Un nuovo premier per il Niger: l’ultima manovra dei golpisti
di Beatrice BianchiAli Lamine Zeine
(afp)Sono due settimane che il presidente Bazoum è ostaggio dei golpisti, due settimane che il mondo guarda al Niger e a quella che ormai è diventata una scacchiera della geopolitica mondiale. In Niger in questi giorni si scrive il nuovo capitolo della storia della democrazia in Africa e di quella che possiamo definire una nuova guerra fredda di influenze tra Occidente e Russia.
Ne è la riprova il tentativo di mediazione di ieri della vice-segretaria di Stato americana Victoria Nuland, che tuttavia non ha dato gli esiti sperati. Dal futuro del Niger dipendono non solo la stabilità della regione, ma anche le relazioni con l’Europa.
Restano gli interrogativi sulle scelte strategiche del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp), che in pochi giorni ha operato nel tentativo di…
Sono due settimane che il presidente Bazoum è ostaggio dei golpisti, due settimane che il mondo guarda al Niger e a quella che ormai è diventata una scacchiera della geopolitica mondiale. In Niger in questi giorni si scrive il nuovo capitolo della storia della democrazia in Africa e di quella che possiamo definire una nuova guerra fredda di influenze tra Occidente e Russia.
Ne è la riprova il tentativo di mediazione di ieri della vice-segretaria di Stato americana Victoria Nuland, che tuttavia non ha dato gli esiti sperati. Dal futuro del Niger dipendono non solo la stabilità della regione, ma anche le relazioni con l’Europa.
Restano gli interrogativi sulle scelte strategiche del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp), che in pochi giorni ha operato nel tentativo di consolidare il controllo politico sul Paese e di acquisire una legittimità istituzionale. Tra queste, la decisione di sospendere le istituzioni governative, di nominare il generale Tiani come presidente, di insediarsi come unico organo di governo, di nominare nuovi governatori per ogni regione e, da ultimo, la nomina di Ali Mahaman Lamine Zeine a primo ministro. Quest’ultimo ha il curriculum classico dell’alto funzionario.
L’allora presidente Tandja lo aveva nominato nel 2001 direttore del suo gabinetto, poi ministro delle Finanze per risanare una situazione economica caotica fino al 2010.
Fin dall’inizio del colpo di stato è parso chiaro che la giunta non fosse coesa, al punto che fonti nigerine parlano di un colpo di stato nel colpo di stato: ovvero la decisione presa, a golpe già effettuato, dagli altri corpi militari di sostenere la guardia presidenziale del generale Tiani per evitare un confronto armato.
Le negoziazioni si sono prolungate per due giorni, e solo venerdì 28 luglio il Cnsp ha nominato Tiani come capo di Stato. Una scelta controversa in quanto Tiani, fedelissimo del predecessore di Bazoum, non è un uomo di consenso tra le truppe. I cosiddetti “uomini forti” sono altri: il generale Mody, ex Capo di Stato Maggiore dell’esercito rimosso dalle sue funzioni da Bazoum nel marzo scorso, poco dopo aver visitato il Mali, incontrato il colonnello Goita e, secondo quanto riportato da fonti interne alle cancellerie occidentali, il comandante locale di Wagner. L’altro leader di peso è il generale Barmou, capo delle forze speciali nigerine, conosciuto per le sue relazioni eccellenti con gli americani e ora nominato vicepresidente del Cnsp.
Negli ultimi giorni le pressioni dell’Ecowas e lo spettro di un possibile intervento militare sembrano aver in qualche modo contribuito a fare della giunta un gruppo più coeso, ma permangono i dubbi sulla stabilità delle alleanze. Come rimangono aperti anche gli interrogativi sulla posizione che assumeranno le truppe nigerine in caso di intervento militare esterno. L’arresto del comandante della guardia nazionale e di altri vertici militari il 31 luglio indica che non tutti i militari sostengono il Cnsp.
Consapevoli del fragile equilibrio su cui posa il colpo di stato e del peso non solo politico ma soprattutto economico delle sanzioni dell’Ecowas, i golpisti operano alacremente per alimentare i sostegni interni e, indirettamente, creare un fronte in loro sostegno che faccia presa su un pubblico occidentale. Da una parte possono contare su organizzazioni ultra-nazionaliste e anti-francesi della società civile nigerina, che da anni agiscono come antenne della propaganda alimentata dal gruppo Wagner; dall’altra pare ormai sempre più evidente che facciano leva sulle frustrazioni dell’opposizione guidata da Hama Amadou, da anni in esilio forzato in Francia, e che da Parigi proprio ieri ha rilasciato un’intervista volta a sostenere il Cnsp e ad alimentare la retorica contro l’Ecowas e la Francia. Da giorni i militanti dell’opposizione e i loro simpatizzanti all’estero si battono nel tentativo di legittimare i golpisti ed enfatizzare il loro sostegno popolare.
La giunta sta giocando su due fronti: quello della retorica nazionalista di un Niger minacciato da un intervento militare dell’Ecowas, presentato come pilotato dalla Francia, e quello del cambiamento politico con l’obiettivo di appoggiarsi sull’opposizione politica a Bazoum e soprattutto al suo partito.
Si tratta di una strategia rischiosa per due ragioni: perché non è detto che queste due linee di attacco coincidano, ne è la prova la nomina del primo ministro, noto per le sue posizioni anti-francesi ma allo stesso tempo non certo una figura nuova sulla scena politica nigerina e le cui relazioni con Hama Amadou sono un interrogativo aperto; e perché l’alleanza con Mali e Burkina Faso segna l’ingresso nella sfera di influenza di Wagner, una scelta che non può che alimentare la preoccupazione dell’Ecowas e dell’Occidente.
(analista politica, esperta Sahel Fondazione Med-Or)