Bogaev, il disertore ceceno fuggito in Germania che rischia di essere respinto
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Sui documenti tedeschi ha scritto che è “agnostico”. Già un atto di coraggio, per un musulmano cresciuto sotto il tacco di Kadyrov, il macellaio ceceno di Putin. E Bogaev - lo chiameremo così per proteggere la sua vera identità - ha un nome meraviglioso, ispirato a un grande combattente per la libertà dei tempi antichi. Ma non vuole sia rivelato, ha paura dei servizi segreti russi che hanno occhi ovunque.
Bogaev è scappato l’anno scorso dalla Cecenia per non doversi mettere l’uniforme russa e combattere in Ucraina. È un disertore. Ma è anche un ragazzo di venticinque anni che è stato operato miriadi di volte agli occhi, che in qualsiasi paese civile sarebbe stato esonerato. E che è anche stato picchiato selvaggiamente dalle squadracce di Kadyrov dopo un sopruso incredibile.
È fuggito in Germania, il Paese di un cancelliere, Olaf Scholz, che ha promesso di accogliere chiunque si sottragga alla guerra di Putin. Promessa vana, come testimoniano i disertori sempre…
BERLINO – Sui documenti tedeschi ha scritto che è “agnostico”. Già un atto di coraggio, per un musulmano cresciuto sotto il tacco di Kadyrov, il macellaio ceceno di Putin. E Bogaev - lo chiameremo così per proteggere la sua vera identità - ha un nome meraviglioso, ispirato a un grande combattente per la libertà dei tempi antichi. Ma non vuole sia rivelato, ha paura dei servizi segreti russi che hanno occhi ovunque.
Bogaev è scappato l’anno scorso dalla Cecenia per non doversi mettere l’uniforme russa e combattere in Ucraina. È un disertore. Ma è anche un ragazzo di venticinque anni che è stato operato miriadi di volte agli occhi, che in qualsiasi paese civile sarebbe stato esonerato. E che è anche stato picchiato selvaggiamente dalle squadracce di Kadyrov dopo un sopruso incredibile.
È fuggito in Germania, il Paese di un cancelliere, Olaf Scholz, che ha promesso di accogliere chiunque si sottragga alla guerra di Putin. Promessa vana, come testimoniano i disertori sempre più numerosi che rischiano il respingimento.
Bogaev è arrivato in Germania all’inizio di dicembre, vuole “imparare il tedesco e studiare ingegneria”, ci racconta al telefono da un luogo segreto in Baviera, dove ha trovato riparo in attesa di capire se riuscirà a chiedere asilo. Purtroppo, al di là della promessa di Scholz, non esistono regole europee che tutelino automaticamente i disertori russi.
Nel frattempo Bogaev è finito dunque in una situazione drammatica: le autorità tedesche minacciano di rispedirlo in Croazia, Paese europeo di primo approdo in base alle ottuse regole di Dublino. Quelle che fanno finta di ignorare le sistematiche violazioni dei diritti umani che avvengono in alcuni Paesi come la Bulgaria, la Croazia o l’Ungheria nei confronti dei disperati in cerca di riparo da guerre e persecuzioni.
In Cecenia, dov’è cresciuto, lo volevano arruolare. Ma Bogaev ha subito in prima persona anche le orrende vessazioni da parte delle milizie di Kadyrov. Durante la seconda guerra cecena la sua casa al centro di Grozny è stata distrutta. Gliene hanno promesso una nuova, esattamente nello stesso punto.
Un giorno ha scoperto che era stata già occupata. Quando è andato a reclamarla, la sera si è ritrovato quattro energumeni in casa, scagnozzi di Kadyrov, che volevano i documenti originali della casa. Quando si è rifiutato di darglieli, l’hanno picchiato con una tale violenza da procuragli una commozione cerebrale.
E gli hanno fatto capire che avrebbe fatto meglio a lasciare il Paese - pagando profumatamente, s’intende. Per sfuggire al reclutamento, alla violenza delle truppe di Kadyrov, ma anche per vivere da “agnostico”, Bogaev è partito. Un’odissea intrapresa nell’inverno del 2022 insieme a sua madre.
Dopo una tappa in Georgia, dove temevano ancora di essere riportati in Russia, Bogaev e sua madre si sono rimessi in viaggio in direzione Europa. Hanno attraversato la Turchia e la Bosnia. E all’inizio di dicembre sono approdati in Croazia, illusi di aver raggiunto l’Europa, ufficialmente un porto sicuro.
“Abbiamo attraversato la frontiera a piedi, e siamo stati arrestati poco dopo. Quando siamo arrivati alla stazione della polizia, ci hanno trattati come criminali. Poi ci hanno chiusi in venti in un container minuscoli, senza cibo né acqua”. Era dicembre, il freddo era pungente. E non potevano comunicare con nessuno: gli agenti croati gli avevano sequestrato i cellulari.
“Cominciammo a gridare perché nel container non c’era neanche un bagno. Dopo qualche ora ci hanno portati in un campo a Zagabria. Anche lì siamo stati lasciati soli, senza alcuna assistenza. Dopo quattro giorni siamo riusciti a scappare in Germania”. Adesso, grazie all’impegno della Chiesa evangelica che sta cercando di garantirgli almeno l’asilo ecclesiastico, Bogaev e sua madre sperano finalmente di trovare un po’ di pace.