell’estate americana. In California è stato lanciato l’alert in vista della festività del 4 luglio a stare attenti ai leoni marini, che comunemente vengono definite foche dalle grandi orecchie. Non è che siano diventati improvvisamente cattivi. La loro insolita aggressività è legata all’inquinamento ambientale.

Secondo Sam Dover, direttore del Channel Islands Marine & Wildlife Institute, un istituto del sud della California che si occupa di proteggere e curare le creature marine, sette leoni marini si sono ammalati al cervello a causa dell’inquinamento prodotto da certi tipi di alghe che si trovano al largo.

L’avvelenamento è legato all’emissione di acido domoico, una neurotossina emessa dalle alghe e che, assunta per via alimentare, provoca la morte di leoni marini, capodogli e delfini, in particolare nella baia californiana di Monterey. Secondo gli esperti, questo fenomeno avrebbe provocato la pazzia nelle foche, rendendole più aggressive, al punto che alcune di loro, negli ultimi tempi, hanno morso tre bagnanti, due surfisti, un ragazzo che pagaiava a bordo di una canoa e un sub.

“E molti attacchi - ha spiegato Dover all’agenzia americana di news Axios - sono avvenuti nella contea di Los Angeles”.

La polizia di Orange County ha fatto mettere avvisi lungo le spiagge a Salt Creek e Strands, dopo che due persone sono state aggredite da leoni marini malati. Da maggio sono centinaia gli esemplari di foche che si ammalano o muoiono nelle acque del centro e sud della California. Gli esperti parlano di “cifre senza precedenti”.

L’inquinamento delle alghe sarebbe legato, tra gli altri, al cambiamento climatico: il riscaldamento delle acque facilita la dispersione delle neurotossine. L’acido demoico attacca il cervello e il cuore, provocando tagli profondi. I leoni marini sono i più a rischio. Molti di loro muoiono d’infarto. Ai bagnanti è stato consigliato di tenersi almeno a una quindicina di metri di distanza e non provare a intervenire da soli.

Quello che succede, invece, nella regione dei Grandi Laghi, tra il Nord degli Stati Uniti e il Canada, un’area vasta che abbraccia Pennsylvania, Michigan, Indiana, Minnesota, Wisconsin e Ontario, riguarda al momento i pesci. Un inquietante parassita chiamato “pesce vampiro” è tornato a infestare le acque dolci della zona.

Le lamprede di mare hanno la bocca dentata, si attaccano alle teste di trote e salmoni e succhiano via i liquidi vitali. Secondo gli esperti, questi predatori, dalla forma di anguille lunghi più di un metro, nel corso degli anni sono passati dall’oceano Atlantico ai Grandi Laghi, dove da tempo stanno mettendo a rischio anche l’intero settore della pesca.

Secondo le agenzie federali dell’ambiente, in cento anni la presenza di trote si è quasi azzerata, proprio a causa dei “vampiri”. Molti pesci mostrano fori in testa, larghi come una moneta da un cent. In passato era stato fatto un intervento per ridurre la presenza dei predatori vampiri, ma durante il periodo della pandemia le lamprede si sono moltiplicate. Tenerle sotto controllo implica costi enormi: ci vogliono tra i 15 e i 20 milioni di dollari l’anno. Ma in assenza di intervento, i costi alla fine potrebbero risultare maggiori.

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