Nato, Biden rassicura Kiev: “Non vacilleremo”. Poi l’invito a Meloni
dal nostro inviato Paolo MastrolilliVILNIUS — John Kennedy, padrone di altre capacità oratorie, all’apice della Guerra Fredda disse che lui era un berlinese per spiegare al mondo come tutti dovessero riconoscersi nel dramma della città tedesca divisa dall’imperialismo sovietico, e prendere posizione per salvare valori più alti come libertà e democrazia.
Joe Biden, per natura più prosaico, nel cuore della scellerata invasione putiniana dell’Ucraina ha detto che «gli Stati Uniti non possono prosperare senza un’Europa sicura». Lo ha fatto per raggiungere insieme due obiettivi: primo, garantire agli alleati atlantici che continuerà a difenderli per tutto il tempo necessario; secondo, spiegare agli elettori americani che tutto sommato conviene anche a loro, alla vigilia di una campagna presidenziale che minaccia di riportare le scelte divisive di Trump alla Casa Bianca. Però ha inquadrato questo impegno nella sfida globale in corso con le autocrazie, che come avvenne durante la Guerra Fredda richiederà a tutti di fare …
VILNIUS — John Kennedy, padrone di altre capacità oratorie, all’apice della Guerra Fredda disse che lui era un berlinese per spiegare al mondo come tutti dovessero riconoscersi nel dramma della città tedesca divisa dall’imperialismo sovietico, e prendere posizione per salvare valori più alti come libertà e democrazia.
Joe Biden, per natura più prosaico, nel cuore della scellerata invasione putiniana dell’Ucraina ha detto che «gli Stati Uniti non possono prosperare senza un’Europa sicura». Lo ha fatto per raggiungere insieme due obiettivi: primo, garantire agli alleati atlantici che continuerà a difenderli per tutto il tempo necessario; secondo, spiegare agli elettori americani che tutto sommato conviene anche a loro, alla vigilia di una campagna presidenziale che minaccia di riportare le scelte divisive di Trump alla Casa Bianca. Però ha inquadrato questo impegno nella sfida globale in corso con le autocrazie, che come avvenne durante la Guerra Fredda richiederà a tutti di fare una scelta di campo, per difendere una visione della vita antitetica all’oppressione, oltre all’integrità territoriale o la ricchezza economica.
Il discorso all’Università di Vilnius era stato presentato dalla Casa Bianca come il momento chiave della missione europea. È arrivato al termine di un vertice Nato che ha allargato l’Alleanza verso spazi impensabili, prima della stolta scelta autolesionista di Putin, nonostante il leader turco Erdogan tiri ancora un po’ la corda sull’ingresso della Svezia per strappare tutto il possibile. Ma soprattutto è venuto dopo la promessa di aprire la porta all’Ucraina, quando le condizioni lo permetteranno, accompagnata dal solenne impegno dei Paesi del G7 di continuare a fornire tutta l’assistenza economica e militare necessaria a Kiev nel lungo termine.
Inclusa l’Italia, che ha incassato il riconoscimento dell’invito a Giorgia Meloni per andare alla Casa Bianca il 27 luglio, anche se magari la premier avrebbe dovuto aspettare l’annuncio degli americani prima di vantarsene lei.
Davanti a tanta grazia Zelensky ha fatto marcia indietro, rispetto alle critiche del giorno prima, con cui aveva definito «assurda» la decisione Nato di non invitarlo subito ad entrare. Ieri ha ringraziato gli americani e gli alleati, «perché spendete questi soldi per salvare le nostre vite», e ha definito molto produttivo il bilaterale con Biden, «durato il doppio del previsto».
Nella delegazione americana non mancano le voci che definiscono l’intero incidente un gioco delle parti, dove il capo della Casa Bianca sapeva in anticipo che il collega di Kiev avrebbe dovuto fare un po’ di scena, prima di celebrare e rivendicare gli aiuti, le garanzie e le promesse ricevute. Perché la verità è che oggi l’Ucraina è davvero più forte, a partire dai caccia F-16 che dovrebbero iniziare a volare sui suoi cieli entro la primavera (ieri sera Biden ha anche detto che considererà l’invio di missili a lunga gittata), e Putin non può essere felice di aver raddoppiato in un colpo solo i chilometri di confine tra Russia e Nato.
Ma quando è salito sul palco allestito nel cortile dell’università, Biden aveva l’ambizione di andare assai oltre il vertice dell’Alleanza appena concluso. Certo, ha ringraziato la Lituania non solo per l’organizzazione impeccabile, a poche miglia dalla Bielorussia del vassallo putiniano Lukashenko, ma anche per essere stata la prima a ribellarsi con successo all’oppressione sovietica nel 1991. Ha ripetuto che «Putin ha fatto la scommessa sbagliata di supporre che il supporto a Kiev sarebbe finito. Difenderemo la libertà oggi, domani e per quanto servirà. Non vacilleremo».
Ha affermato che la prosperità americana è una funzione della sicurezza europea. Ma dopo è andato assai oltre, predicando che il mondo dovrebbe essere unito, dalla lotta contro i cambiamenti climatici alla difesa dell’ordine internazionale minacciato dalla Cina, perché nonostante tutto viviamo in un’era piena di opportunità. A patto di scegliere il campo, e prendere una posizione netta contro la sfida delle autocrazie.