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Presidenziali anticipate in Uzbekistan, Mirziyoyev verso sicura vittoria

Il presidente uzbeko al voto

 
Grazie alla recente riforma costituzionale sul "modello Putin", il leader potrà restare in carica virtualmente fino al 2037. Ma si trova ad affrontare "l'enigma del riformatore"
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MOSCA – Non ci saranno sorprese alle presidenziali anticipate che si tengono oggi in Uzbekistan, l’ex Repubblica sovietica senza sbocco sul mare che con 35 milioni di abitanti è la più popolosa tra i Paesi dell’Asia centrale.

Con tre rivali simbolici, il presidente uscente Shavkat Mirziyoyev, 65 anni, è destinato a sicura vittoria e potrà restare virtualmente in carica fino al 2037. Eletto nel 2016 e riconfermato nel 2021, Mirziyoyev si sarebbe dovuto fare da parte nel 2026, ma lo scorso aprile ha indetto un referendum costituzionale sul modello di quello voluto da Vladimir Putin in Russia nel 2020 che, non solo ha azzerato il conteggio dei suoi precedenti mandati, ma ha esteso la durata di quelli futuri da cinque a sette anni.

promessa del “Nuovo Uzbekistan”

Lo slogan di Mirziyoyev è “Nuovo Uzbekistan”. Da quando ha preso il potere, Mirzioev ha introdotto una serie di riforme politiche ed economiche che hanno aperto il suo Paese al mondo dopo il quarto di secolo d’isolamento sotto…

MOSCA – Non ci saranno sorprese alle presidenziali anticipate che si tengono oggi in Uzbekistan, l’ex Repubblica sovietica senza sbocco sul mare che con 35 milioni di abitanti è la più popolosa tra i Paesi dell’Asia centrale.

Con tre rivali simbolici, il presidente uscente Shavkat Mirziyoyev, 65 anni, è destinato a sicura vittoria e potrà restare virtualmente in carica fino al 2037. Eletto nel 2016 e riconfermato nel 2021, Mirziyoyev si sarebbe dovuto fare da parte nel 2026, ma lo scorso aprile ha indetto un referendum costituzionale sul modello di quello voluto da Vladimir Putin in Russia nel 2020 che, non solo ha azzerato il conteggio dei suoi precedenti mandati, ma ha esteso la durata di quelli futuri da cinque a sette anni.

promessa del “Nuovo Uzbekistan”

Lo slogan di Mirziyoyev è “Nuovo Uzbekistan”. Da quando ha preso il potere, Mirzioev ha introdotto una serie di riforme politiche ed economiche che hanno aperto il suo Paese al mondo dopo il quarto di secolo d’isolamento sotto l’autocrate Islam Karimov di cui è stato primo ministro per 13 anni.

Mirziyoyev ha revocato i controlli sulla valuta incoraggiando gli investimenti dall’estero e aperto il Paese al turismo. Ha inoltre sradicato il lavoro forzato nei campi di cotone, una delle principali fonti di reddito da esportazione, dove sotto Karimov erano costretti a lavorare più di 2 milioni di uzbeki.

A livello interno, tuttavia, è cambiato poco. Sono state consentite libertà limitate ai media, ma la scorsa settimana Gazeta.ru, uno dei media privati sbocciati sotto Mirziyoyev, ha rimosso senza spiegazioni un articolo sull’anniversario della rivolta nella regione del Karakalpakstan che definiva “una tragedia che avrebbe potuto essere evitata”.

Almeno 21 persone erano morte secondo i rapporti ufficiali, molte di più secondo i media, negli scontri tra le forze di polizia e la minoranza locale che protestava contro un emendamento costituzionale – poi ritirato – che avrebbe revocato lo statuto speciale di regione semi-autonoma.

I tre rivali simbolici e il convitato di pietra

Secondo un rapporto pre-elettorale degli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), “il panorama politico è rimasto invariato e nessuno dei cinque partiti politici parlamentari si oppone apertamente alle politiche e all'agenda del presidente”.

Contro Mirziyoyev sono candidati un ex ministro dell’Istruzione, un ex funzionario forestale di alto rango e un giudice fresco di un mandato al Senato, ma sono rimasti per lo più in silenzio da quando la campagna è iniziata lo scorso maggio.

Il 2 luglio la tv di stato ha trasmesso il secondo dei due “dibattiti” sulle presidenziali, ma né Mirziyoyev né i suoi tre rivali hanno partecipato. L’ex rettore universitario diventato oppositore, Xidirnazar Allaqulov, è stato invece escluso dalla corsa e ha denunciato che ogni suo tentativo di fondare e registrare un partito politico è stato respinto dalle autorità.

L’enigma del riformatore

Secondo Rafael Sattarov, analista del think tank Carnegie Endowmnet for International Peace, Mirziyoyev si trova ad affrontare l’enigma del riformatore che “sta scoprendo che la richiesta di cambiamento dalla base sta ostacolando la sua campagna per consolidare il potere”.

“La vita era peggiore sotto Karimov, ma era inutile protestare, perché nessuno al vertice aveva promesso un ‘nuovo Uzbekistan’”, scrive. “L'appetito di cambiamento della società uzbeka sta crescendo: la gente vuole che le autorità mantengano le loro promesse. Ma questa richiesta di cambiamento politico è ora in contrasto con le esigenze dello stesso presidente, poiché le aperture alla democrazia e all'apertura sono ostacoli al consolidamento del potere”.

L’equilibrio in economia e politica estera

Nonostante i progressi, persistono anche le difficoltà economiche con molti uzbeki costretti a emigrare in Russia per sfamare le proprie famiglie. E ora che il rublo russo è più debole, Tashkent potrebbe assistere a una riduzione degli afflussi di valuta estera.

Come i leader di altre nazioni ex-sovietiche dell'Asia centrale che hanno stretti legami economici con Mosca, Mirziyoyev si muove da equilibrista evitando di sostenere l’offensiva russa in Ucraina, ma astenendosi dal condannarla.

Sta cercando di ridurre al minimo i danni collaterali delle sanzioni occidentali imposte contro la Russia. Ma, un tempo esportatore di energia, questa ex Repubblica sovietica ora consuma più petrolio e gas di quanto ne produca e ha dunque dovuto acquistare idrocarburi da Mosca.

Benché abbia mantenuto stretti legami con la Russia, l’Uzbekistan ha anche firmato una serie di accordi chiave con la Cina che è diventata il suo principale partner commerciale nell'ambito della “Belt and Road Initiative”.

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