L’Ecuador al voto tra povertà e narcotraffico. E in strada domina la violenza
di Elena BassoQUITO – Davanti al Colegio Central Técnico, uno dei più importanti seggi elettorali di Quito, la capitale dell’Ecuador, una coppia di mezza età discute animatamente. “Per liberarci dal narcotraffico serve un politico forte, uno che non abbia paura di sporcarsi le mani!”, dice l’uomo, mentre la donna controbatte: “Non è vero! Se vincerà la destra il Paese sarà ancora più in mano ai trafficanti. Abbiamo bisogno di qualcuno che pensi alla sicurezza, ma anche che aiuti la popolazione”.
I due continuano a camminare mentre i soldati al cancello controllano i loro documenti: oggi in Ecuador si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali e 100mila agenti delle forze dell’ordine sono stati schierati dal governo in tutto il Paese per proteggere i cittadini da possibili attacchi dei narcotrafficanti. Le misure speciali prese dal governo sono arrivate dopo che lo scorso 9 agosto uno dei candidati presidenziali Fernando Villavicencio è stato ucciso a Quito da un gruppo di sicari dopo un c…
QUITO – Davanti al Colegio Central Técnico, uno dei più importanti seggi elettorali di Quito, la capitale dell’Ecuador, una coppia di mezza età discute animatamente. “Per liberarci dal narcotraffico serve un politico forte, uno che non abbia paura di sporcarsi le mani!”, dice l’uomo, mentre la donna controbatte: “Non è vero! Se vincerà la destra il Paese sarà ancora più in mano ai trafficanti. Abbiamo bisogno di qualcuno che pensi alla sicurezza, ma anche che aiuti la popolazione”.
I due continuano a camminare mentre i soldati al cancello controllano i loro documenti: oggi in Ecuador si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali e 100mila agenti delle forze dell’ordine sono stati schierati dal governo in tutto il Paese per proteggere i cittadini da possibili attacchi dei narcotrafficanti. Le misure speciali prese dal governo sono arrivate dopo che lo scorso 9 agosto uno dei candidati presidenziali Fernando Villavicencio è stato ucciso a Quito da un gruppo di sicari dopo un comizio.
La giornata è tesissima in Ecuador e, anche se a scontrarsi saranno 8 candidati presidenziali, il Paese sembra spaccato in due: da una parte c’è chi sostiene Luisa González, la candidata progressista che vuole combattere la povertà che dilaga nel Paese e dall’altra parte chi vota per Jan Topíc, imprenditore ed ex soldato che vuole sconfiggere i narcotrafficanti ad ogni costo.
Prima dell’uccisione di Villavicencio, i sondaggi segnalavano il candidato al secondo posto, dopo González. Ma dopo l’agguato le intenzioni di voto dei cittadini ecuadoriani sembrano cambiate e, anche se González si mantiene stabile al primo posto, l’imprenditore Jan Topić – che, in caso di vittoria, ha promesso che userà la “mano dura” contro le bande di narcotrafficanti - sembra aver guadagnato molti voti.
Queste sono votazioni straordinarie, dovute al fatto che lo scorso maggio il presidente conservatore Guillermo Lasso ha sciolto il Parlamento per bloccare un provvedimento di impeachment (per appropriazione indebita) contro di lui.
Come spiega Manuel Macías, 34 anni, direttore della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Guayaquil: “Chi vincerà le elezioni governerà solo fino alla fine di questo mandato, quindi solo per un anno e mezzo. Anche se la sicurezza del Paese è stato il tema centrale della campagna elettorale, non so quanto davvero potrà fare il prossimo governo in così poco tempo”.
L’Ecuador per anni è stato considerato uno dei Paesi più sicuri dell’America Latina, ma progressivamente i cartelli della droga hanno cominciato a espandersi sempre più e ad essere sempre più potenti, tanto a Quito come nelle città costiere.
Oggi la maggior parte della cocaina che arriva in Europa – ben il 25% - parte dall’Ecuador, uno dei Paesi più piccoli dell’intero continente (conta 18mila abitanti). Le bande legate al narcotraffico terrorizzano la popolazione e, né le forze armate né il governo sembrano essere in grado di poter garantire la sicurezza dei cittadini.
La violenza è stata completamente normalizzata e nemmeno l’uccisione del candidato presidenziale Villavicencio sembra aver scosso molto la cittadinanza o il dibattito interno. I candidati hanno ridotto, o annullato, molti eventi finali della loro campagna elettorale e, durante le uscite pubbliche, indossano sempre il giubbotto antiproiettile. Negli ultimi giorni prima delle votazioni ci sono state varie sparatorie durante i comizi o vicino a politici che partecipano alle campagne dei candidati, ma – secondo quanto riporta la polizia locale - sembra che non fossero attentati.
Generalmente le elezioni politiche in America Latina sono molto seguite dai cittadini, i discorsi dei candidati durante i comizi sono molto appassionati e i sostenitori presenti sono sempre molti. Durante la campagna elettorale i cittadini discutono animatamente per chi voteranno ovunque: ai bar, nelle piazze, durante le cene familiari.
A Quito nei giorni precedenti alle votazioni le radio di tutti i taxi e dei bar trasmettevano continuamente gli spot radiofonici dei candidati o analisi sui diversi programmi politici. Il voto per le elezioni presidenziali in Ecuador è obbligatorio ma il seggio alla scuola Aurelio Bayas, a sud di Quito, nelle prime ore del mattino è quasi vuoto.
A votare oggi saranno 13,4 milioni di cittadini e i primi a farlo sono stati i detenuti nelle carceri del Paese che, negli ultimi anni, sono diventate i principali “luoghi di lavoro” dei narcotrafficanti che, da dentro le prigioni, reclutano nuovi membri e organizzano il lavoro all’esterno. La fila al seggio scorre velocemente, mentre i soldati controllano che dentro alle borse o zaini non ci siano armi.
“Sono tutti dei corrotti, i politici hanno rovinato questo Paese. Quindi voto per Jan Topić”, afferma Guillermo, 57 anni, taxista. “Ho votato per Luisa González – dice Yolanda, 41 anni, professoressa – È l’unica donna candidata e il suo programma è molto solido e strutturato”. È della stessa opinione Ricardo, operaio di 35 anni: “Per me è importante votare per chi pensa alle fasce più povere della popolazione, la mia famiglia ha sempre sostenuto Revolución Ciudadana, il partito di González, e io ho votato per lei”.
Anche se Luisa González, secondo i sondaggi, dovrebbe essere la vincitrice del primo turno, non è scontato che questo sia il risultato. Come avverte la politologa della Red de politólogas Emy Díaz Erazo: “In Ecuador non siamo abituati che i sondaggi ci dicano chi vincerà le elezioni. Di solito marcano una tendenza, ma storicamente non sono accurati.
E quest’anno è particolarmente complicato: il fatto che si sia dovuto togliere un nome dalle schede elettorali perché quel candidato è stato ucciso è un precedente violentissimo. Quello che i sondaggi hanno mostrato chiaramente è che il 50% degli intervistati è indeciso sul voto e credo che sia frutto della paura, di questo stato di terrore che si è generato a tutti i livelli nel Paese”. Le votazioni si terranno dalle 7 del mattino (orario locale) fino alle 17 e i primi risultati ufficiali saranno divulgati alle 19 circa