✕

Niger, ultimatum dell’Ecowas: “Pronti a intervenire militarmente contro la giunta appena arriverà l’ordine”

Il commissario alla sicurezza dell’organizzazione ha dichiarato: “Abbiamo discusso dei problemi umanitari potenziali. Ma quello che sta avvenendo fa parte di una serie di colpi di Stato nella regione, ai quali vogliamo cercare di mettere fine”
2 minuti di lettura

“Siamo pronti a intervenire appena l’ordine sarà dato”. È il messaggio dell’Ecowas (all’apparenza duro e intransigente, al di là delle divisioni e delle incertezze mostrate negli ultimi giorni) riguardo a un intervento militare in Niger, per liberare Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto due anni fa.

Dal giorno del golpe (il 26 luglio scorso) è prigioniero (e in condizioni sempre più dure) dei golpisti che hanno preso il potere nel paese, intorno al generale Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey. Non solo: i paesi della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale restano saldi nella richiesta a Tiani di farsi da parte e restituire il potere a Bazoum, nonostante su questo punto si siano notate aperture nei confronti del nuovo regime da parte degli Usa e anche dell’Italia.

“Siamo pronti a intervenire appena l’ordine sarà dato”. È il messaggio dell’Ecowas (all’apparenza duro e intransigente, al di là delle divisioni e delle incertezze mostrate negli ultimi giorni) riguardo a un intervento militare in Niger, per liberare Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto due anni fa.

Dal giorno del golpe (il 26 luglio scorso) è prigioniero (e in condizioni sempre più dure) dei golpisti che hanno preso il potere nel paese, intorno al generale Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey. Non solo: i paesi della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale restano saldi nella richiesta a Tiani di farsi da parte e restituire il potere a Bazoum, nonostante su questo punto si siano notate aperture nei confronti del nuovo regime da parte degli Usa e anche dell’Italia.

Ad Accra, capitale del Ghana, erano riuniti i capi di stato maggiore dei diversi Paesi dell’Ecowas, proprio per organizzare l’intervento militare minacciato dall’organizzazione. Alla fine dell’incontro, venerdì sera, l’Ecowas ha mostrato più fermezza di quanto s’immaginasse. Il commissario agli affari politici e alla sicurezza dell’Ecowas, Abdel-Fatau Musah, ha dichiarato: “Abbiamo discusso dei problemi umanitari potenziali. Ma quello che sta avvenendo in Niger fa parte di una serie di colpi di Stato nella regione, ai quali vogliamo cercare di mettere fine”.

Negli ultimi due anni anche Mali, Burkina Faso e Guinea sono passati sotto il controllo di giunte militari e sono scivolati in seguito (in particolare il Mali) nell'orbita russa e dei mercenari di Wagner. Alla fine del vertice di Accra, Musah ha ribadito che “l’opzione militare non è quella che preferiamo, ma ci siamo costretti a causa dell'intransigenza della giunta in Niger”.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) A_170024690A_170024690]]

“Siamo pronti a intervenire – ha aggiunto – appena l’ordine sarà dato”, facendo accenno al vertice politico dell’organizzazione e "abbiamo già fissato il giorno in cui interverremo. In ogni caso l'operazione sarà di breve durata e punterà a restaurare l’ordine costituzionale”. Insomma, a rimettere al potere Bazoum.

D’altra parte, in giornata Bola Tinubu, presidente della Nigeria, il colosso dell’Ecowas, con i suoi 215 milioni di abitanti, potenza economica e militare, aveva già rincarato la dose, durate un incontro con Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo: “Le condizioni della detenzione di Bazoum si deteriorano – ha sottolineato Tinubu -. Ogni nuova ed eventuale deteriorazione avrà serie conseguenze”.

Da parte sua Michel ha ribadito “il sostegno e l’appoggio totale dell’Unione europea alle decisioni dell’Ecowas e anche la condanna dura del colpo di mano inaccettabile in Niger”.

Se un intervento militare ci sarà, ci sono già alcuni paesi che hanno promesso soldati e mezzi. Si tratta della Nigeria (indispensabile per un progetto del genere) ma anche della Costa d’Avorio, del Benin e del Senegal. Due paesi dell’Ecowas, invece, sono del tutto contrari all’operazione militare e non hanno neppure inviato i loro rappresentanti ad Accra: sono la Guinea-Bissau e Capo Verde, con un peso comunque marginale nell’organizzazione.

Pure l’Algeria e il Ciad, che non fanno parte dell’Ecowas, ma condividono con il Niger lunghi confini, si oppongono all’intervento militare. Un altro ostacolo è rappresentato dall’Unione africana (Ua), che ha già manifestato forti reticenze riguardo al progetto. Proprio in queste ore una delegazione dell’Ecowas si trova ad Addis Abeba e sta incontrando i rappresentanti dell’Ua. Il negoziato sarebbe ostico e l’Unione africana potrebbe alla fine prendere una decisione ufficiale contraria all’opzione militare.

A remare contro rispetto all’operazione ci sono anche le opinioni pubbliche dei singoli paesi dell’Ecowas, soprattutto in Nigeria, dove la possibilità di fare la guerra ai vicini e “fratelli” nigerini è rifiutata, soprattutto nel Nord, che confina con il Niger.

La via diplomatica, comunque, resta aperta e sabato è già previsto che una delegazione dell’Ecowas si rechi a Niamey, nel tentativo d’incontrare Tiani e compagni: è l'ultima chance prima di passare alle armi? Nel Niger, intanto, restano 1500 soldati francesi e un migliaio di americani. L’Italia ne aveva 350, ma ha iniziato a evacuarli. Tutti, in ogni caso, restano chiusi nelle loro basi militari;

Leggi i commenti