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I.n.d.i.a, la grande coalizione contro Modi: 26 partiti uniti sulla scia della marcia di Rahul Gandhi

(afp)
In vista delle elezioni generali del 2024, inizia la campagna per impedire la terza vittoria del premier indiano. Primo intervento congiunto una mozione di sfiducia per le violenze nel Manipur
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Per cerca di impedire una terza vittoria elettorale del premier indiano Narendra Modi alle elezioni generali del 2024, una coalizione di 26 partiti politici si è compattata sotto a un acronimo promettente: I.n.d.i.a. La sigla significa Indian National Development Inclusive Alliance, ovvero l’Alleanza inclusiva indiana per lo sviluppo nazionale, e si propone di dare una risposta ai malumori nati dalle difficoltà dell’economia legate soprattutto alla disoccupazione in crescita, ma anche agli attacchi dei nazionalisti indù contro le minoranze religiose e agli spazi sempre più ristretti del dissenso nelle fonti d’informazione libere da influenze e autocensure.


L’I.n.d.i.a. è composta da una pletora di interessi molto dive…

Per cerca di impedire una terza vittoria elettorale del premier indiano Narendra Modi alle elezioni generali del 2024, una coalizione di 26 partiti politici si è compattata sotto a un acronimo promettente: I.n.d.i.a. La sigla significa Indian National Development Inclusive Alliance, ovvero l’Alleanza inclusiva indiana per lo sviluppo nazionale, e si propone di dare una risposta ai malumori nati dalle difficoltà dell’economia legate soprattutto alla disoccupazione in crescita, ma anche agli attacchi dei nazionalisti indù contro le minoranze religiose e agli spazi sempre più ristretti del dissenso nelle fonti d’informazione libere da influenze e autocensure.


L’I.n.d.i.a. è composta da una pletora di interessi molto diversi e spesso in conflitto tra loro a livello regionale. Ma il filo che è riuscito a riunire tante divergenze è senz’altro la marcia di 136 giorni di Rahul Gandhi, il delfino della famiglia, nipote di Indira e figlio di Rajiv, entrambi ex premier assassinati. L’autunno scorso, partendo dalla punta più a sud dell’India, Gandhi ha camminato fino al Kashmir, ai piedi dell’Himalaya, incontrando lungo la strada la gente del posto, discorrendo con le comunità, generando un senso di unitarietà che mancava da anni sulla scena politica dell’opposizione.

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Ed è grazie a questa marcia contro le differenze che dietro la scia del Congress Party si sono uniti il partito della carismatica governatrice del West Bengala, Mamata Banerjiee del Trinamool Congress, ma anche M. K. Stalin, governatore del Tamil Nadu, oltre al partito degli onesti, l’Aam Aadmi Party guidato da Arvind Kejriwal che governa il distretto metropolitano di Delhi.

A questa rosa di celebrità della politica di opposizione cui si sono aggiunti i partiti al governo negli Stati più poveri come il Bihar e il Jharkand, ma ci sono anche gli indù fondamentalisti del Shiv Sena del Maharashtra e il Partito comunista da decenni al potere nel Kerala. Inoltre, dato importante, ci sono anche molti partiti che sono i diretti concorrenti di questo primo elenco di alleati: i comunisti marxisti leninisti, i socialisti, i dravidici dell’MDMK e via riunendo quella che potrebbe apparire un po’ come un’armata Brancaleone, ma che, se si riuscirà a restare focalizzati sull’obiettivo di battere il popolare e amato Modi, non è escluso che porti delle sorprese.
Il primo intervento congiunto di questa I.n.d.i.a. è stato quello di chiedere una mozione di sfiducia in Parlamento per le violenze verificatesi nello Stato del Manipur negli scontri cruenti tra le minoranze dei Kuki contro i Meitei, nei quali da maggio a oggi sono morte più di 130 persone, mentre 50 mila sono ora sfollate. Non ci sono i numeri, con tutta probabilità, per scalfire la solidità del Bharatiya Janata Party (Bjp) che governa l’India dal 2014, ma è un primo passo che si fa sentire in tutto il Paese.

Dal Bjp rispondono con sicumera. “L’unico elemento unificante tra questi partitini è la brama di potere, la corruzione e l’amore per le dinastie. Questo è il vero filo che li unisce. Non gli importa nulla dello sviluppo della nazione o gli altri interessi nazionali,” ha commentato il portavoce del Bjp, Guru Prakash Paswan.

La risposta di Modi in una riunione con i parlamentari in cui ha promesso che l’India diventerà la terza potenza globale entro il 2030 se verrà rieletto (al momento è al quinto posto come volume del Pil) è stata ancora più sarcastica: “Creare una formazione che si chiama I.n.d.i.a. non ha alcun significato visto che anche la East India Company degli imperialisti britannici che ci hanno colonizzato conteneva la parola India.”

Quel che è certo di fronte a questo dato politico e alle prime mosse è che la lunga campagna elettorale indiana del 2024 è iniziata. E promette d’essere combattuta con maggior vigore della precedente.

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