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Ucraina, operazione Storm Shadow: i missili a lungo raggio che sfuggono alle difese aeree russe

(afp)
Forniti dal Regno Unito e adesso anche dalla Francia fanno parte dell’ondata più recente di aiuti militari. Utilizzati su per bersagli significativi, Kiev ha assicurato che li userà soltanto nel territorio ucraino occupato
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KIEV - La polizia polacca diventa nervosa al valico di frontiera per quaranta minuti, blocca la corsia di sinistra della strada, lascia che la coda delle macchine ferme sulla corsia di destra in attesa di entrare in Ucraina si allunghi. Se qualche passeggero prova a scendere per sgranchirsi le gambe nell’aria della sera gli ordinano di risalire sulla sua vettura.

“Devono passare aiuti umanitari”, dicono a chi chiede spiegazioni per quel trattamento. Arrivano cinque tir telonati, preceduti e seguiti da furgoni della polizia con i lampeggianti accesi. È un convoglio anonimo, viene preso in consegna dagli ucraini, sparisce al di là del confine diretto verso est e presto diventerà indistinguibile dal traffico normale.

Entrano così, ogni giorno, i carichi di armi che gli alleati occidentali forniscono all’Ucraina che resiste a oltranza all’invasione russa, inclusi i missili a lungo raggio Storm Shadow forniti dal Regno Unito e, da pochissimo tempo, anche dalla Francia.

Gli Storm…

KIEV - La polizia polacca diventa nervosa al valico di frontiera per quaranta minuti, blocca la corsia di sinistra della strada, lascia che la coda delle macchine ferme sulla corsia di destra in attesa di entrare in Ucraina si allunghi. Se qualche passeggero prova a scendere per sgranchirsi le gambe nell’aria della sera gli ordinano di risalire sulla sua vettura.

“Devono passare aiuti umanitari”, dicono a chi chiede spiegazioni per quel trattamento. Arrivano cinque tir telonati, preceduti e seguiti da furgoni della polizia con i lampeggianti accesi. È un convoglio anonimo, viene preso in consegna dagli ucraini, sparisce al di là del confine diretto verso est e presto diventerà indistinguibile dal traffico normale.

Entrano così, ogni giorno, i carichi di armi che gli alleati occidentali forniscono all’Ucraina che resiste a oltranza all’invasione russa, inclusi i missili a lungo raggio Storm Shadow forniti dal Regno Unito e, da pochissimo tempo, anche dalla Francia.

Gli Storm Shadow fanno parte dell’ondata più recente di aiuti militari, che si articola in tre passaggi: le munizioni a grappolo americane, il piano per consegnare aerei F-16 e addestrare piloti ucraini – che prenderà molti mesi nella più ottimistica delle previsioni – e i missili a lunga gittata come gli Storm Shadow. Al G7 di Vilnius, in Lituania, il ministro della Difesa inglese Ben Wallace si è lasciato sfuggire davanti a un microfono aperto, oltre ad alcune critiche contro gli ucraini che dovrebbero mostrare più gratitudine per le armi ricevute perché “non siamo Amazon”, che un missile Storm Shadow avrebbe centrato e fatto saltare in aria un deposito russo che conteneva duemilacinquecento tonnellate di munizioni.

È probabile che Wallace si riferisse all’attacco del 6 giugno a Rykove, piccola località sperduta sul bordo della Crimea che però ha una stazione ferroviaria e per questo era diventata un centro di stoccaggio per tutti i proiettili di artiglieria russi destinati al fronte di Zaporizhzhia, dove i soldati di Mosca resistono alla controffensiva ucraina. Un missile ha colpito gli hangar delle munizioni, le foto satellitari mostrano il prima e il dopo l’attacco, nel dopo c’è soltanto una spianata annerita. Secondo i canali Telegram russi specializzati in affari militari, che portano pezzetti di informazioni ogni giorno, quel giorno cinquantadue soldati di guardia sono morti e fra loro c’erano anche combattenti ceceni (“i barbuti”).

Non è dato sapere quanti siano gli Storm Shadow a disposizione degli ucraini, ma non sono molti e devono essere usati per bersagli significativi. Lunedì un missile di quel tipo ha raso al suolo l’Hotel Dune a Berdyansk, che affaccia sul mare di Azov, e ha ucciso un generale russo a due stelle, Oleg Tsokov, vice comandante del distretto meridionale delle Forze armate russe, che segue l’invasione nel settore di Zaporizhzhia. È il distretto militare che ha il suo quartier generale a Rostov, lo stesso occupato dai mercenari rivoltosi del gruppo Wagner all’alba del 24 giugno. Nel giro di due settimane quel comando – che è centrale nello sforzo bellico della Russia – è stato prima attaccato dagli ammutinati e poi ha visto il suo numero due ucciso dagli ucraini grazie a un’arma britannica e a informazioni precise d’intelligence. È un quadro abbastanza rappresentativo delle difficoltà del Cremlino in questo momento della sua cosiddetta “operazione speciale”.

L’hotel Dune è a più di cento chilometri dalla linea del fronte e quindi fino a maggio sarebbe stato fuori dalla portata delle armi ucraine, ma non è più così. L’anno scorso in questo periodo i soldati russi erano alle prese con i tiri di precisione dei razzi Himars, forniti dagli americani e capaci di arrivare a ottanta chilometri. Dopo aver subito la distruzione di decine di centri di comando e depositi di munizioni, avevano deciso di far arretrare tutte le installazioni importanti di qualche decina di chilometri per sottrarle al tiro a segno ucraino.

Adesso quella fascia di sicurezza superiore a ottanta chilometri non basta più, i russi sono esposti di nuovo al fuoco. Gli Storm Shadow volano a un’altezza media di trenta-quaranta metri, arrivano a trecento chilometri e hanno una caratteristica importante: riescono a sfuggire alle difese aeree delle truppe russe. Kiev ha assicurato che non li utilizzerà per colpire in territorio russo, ma soltanto in territorio ucraino occupato.

Due giorni fa il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che anche la Francia sta trasferendo una certa quantità di missili Storm Shadow all’Ucraina e questo mette pressione agli alleati come Germania e Stati Uniti, ancora riluttanti in questo campo.

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