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Candidati nei bunker. Ecuador al voto blindato nel tentativo disperato di liberarsi dalla paura

La candidata Luisa Gonzales

 
I narcos hanno terrorizzato con la violenza candidati e cittadini fino all’apertura delle urne. Il Paese è militarizzato
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“Se vince Luisa speriamo che la lascino stare e non la uccidano”, sussurra una donna all’entrata del bunker. “Luisa” è Luisa González, la candidata favorita per le elezioni presidenziali dell’Ecuador e il bunker è il luogo dove i giornalisti e i politici (compresa la candidata) del partito Relovución Ciudadana, seguiranno lo spoglio dei voti.

A sfidarsi alle elezioni di domenica 20 agosto sono 8 candidati, ma quello che più preoccupa i cittadini e la comunità internazionale è la sicurezza. In Ecuador negli ultimi anni le bande legate al narcotraffico sono diventate sempre più potenti, insinuandosi nelle istituzioni e terrorizzando i cittadini.

La crescente ondata di violenza che si è sviluppata negli ultimi anni è culminata lo …

“Se vince Luisa speriamo che la lascino stare e non la uccidano”, sussurra una donna all’entrata del bunker. “Luisa” è Luisa González, la candidata favorita per le elezioni presidenziali dell’Ecuador e il bunker è il luogo dove i giornalisti e i politici (compresa la candidata) del partito Relovución Ciudadana, seguiranno lo spoglio dei voti.

A sfidarsi alle elezioni di domenica 20 agosto sono 8 candidati, ma quello che più preoccupa i cittadini e la comunità internazionale è la sicurezza. In Ecuador negli ultimi anni le bande legate al narcotraffico sono diventate sempre più potenti, insinuandosi nelle istituzioni e terrorizzando i cittadini.

La crescente ondata di violenza che si è sviluppata negli ultimi anni è culminata lo scorso 9 agosto, quando un gruppo di sicari ha ucciso a colpi di pistola il candidato presidenziale Fernando Villavicencio, 59 anni, dopo un comizio a Quito. Da allora il governo ha dichiarato lo Stato d’emergenza nel Paese e 100mila soldati sono stati schierati nelle strade e nei seggi per scongiurare eventuali attacchi dei narcotrafficanti.

Per il timore di altri agguati contro i candidati, i politici che si sono sfidati per le elezioni presidenziali hanno annullato o ridotto drasticamente gli eventi di chiusura della campagna. I candidati si muovono sempre con il giubbotto antiproiettile e circondati da una scorta armata. Fino all’ultimo momento non si sapeva se, per ragioni di sicurezza, sarebbe stato possibile per i candidati organizzare il consueto evento in cui i giornalisti e i politici del partito seguono lo spoglio dei voti.

(afp)

Nelle 48 ore precedenti al voto infatti si sono registrate diverse sparatorie vicino a luoghi dove si trovavano i candidati o politici legati alla campagna. La polizia esclude che si trattasse di altri attentati legati al narcotraffico, ma l’atmosfera è tesissima. Durante tutta la giornata di votazione decine di aerei della polizia hanno sorvolato il cielo sopra Quito e nelle altre città del Paese per controllare che convogli armati non si avvicinassero ai seggi o ai bunker dei candidati.

Decine di soldati sono schierati nei punti nevralgici della città e nei seggi, dove controllano i documenti dei cittadini e ispezionano borse e zaini per assicurarsi che non contengano armi. I risultati di questo primo turno sono molto incerti.

Luisa González sembra essere in vantaggio, ma storicamente i sondaggi in Ecuador non sono molto affidabili. Soprattutto questa volta, dopo l’uccisione del candidato presidenziale Villavicencio. Ciò su cui gli analisti politici concordano è che moltissimi cittadini erano, fino a poche ore prima del voto, molto indecisi (secondo i sondaggi, ben il 50% degli intervistati). Sempre secondo diversi analisti, molto probabilmente questa incertezza è dovuta al clima di terrore che si è generato nel Paese, soprattutto dopo l’agguato a Villavicencio.

Per ragioni di sicurezza, il luogo scelto per il bunker di Luisa González è stato comunicato, ai giornalisti e ai politici, solo durante le prime ore della mattinata. Il bunker che è stato allestito nell’estremo sud di Quito, all’interno del Centro de Capicitación Monseñor Leonidas Proaño, è stato organizzato per garantire la maggiore sicurezza possibile con controlli a tappeto al momento dell’ingresso e guardie di sicurezza ovunque.

(afp)

All’interno si discute molto di quali saranno i primi risultati, che dovrebbero essere divulgati dopo le 19, ore locali. Le votazioni si sono svolte dalle 7 di mattina alle 17, il voto è obbligatorio e i cittadini chiamati alle urne sono 13,4 milioni. Quello che temono i politici presenti all’interno del bunker è che molti cittadini incerti abbiano deciso di votare, spinti dalla paura, il candidato Jan Topi?, imprenditore ed ex soldato che prima dell’uccisione di Villavicencio non risultava essere fra i candidati favoriti, ma che ha promesso di usare la “mano dura” per sconfiggere il narcotraffico durante tutta la campagna elettorale.

I primi a votare per queste elezioni sono stati i detenuti delle carceri ecuadoriane, di cui lo Stato ha perso totalmente il controllo: a comandare all’interno sono bande criminali legate al narcotraffico e le guardie carcerarie non entrano dentro alle prigioni più grandi del Paese.

Negli anni le carceri ecuadoriane sono diventate il principale “luogo di lavoro” dei narcotrafficanti che all’interno reclutano nuovi membri e pianificano i loro traffici all’esterno per far partire la cocaina diretta verso l’Europa, di cui ben il 25% parte dall’Ecuador.

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