Barmou, il generale golpista che ha tradito gli americani
di Daniele RaineriPer quasi trent’anni il generale nigerino Moussa Barmou ha lavorato, si è addestrato e ha studiato assieme a ufficiali del Pentagono, una di quelle lunghe amicizie internazionali che la Difesa americana incoraggia per avere ufficiali influenti nei posti che contano in Paesi turbolenti — un altro esempio è il generale libico Khalifa Haftar, che ha vissuto negli Stati Uniti così tanto da prendere il passaporto americano.
Ma il 26 luglio al momento del golpe Barmou ha voltato le spalle agli alleati di Washington, che in Niger tengono da anni un contingente di forze speciali impegnate nella lotta ai gruppi estremisti e una base di droni armati ad Agadez. Raggiunto dal Wall Street Journal, che gli ha chiesto se davvero potesse permettersi di rinunciare alla collaborazione s…
Per quasi trent’anni il generale nigerino Moussa Barmou ha lavorato, si è addestrato e ha studiato assieme a ufficiali del Pentagono, una di quelle lunghe amicizie internazionali che la Difesa americana incoraggia per avere ufficiali influenti nei posti che contano in Paesi turbolenti — un altro esempio è il generale libico Khalifa Haftar, che ha vissuto negli Stati Uniti così tanto da prendere il passaporto americano.
Ma il 26 luglio al momento del golpe Barmou ha voltato le spalle agli alleati di Washington, che in Niger tengono da anni un contingente di forze speciali impegnate nella lotta ai gruppi estremisti e una base di droni armati ad Agadez. Raggiunto dal Wall Street Journal, che gli ha chiesto se davvero potesse permettersi di rinunciare alla collaborazione sul campo con i Berretti verdi e alle informazioni di intelligence passate dagli americani, ha risposto: «Se è il prezzo da pagare per riacquistare la sovranità del mio Paese, allora sarà così». Poi ha troncato la conversazione.
Lunedì Barmou ha ricevuto nella capitale Niamey il vice segretario alla Difesa Victoria Nuland — che tenta di stabilire attraverso di lui un contatto funzionante con la giunta golpista — ma il loro incontro di due ore è stato «molto franco e difficile» e tradotto dal linguaggio diplomatico vuol dire che è stato un litigio duro e non ha prodotto alcun risultato. Il generale era stato coltivato con cura dal Pentagono. Era stato invitato a Washington a studiare al prestigioso National Defense College quando già era un ufficiale e poi aveva trascorso un periodo di addestramento a Fort Benning, la base delle forze speciali dell’esercito americano.
Era considerato il “nostro tipo” e anche il cervello militare che avrebbe dovuto lavorare in tandem con il cervello politico rappresentato dal presidente Bazoum — che però ora è agli arresti. In Niger invitava a casa sua gli ufficiali inglesi e americani (ma non i francesi, per astio atavico) e si racconta di una famosa cena a base di capra arrosto. Era il perno locale dell’investimento da cinquecento milioni di dollari fatto dalla Difesa americana in Niger, considerato un Paese strategico per la sua posizione nella lotta al terrorismo in Africa — cento milioni erano stati spesi per la base di droni.
Infine, era anche l’incarnazione delle contromisure adottate dagli Stati Uniti per contrastare l’ascesa del potere del gruppo di mercenari russi Wagner nel Sahel. Tutte queste cose ora, due settimane più tardi, non esistono più, sebbene l’Amministrazione Biden riponga ancora molte speranze nella possibilità di spaccare e mettere in crisi la giunta golpista.
Con il senno di poi, è chiaro che Barmou era uno dei soggetti più a rischio golpe, perché faceva parte del circolo ristretto di comandanti militari che avevano la fiducia del presidente Bazoum — al contrario di tutti gli altri, che erano costretti a ruotare molto spesso di ruolo in modo che non avessero la statura e il carisma necessari a organizzare un colpo di Stato. Tiani, il leader dei golpisti, era il capo della Guardia presidenziale, l’unità fidatissima che in teoria doveva proteggere Bazoum da eventuali golpisti. Barmou era “l’americano”. Entrambi al momento giusto hanno tradito le aspettative.