Niger, la tentazione di Macron: aiuti ai soldati africani per reinsediare Bazoum
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — Un anno dopo aver dovuto subire l’umiliazione della ritirata dal Mali, Emmanuel Macron non è ancora uscito dalla trappola del Sahel. Il Niger era stato scelto proprio come base di ripiego per i militari francesi cacciati dai nuovi padroni filo-russi a Bamako.
Macron aveva puntato tutto sul legame con Mohamed Bazoum — ora agli “arresti domiciliari” — riposizionando circa 1.500 soldati nella base di Niamey. E aveva così messo fine all’intervento in Mali, una delle più lunghe e cruente missioni all’estero dai tempi dell’Indocina, lanciata nel 2013 dal presidente socialista François Hollande.
Difficile immaginare che, a pochi mesi di distanza da quella débâcle di cui gli effetti sono ancora in corso, Macron parta di nuovo in gue…
PARIGI — Un anno dopo aver dovuto subire l’umiliazione della ritirata dal Mali, Emmanuel Macron non è ancora uscito dalla trappola del Sahel. Il Niger era stato scelto proprio come base di ripiego per i militari francesi cacciati dai nuovi padroni filo-russi a Bamako.
Macron aveva puntato tutto sul legame con Mohamed Bazoum — ora agli “arresti domiciliari” — riposizionando circa 1.500 soldati nella base di Niamey. E aveva così messo fine all’intervento in Mali, una delle più lunghe e cruente missioni all’estero dai tempi dell’Indocina, lanciata nel 2013 dal presidente socialista François Hollande.
Difficile immaginare che, a pochi mesi di distanza da quella débâcle di cui gli effetti sono ancora in corso, Macron parta di nuovo in guerra nel Sahel. "È falso” ha ripetuto la ministra degli Esteri, Catherine Colonna, rispondendo all’ipotesi agitata dai golpisti di Niamey.
Ma il leader francese è stato tra i primi a reagire al golpe in Niger — sospendendo gli aiuti economici — e a minacciare rappresaglie se fossero attaccati cittadini o interessi francesi.
Il presidente francese Emmanuel Macron e il suo omologo del Niger Mohamed Bazoum a Parigi
E dietro le quinte non è escluso che la Francia fornisca appoggio logistico a un’eventuale missione dell’Ecowas, la comunità degli stati africani occidentali, che ha dato un ultimatum fino a domenica alla nuova giunta del generale Tiani.
"È un’opzione sul tavolo”, riconosce una fonte militare a Parigi, precisando che in prima linea per guidare un intervento dell’Ecowas ci sarebbero Nigeria e Ciad, in stretto dialogo con Parigi. La Francia potrebbe dare a questi due Paesi alleati mezzi, intelligence e unità di forze speciali. “Ma è ancora prematuro parlarne”, proseguono a Parigi.
Impossibile non tenere conto dei rischi di aprire un conflitto panafricano, alla luce delle reazioni dei Paesi filo-russi confinanti con il Niger, che si sono già dichiarati solidali con il generale Tiani. “In ogni caso — conclude la fonte militare a Parigi — l’eventuale aiuto della Francia sarebbe coordinato con altri Paesi europei e con gli Stati Uniti”.
Nell’attesa di capire fino a dove arriverà questa nuova crisi, il Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese, ha mandato due aerei non militari per evacuare i civili e un terzo è pronto a partire se ce ne fosse il bisogno. Al momento non si muovono invece i 1.500 militari francesi di base a Niamey dove sostano anche cinque droni Reaper e almeno tre caccia Mirage. "La giunta non ci ha dato comunicazioni sulla presenza militare francese” precisa una fonte da Parigi.
I francesi svolgono, insieme agli americani e altri europei, un importante ruolo di collaborazione con l’esercito nigerino. Se i putschisti del Niger mettessero fine agli accordi bilaterali la Francia potrebbe perdere uno dei suoi ultimi partner strategici nel Sahel nella lotta contro il jihadismo.
Per ora non ci sono neppure notizie di ostilità contro le attività di Orano, il gruppo francese che opera nel Nord del Niger per l’estrazione di uranio, attività strategica per il rifornimento delle centrali nucleari in Europa. Il contratto con le autorità nigerine è stato appena rinnovato a prezzi superiori ai valori del mercato, spiegano a Parigi, e non è detto che i golpisti abbiano interesse a disdirlo.
Nelle ultime ore Macron ha continuato ad avere contatti con il presidente Bazoum. A Parigi c’è ancora la speranza che il golpe non sia “definitivo”. Se così non fosse, il capo di Stato dovrà decidere come posizionarsi su un possibile “uso della forza” minacciato dall’Ecowas.
Dopo il golpe in Mali, anche le forze speciali francesi di stanza in Burkina Faso hanno dovuto lasciare il Paese l’anno scorso, cacciate dal regime emerso dal colpo di Stato del settembre 2022. Ora si vedrà quali conseguenze porterà il golpe in Niger, ex colonia francese indipendente dal 1960.
Nel Sahel gli ultimi alleati della Francia restano Ciad e Mauritania con regimi comunque fragili e non al riparo da eventi di destabilizzazione favoriti dalla Russia.